lunedì 17 novembre 2008

TONI E MARIA


Week end all'insegna del Teatro quello appena concluso. Sabato sera non potevamo iniziare meglio di così, Rewind la stagione 2008/09 del "nostro" teatro di Villa dei Leoni: Mario Perrotta (con la bravissima Paola Roscioli) e la sua Prima guerra ci ha emozionato, fatto sorridere, piangere, compatire il tragico destino di Toni e Maria con quel loro amore così dolce, intenso ma che l'assurdità della guerra ha lasciato inespresso. E, alla fine, la trama della scrittura si è disvelata nella sua tragicissima ironia: un dialogo d'amore davanti ad una croce, l'unica solitaria in mezzo ad un mare di altre croci là in Galizia. Non era la croce giusta ma che importa? Parla Maria perché tanto da qua sotto io ascolto tutto. Prima guerra è il risultato di un lungo lavoro di ricostruzione storica attorno ad una tragedia nella tragedia: quella vissuta dai trentini durante la prima guerra mondiale. Guardati con sospetto dai tedeschi perché parlavano in italiano; mal sopportati dagli italiani che li consideravano dei traditori. Sfollate le donne, cacciate via insieme a bambini e anziani: chi a Milano, chi a Vienna in baracche - lager che, trenta anni dopo, avrebbero assunto - se possibile - un senso ancora più drammatico; al fronte gli uomini: in 10.000 morirono. 10.000 croci spesso senza nome, senza una mano che posi una rosa o degli occhi che versino lacrime di dolore. Ma che importa? Parla Maria perché tanto da qua sotto io ascolto tutto.

Domenica pomeriggio, invece, a Malcontenta, altro appuntamento con la Rassegna Teatrale d'autunno: teatro amatoriale, certo, ma ugualmente apprezzabile da chi, come me, è innamorato di TUTTO il Teatro. E' però ieri pomeriggio sorpresa nella sorpresa: la compagnia TEATROPERCASO, infatti, ha allestito uno spettacolo particolare, estremamente innovativo. Un gruppo di attori sta facendo le prove per una commedia. E queste prove diventano la commedia e poi, a loro volta, diventano poi spettacolo: un teatro nel teatro che merita di essere visto proprio perché sono davvero poche le compagnie amatoriali che si cimentano in spettacoli così moderni. Al solito: già alle 16 il Teatro di Malcontenta era tutto esaurito. E al solito: squisitissima la cena che l'amico Luigino ha preparato!

Che la forza sia con voi!









P.S. Ora, non è che si voglia gridare allo scandalo o a combine di vecchia memoria..ma, accidenti! NON ERA RIGORE! Per il resto: sua maestà l'imperatore, l'Ibra di tutti ha mostrato cosa significa la parola talento .

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sabato 8 novembre 2008

SULLA VITA

Inizio e fine, i due misteri della vita

di Carlo Maria card. Martini

La vera vita è il titolo di un libro scritto da don Luigi Sturzo nel 1943. Aveva come sottotitolo Sociologia del soprannaturale. Questo scritto spirituale di un uomo che si era dedicato soprattutto ai problemi sociali e politici mi illumina nella ricerca di quanto occorra dire per rispondere a un' amabile domanda fattami intorno ai complessi temi della vita. Incominciamo col ricordare (cosa che non sempre si fa) che con la parola «vita» noi intendiamo qui di fatto la «vita umana», e non gli altri fenomeni vitali, per quanto complessi possano essere. In questo senso «vita» è anzitutto opposto a «morte», morte dell' uomo e della donna, il cui momento preciso non è facile da stabilire - come mostrano le controversie tra gli scienziati - ma le cui conseguenze si manifestano con evidenza nella rapida degradazione di tutto l' organismo. Così, analogamente, non è facile stabilire quando cominci esattamente una vita umana, soprattutto quando un essere possa essere chiamato «persona» o «individuo» e sia soggetto di diritti e di doveri. Rimane però vero che ogni traccia di vita umana, sia nello stadio incipiente come nello stadio finale, meriti rispetto, attenzione, riverenza. È sufficiente che un essere umano abbia un minimo di «vita», che dia qualche segno di attività permanente vegetativa per essere considerato ancora «in vita». Qui nascono alcune grandi questioni etiche, come quelle sulla liceità di intervenire su un essere umano che vive in tempi prolungati soltanto e unicamente (almeno così appare) il momento vegetativo della propria esistenza. Analoga questione si pone sull' inizio della vita: vi sono casi in cui, pur riconoscendo tutto il rispetto dovuto a un essere umano, la sua presenza possa divenire così pericolosa per gli altri che sia giocoforza toglierla di mezzo? Esistono situazioni in cui un tale vivere diventi così insopportabile e apparentemente immodificabile che non sia lecito portare un giudizio morale su chi vi mette fine? Certamente sarà molto difficile affermarlo con il linguaggio delle leggi come dei principi astratti: essi non riescono a cogliere la complessità degli elementi etici, valoriali e affettivi che entrano in ogni singolo caso particolare, ognuno in qualche modo diverso da ogni altro. Mi pare che solo chi è di fatto giuridicamente, emotivamente e affettivamente coinvolto in tali situazioni possa cogliere qualcosa di tale complessità. Nasce anche la grande questione etica se gli «esseri umani», qualunque sia il momento del loro sviluppo o degrado, siano tutti uguali in dignità e meritino tutti un' identica protezione. Appare ovvio che c' è un grado di dignità comune a tutti. Tuttavia non si può negare che vi siano differenze importanti che riguardano il valore della persona e l' attenzione con cui la società è chiamata a valorizzarla e a proteggerla. A questo proposito ci si riferisce volentieri alla «intoccabilità» o «intangibilità» di un essere umano, alla «dignità intrinseca» che vieta ogni uso strumentale di una creatura umana vivente. Ciò viene detto anche con l' immagine davvero toccante del «volto». Il «volto» non può essere usato o sfruttato per nessun motivo, deve essere soltanto riconosciuto, rispettato, amato. Il volto dell' altro ci parla per se stesso senza bisogno di altri argomenti, anche se la cosa non è più così evidente quando non si vede direttamente il volto, ma solo alcune manifestazioni biologiche di un esserino ancora informe o prossimo al totale degrado. In tal caso bisogna rallegrarsi del fatto che molti uomini e donne, anche di differente impostazione culturale, convergano sull' intoccabilità dell' essere umano. Negli ultimi decenni la Chiesa Cattolica, soprattutto per bocca dei suoi Papi, è intervenuta in molti modi per la difesa di ogni essere umano, per proclamare la «indisponibilità» di ciascuno di essi dall' inizio alla fine dell' esistenza fisica. Per essere più efficace e credibile su questo punto, la Chiesa ha anche ridotto moltissimo la sua tradizionale accettazione della pena di morte, il che rappresenta un progresso innegabile nel senso del «non uccidere» mai e per nessun motivo. Ma l' argomento rimane complesso ed esistono pur sempre delle «zone grigie» in cui si discute con argomenti pro e contro. Infatti quello del puro «sopravvivere» o «non morire per morte violenta» non è certo il traguardo della vita umana: essa tende a quella «vitalità» che è piena espressione della potenza del corpo e della mente. Di qui l' uso del termine «vita» per designare la carriera storica di un uomo o di un gruppo (ad esempio la «vita di Giulio Cesare») o anche il comportamento morale di un uomo («vita buona») e il suo ambiente sociale («la vita è molto cara qui») ecc. Molte analoghe espressioni usano il termine «vita» in correlazione con i significati fondamentali che abbiamo richiamato, ma il significato che vorrei anzitutto sottolineare è quello che finora non ho menzionato e che si trova abbondantemente documentato nel vangelo e nelle lettere di san Giovanni e in altre pagine della Scrittura. A cominciare dal prologo solenne del IV vangelo («Quel che fu in Lui era vita e la vita era la luce degli uomini» Giovanni 1,4), la parola «vita» indica anzitutto quella qualità che è propria di Dio e che viene partecipata agli uomini grazie alla risurrezione di Gesù. Si veda ad esempio Giovanni 3,15 «affinché ogni uomo che crede abbia, grazie a Lui, la vita eterna»; «chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi si rifiuta di credere nel Figlio non vedrà la vita». Questa è la «vera vita» di cui parla anche don Sturzo. Questo concetto soggiace a tutto intero il Nuovo Testamento, che ci offre così la ragione ultima per quella «dignità» o «splendore del volto» che ogni uomo anche non credente è spinto a riconoscere nel suo prossimo, anche se non è in grado di individuare sempre le ragioni precise e ultime per l' inalienabilità e l' intangibilità di tale prerogativa. C' è di più. Senza questa premessa di fondo sulla natura dell' uomo e della donna chiamati a partecipare alla vita stessa di Dio, non ci riesce facile spiegare come Gesù abbia ritenuto di minor valore la vita umana fisica, tanto da esclamare: «A voi, che siete miei amici, dico: "Non abbiate paura di quelli che possono togliervi la vita, ma non possono farvi niente di più"» (Luca 12,4) e da esortare a mettere in gioco la propria vita fisica per valori più alti: «Se il seme di frumento non finisce sottoterra e non muore, non produce frutto. Se invece muore, porta molto frutto. Ve l' assicuro. Chi ama la propria vita la perderà. Chi è pronto a perdere la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna» (Giovanni 12,34-35). C' è quindi una «vita» che trova il suo compimento nella «vera vita». La vita fisica è substrato e premessa di quella «vera vita» che è l' amicizia con Dio. Si può dunque comprendere che, se uno ha davanti ai suoi occhi una cultura che disprezza la vita fisica in tante occasioni, intervenendo violentemente sulla sopravvivenza di persone indifese, egli senta, come lo ha sentito la Chiesa in questi anni per la voce dei Papi, che già anche soltanto la difesa della vita fisica a qualunque costo costituisce un grande valore e un punto di convergenza importante. Sarebbe errato, però, e ci porterebbe fuori strada, il trarre tutte le conclusioni solo da questo «valore assoluto» della vita fisica. Perché esso in tanto sta in quanto è derivato da un valore molto più grande e veramente intangibile, che tocca il mistero stesso di Dio. «Kos» Il bimestrale del San Raffaele Il numero 10 di «Kos», la rivista bimestrale dell' Editrice San Raffaele diretta da Luigi Maria Verzé, in libreria il 6 novembre, sarà dedicato a «La vita». Ospiterà articoli di Silvio Berlusconi, Vincenzo Vitiello, Giulio Cossu e Carlo Maria Martini. Diamo qui in anteprima, per gentile concessione, l' articolo del cardinale. In esso si leggono considerazioni e riflessioni sulla «vita» e sulla «vera vita»: quest' ultima si realizza nell' «amicizia con Dio»
(da Il Corriere della Sera, 5 novembre 2008)
Che la forza sia con voi.

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martedì 4 novembre 2008

SUBLIME ESPERIMENTO


Già di per se la mail di Stefano mi aveva davvero incuriosito. Così ieri sera ci siamo recati al Centro Civico di Borbiago per il primo appuntamento di una iniziativa chiamata Lunedi letterari ed organizzata dall'Università Popolare diretta dalla bravissima Nicoletta Negri. Il titolo della serata, Do paroe insieme - incontro con la poesia dialettale, ci ha subito fatto pensare alla grande tradizione poetica veneta ma, nello stesso tempo, pessimisticamente immaginavo di ritrovarmi tra pochissime persone assolutamente disinteressate, al pari mio, a Il commissario Montalbano o all'Isola dei famosi. Ed invece, alle 21, quando siamo arrivati, almeno una cinquantina di persone erano sedute attorno a dei tavoli e per una serata il centro civico si è trasformato in un caffè letterario di straordinaria bellezza. Il viaggio che Stefano, Alessia, Emilia (e le sue bravissime allieve del Laboratorio Teatrale) hanno proposto partiva da un testo del 1277, in dialetto padovano, Lamento della sposa padovana per la lontananza del marito crociato (quello dell'amore lontano e del tempo consumato nella spasmodica attesa del suo ritorno è topos letterario che ritroviamo in molte forme artistiche anche contemporanee; pensate, ad esempio, a Pierangelo Bertoli e al suo Pescatore) per proseguire poi con esperienze poetiche moderne e contemporanee finendo col concentrarsi sulla produzione letteraria di Ernesto Calzavara e del grandissimo (e da me amatissimo) Andrea Zanzotto. Alla lettura dei testi si accompagnano brevi inseriti musicali di canzone popolare. Ad un certo punto ci siam guardati negli occhi stupiti ed emozionati da una simile, bellissima, esperienza. Con alcune considerazioni: ad esempio che il padovano del 1277 è assolutamente comprensibile (segno che i fondamenti linguistici rimangono inalterati nel tempo e questa è esperienza che ciascuno può fare: leggete, ad esempio, il sonetto dantesco Tanto gentile e onesta pare e vi accorgerete che le parole usate da Dante sono ancora oggi di uso corrente benché con ampliamenti e/o riduzioni semantiche); che il dialetto è nobile lingua proprio perché si presta non solo ad un uso orale ma anche scritto; che i dialetti veneti sono assolutamente musicali e non hanno asperità alcuna (persino il trevisano di Zanzotto che a me pareva aspro, quasi distonico oserei dire); che si possono costruire - ed è il caso di Calzavara - poesie su elementi apparentemente banali come il cane di famiglia (e a me questo faceva venire in mente la cosiddetta poesia anacreontica oggetto di studio da parte di Manlio Pastore Stocchi). Al termine qualche partecipante ha letto i propri lavori dialettali (e poetare in dialetto l'è dura). Insomma un gran bell'esperimento. Riuscitissimo. E dunque l'appuntamento è ogni primo lunedi del mese. Il prossimo sarà dedicato a La donna e la scrittura - donne che scrivono, donne che leggono, donne che cantano.



MAROTEI, DE MATINA BONORA
Grune de fen
che i par bar
color de fer
qua e là
pa’ i pra
rasadi de rossada
stech e fii
de erbete
ingattiade strigade
deventade storte
deventade morte
deventade sgonfie
deventade stonfe
deventade deventade deventade

(A. Zanzotto)



MUCCHIETTI DI FIENO, LA MATTINA PRESTO
Grune de fen
che i par bar
color de fer
qua e là
pa’ i pra
rasadi de rossada
stech e fii
de erbete
ingattiade strigade
deventade storte
deventade morte
deventade sgonfie
deventade stonfe
deventade deventade deventade

Mucchi di fieno
che sembrabo cespugli
colore del ferro
qua e là
per i prati
rasi di rugiada
stecchi e fili
di erbette
arruffate stregate
diventate storte
diventate morte
diventate gonfie
diventate zuppe
diventate diventate diventate


Che la forza sia con voi!
Buon compleanno, Gigio: mi spiace ma quest'anno, le pastine proprio non gliela facciamo a portartele fin lassù. Ma chissà se Loredana...

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domenica 26 ottobre 2008

DOMENICHE A TEATRO









Come ogni anno gli amici dell'associazione La Malcontenta (nella foto il gruppo al gran completo; e qui voglio ringraziare, fra tutti, gli amici Luigino - impareggiabile cuoco; Gino e Toni) organizzano nel teatro della Parrocchia di Sant Ilario una rassegna teatrale di tutto rispetto, dove il "tutto esaurito" è la norma.

Si tratta di teatro amatoriale ma con compagnie che spesso rasentano la professionalità, impegnate in testi poco noti del teatro. Gli spettacoli iniziano alle 16,30 ma consiglio di presentarsi con largo anticipo giacché, come è capitato l'anno scorso, già mezz'ora prima dell'inizio c'era il tutto esaurito.

Domenica pomeriggio si comincia con una compagnia che ho già incontrato e che apprezzo davvero molto, la Tarvisium teatro.

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venerdì 24 ottobre 2008

RIFLESSIONI

Da La Stampa, di Massimo Gramellini:

Se vincessi cento milioni di euro al Superenalotto come quel fortunello di Catania, giuro che non saprei cosa farne. Ho desideri che costano meno. Così mi sono rivolto a un amico per chiedere consigli, nell’eventualità. Lui mi ha risposto quanto segue: «Cinquanta milioni li dai subito in beneficenza: una catena di ospedali in Kenya a tuo nome e ti sei ripulito la coscienza per l’eternità. Te ne restano comunque altri cinquanta per sporcartela con vizi e stravizi. Siamo un Paese cattolico, no? Sempre in bilico fra senso di colpa e voglia di peccare. Nei sondaggi della coscienza facciamo i veltroniani, ansiosi di cultura e valori immateriali, ma nella realtà della pratica c’è un piccolo premier ingordo in ciascuno di noi. Villoni, macchinoni, donnoni. E non pensare di nascondere la tua ricchezza: impazziresti. Perché in Italia non conta avere, ma far sapere agli altri di avere. Non sentirti orribile, se li vincesse un altro farebbe di peggio. Chi sputerebbe sul tavolo del capufficio un attimo prima di licenziarsi. Chi si comprerebbe l’azienda per il solo gusto di licenziare il capufficio. E chi guarderebbe negli occhi il coniuge sopportato da secoli per mancanza di vie d’uscita: "Sai che c’è, cocco (cocca)? È fi-ni-ta". Il denaro è un moltiplicatore del tuo ego. Ne esalta pregi e difetti. E poiché i difetti sono sempre più numerosi, con cento milioni di euro diventeresti quasi sicuramente un tizio arrogante e insopportabile. La libertà dal bisogno si tradurrebbe soprattutto nella libertà dal bisogno di piacere agli altri, che ti ha indotto fin qui a frenare gli istinti peggiori».«Insomma», ha concluso il mio amico, «vincere cento milioni di euro è abbastanza una meraviglia, cioè uno schifo. Fortuna che non li hai vinti tu e che in ogni caso ci sono poi le banche a mostrarti il modo migliore per perderli tutti, il più in fretta possibile».
E da Il Corriere, Alberto Ronchey:
Ma certo appare sempre insidioso e imprevedibile, malgrado qualsiasi nuova precauzione dei regolamenti borsistici, quel costume temerario che deriva da pulsioni forse insopprimibili nella psicologia degli affari, tra l'avidità e il panico. Anzi, ora le conseguenze del fenomeno risultano peggiori con l'automatismo del program trading computerizzato, acceleratore che massimizza le tendenze al rialzo e al ribasso, mentre non pochi possessori del «gran denaro» comprano e vendono senza sapere di cosa propriamente si tratti, suggestionati da una temporanea quotazione o da consulenti avventurosi. Sbagliare perdendo denaro, s'intende, può accadere anche a modesti risparmiatori guidati male da qualche servizio bancario. Ma qui si tratta d'un persistente vizio finanziario, caratterizzato sempre più spesso dall'inclinazione all'azzardo. Per tutti rimane il danno rovinoso innescato dalla finanza detta creativa, dai suoi artifici tecnici e dai suoi più spericolati clienti, che ora grava sull'economia internazionale. Sull'argomento viene ricordata proprio in questi giorni una celebre massima di John Galbraith: «È bene che ogni tanto i soldi vengano separati dagli imbecilli». Ma pagano i tanti che imbecilli non sono.


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lunedì 20 ottobre 2008

EMOZIONI

Quelli della scorsa settimana sono stati giorni difficili, pesanti. Carichi di tensione. Ma, d'incanto, tutti i problemi, le fibrillazioni sono state dimenticate venerdi pomeriggio - 17 ottobre -, quando incuranti di cabale, superstizioni e macumbe varie il sindaco ha tagliato il nastro della restaurata Villa dei Leoni. Mi pare che la cerimonia sia stata ben organizzata: la "mia" banda comunale, il quartetto d'archi, le due ragazze in costume del '700 gentilissimamente fornitoci dal maestro Aldo Zornetta. E' stata una grande emozione vedere 500 persone attraversare gli imponenti saloni della nostra Villa, riscoprire vecchi ricordi di quando ci andavano a scuola, rimane affascinati e stupiti di fronte alla magnificenza della sala degli specchi (che a me piacerebbe chiamare sala degli stucchi ma tant'è). Nei giorni precedenti ho avuto modo, come è mio solito, di vivere una emozione intensissima nel vedere Marco Paolini provare Schegge di album lo spettacolo con cui abbiamo festeggiato il ventennale del Teatro. Ci viene raccontata l'infanzia di Nicola, il protagonista indiscusso di tutti gli Album di Marco. E mi piace pensare che la sua difficoltà nello scancellare gli errori sul quaderno di scuola elementare, con quella gomma con la riga bianca, dura, durissima che bisognava leccare prima di usare, fosse la stessa difficoltà provata, trent'anni fa, da quanti si sedevano in quella stanze. E' stato un tourbillon di personaggi: Leo, Piero mato, la signora Susanna che era toga, il Leprotto. Ed intanto Nicola cresceva, diventava adolescente ed il rugby sostituiva il calcio. Ma questa è un'altra storia che spero abbiate avuto la fortuna di ascoltare. Ma mi ha colpito, e molto, percepire l'emozione forte di cui era preda il nostro sindaco nel ricordare Maurizio Bacchin, indimenticato e indimenticabile sindaco che - vent'anni fa - volle regalare questo Teatro alla nostra città (e assessore alla cultura in quel tempo era Gualtiero Bertelli cui sono succeduti - tra gli altri - Nicoletta Pettenà, Alfredo Auciello, Francesco Volpato, Massimo Zuin). E' stata assolutamente spontanea in me, l'idea di ricordarlo con un piccolo segno di riconoscenza affidato a sua moglie. Lo spettacolo di Paolini è stato semplicemente fantastico. Addirittura sublime il bis, extra testo verrebbe da dire. Insieme ne abbiamo parlato a lungo, venerdi notte.
E adesso? Una linea progettuale esiste e a spiegarla, venerdi, è stato Enrico Dal Pozzolo, giovanissimo docente all'Universita di Verona: fare della Villa un Centro Internazionale di Documentazione sul collezionismo d'arte. Un progetto coerente con la biografia di Ferigo Contarini, primo proprietario della villa e uno dei più importanti collezionisti d'arte del XVI° secolo.
Che la forza sia con voi!
P.S. Ad emozione altra emozione...che dire? Ibrahimovic, Ibrahimovic, Stapkovic, Obinna...4 a 0 alla Roma mentre a Torino...ma che freddo fa?


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mercoledì 8 ottobre 2008

ALLARME

Ieri sera abbiamo presentato alla commissione consiliare per le politiche culturali, la stagione teatrale 2008/2009. Non entro nei dettagli giacché essa sarà ufficialmente presentata alla stampa la prossima settimana in concomitanza con il programma di eventi per la inaugurazione di Villa dei Leoni. Oggi, però, ne Il Corriere del Veneto ampio spazio ai tagli alla cultura che si stanno registrando un pò ovunque. Anche noi ne abbiamo subiti: Provincia e Regione, infatti, hanno decurtato i contributi che, annualmente, riconoscevano proprio al nostro Teatro. E' evidente che quando vi è una situazione di grave ristrettezza economica i primi tagli che si apportano riguardano proprio questa voce di bilancio. Una voce le cui "entrate" sono rappresentate da entrate correnti: vale a dire da denari immediatamente disponibili come avviene per le politiche sociali mentre, ad esempio, i lavori pubblici si finanziano con mutui e prestiti (che oggi non possiamo contrarre per via del patto di stabilità). Ebbene: ho letto le dichiarazioni allarmate di Pierluca Donin, responsabile di Arteven, e ho osservato il desolante panorama che ci apprestiamo a vivere quest'anno con la mancata apertura di alcune importanti strutture. A fronte di tutto ciò noi, anche quest'anno, siamo riusciti ad allestire - insieme agli amici de La Piccionaia - un cartellone davvero interessante confermando pure il Teatro per le scuole, quello per le famiglie e i due appuntamenti di danza. Mi pare un segnale importante nella convinzione che il Teatro, il "nostro" Teatro, rappresenti una occasione imperdibile per educarci alla coscienza civile. E, permettetemi, un omaggio personale: proprio quest'anno, che festeggiamo i ventanni del nostro Teatro, spesso mi son ritrovato a ringraziare colui che quel Teatro lo volle, fermissimamente: Maurizio Bacchin, indimenticabile e indimenticato sindaco di questa nostra città che proprio, grazie a lui (e all'allora assessore alla cultura, Gualtiero Bertelli), iniziò una politica culturale di eccellenza.
Grazie Maurizio a nome di tutti noi!
Che la forza sia con voi!


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mercoledì 3 settembre 2008

ARCHITETTURE



C'avranno pure messo anni in più del previsto. Sarà pure costato il doppio di quanto inizialmente ipotizzato. E però nei giorni scorsi quando sono andato a Venezia, sono rimasto incantato: il ponte di Calatrava, oggi Ponte della Costituzione, non è solo un bel ponte. E' semplicemente magnifico nella sua essenzialità, nella nitidezza delle linee, nella apparente semplicità del disegno. Ma non solo. E' magnifico per il contrasto che ne ricavi tra le antiche vestigia della Serenissima Repubblica e questa struttura in acciaio, vetro e pietra d'Istria. Spesso quando visito le mie amate città d'arte mi trovo a chiedermi: e adesso? Voglio dire: sembra che tutto sia già stato inventato, sembra che in questa epoca di modernità nessuno riesca più a raggiungere quei canoni estetici del bello che era costante e prassi comune nelle strutture architettoniche del passato. Così ti vien spontaneo chiederti se le moderne architetture sopravivranno al tempo come le Chiese, i Palazzi, le piazze dei secoli andati. Perché, a pensarci bene, fine ultimo dell'architettura è proprio questo: lasciare, al futuro, testimonianze di un presente che diverrà passato. Prima prossimo poi sempre più remoto. Certo: immagino che con questi modelli, non sia affatto facile - oggi - progettare strutture architettoniche belle. Perché alla fine o rischi la scopiazzatura (che senso ha, ad esempio, progettare oggi un edificio residenziale che assomiglia ad una villa del '500? ancora: siete mai andati a visitare una Chiesa moderna?) o, per discostarti dal modello, osare talmente tanto da rasentare la bruttura. Ecco perché quando, invece, mi trovo di fronte a strutture che coniugano bello e modernità ne rimango sempre molto affascinato. Confesso, ad esempio, che a me Jesolo non piace. Proprio per niente. E però quando ci passo rimango sempre colpito dall'architettura di Piazza Mazzini (opera di Richard Meier) e dalla costruenda torre di 90 metri opera dell'architetto Carlos Ferrater. E certo non dimentico mai di sostare di fronte alle opere di Kenzo Tange cui la città affidò addirittura l'elaborazione del Master Plan. Ecco perché quel ponte è importante. Perché rimarrà nei secoli testimone incontrastato del nostro tempo che sarà pure pieno di malanni ma, a volte, riesce ancora a sorprendere.

Che la forza sia con voi e... A s'udëi!!!



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martedì 19 agosto 2008

NOTIZIE

Due le notizie che mi hanno colpito oggi.


La prima: esisterebbe una minaccia elettronica da parte del fondamentalismo islamico. Sapete, immagino oramai tutti, la mia naturale e assoluta incapacità di comprendere questioni relative all'informatica. E però pare che gli informatici di Al Quaida abbiano progettato un virus che non solo è in grado di danneggiare pesantemente i sistemi informatici ma, addirittura, di avviare una procedura di autodistruzione dei server! Leggendola mi è venuto in mente lo straordinario dialogo tra David Bowman e Hal 9000, protagonisti di 2001: Odissea nello spazio, quando proprio Bowman è costretto a disinserire parti della memoria di questo computer entrato in conflitto con sè stesso (e d'altra parte immagino tutti sappiate alla perfezione quali siano le 3 leggi della robotica secondo Asimov).


La seconda: una intervista (nel Corriere) davvero molto bella a Luca Formenton, editore straordinario e talentuoso, che ricorda i suoi incontri con alcuni fra i massimi esponenti della letteratura mondiale. Tra questi merita un cenno Allen Ginsberg (tradotto in taliano fra gli altri dalla insuperabile Nanda Pivano) non solo per i particolari curiosi rivelati da Formenton ma anche per un tocco di grande dolcezza ed umanità quando ricorda di aver trovato, incisa nella sua segreteria telefonica di casa, la voce di Ginsberg che gli annunciava di avere un tumore.


Che la forza sia con voi... e A s'udëi!!!
P.S. Oggi inaugurano negli USA una statua ad Arthur Fonzarelli, ve lo ricordate????

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giovedì 31 luglio 2008

MARZIA ovvero DELL'AMORE


Debbo dire che i lettori (e soprattutto le lettrici) di questo blog sono particolarmente attenti e non solo agli svarioni che, purtroppo, talvolta capitano. Ma anche alle più piccole novità. E' così bastato che, nella manchette, sostituissi Dante a Montale e subito diverse persone me ne hanno chiesto il motivo. Ho più volte ammesso il mio smisurato amore per La Comedia (questo il titolo originario, l'aggettivo Divina fu usato per la prima volta da Boccaccio) dantesca. Un amore non nato a scuola (orrida usanza quella di "imporre" letture alle giovani menti; lasciate che spazino liberi alla ricerca di ciò che più li aggrada e pian piano arriveranno anche a letture cosiddette impegnate), iniziato con una infatuazione universitaria (vi fu un momento in cui pensai addirittura di laurearmi in Filologia dantesca) ma autenticamente sbocciato in età adulta. E come tutti gli amori "adulti" di fatto diventato inossidabile, imperituro, vittorioso su tutto e tutti. E dell'intera e somma opera dantesca proprio quei versi mi sono particolarmente cari. Intanto per l'audacia di Dante che piazza a guardia del Purgatorio Catone l'Uticense, vale a dire uomo che al massimo avrebbe dovuto stare nel Limbo, nel luogo ove - cioè - dimoravano quanti non conobbero Cristo non per volontà ma per ragioni contingenti. Poi perché, nelle parole di Dante, Catone è "uomo vero", sanguigno: quand'egli vede arrivare due figure dall'inferno e dirigersi verso il Purgatorio si incazza. Ma proprio di brutto perfino ipotizzando che vi fosse stato una sorta di "colpo di stato":

Son le leggi d'abisso così rotte?
o è mutato in ciel novo consiglio,
che, dannati, venite a le mie grotte?
(e a recitarlo l'intonazione deve crescere proprio su quel dannati onde valorizzare quasi il disgusto del vecchio Cato) .

Certo: i miei più dotti lettori mi ricorderanno Erich Auerbach e il suo Mimesis. Il realismo nella letteratura occidentale ma a me piace pensarlo (Catone non Auerbach) incacchiato di brutto per questo arrivo. Virgilio che non solo è sanguigno quanto e forse più di Catone ma pure vanitoso (chissà perché ne ho questa idea) e si aspettava di venir immantinente riconosciuto (d'altra parte, secondo me, Virgilio immaginava che lo conoscessero in tutto l'inferno, il purgatorio e pure nel paradiso!) dal più agguerrito avversario di Gaio Giulio Cesare, inizia a blandirlo, a parlargli un poco come fanno certi genitori con figli particolarmente duri di comprendonio. E gli dice due cose fondamentali.
La prima è che, mentre Dante è vivo, lui giunge, per richiesta femminile (ah, le donne e il loro potere su noi uomini!un potere talmente grande da farci andare dall'Inferno fin quasi in Paradiso!), proprio dal Limbo. E chi c'é con lui? Marzia, la donna amatissima dall'Uticense. E udito il nome dell'amata, Catone risponde:


«Marzia piacque tanto a li occhi miei
mentre ch'i' fu' di là», diss'elli allora,
«che quante grazie volse da me, fei.


Ebbene, come ho già detto altre volte secondo me (ma solo secondo me, c'est vrai) questa è la dichiarazione d'amore più bella che un uomo possa fare alla propria compagna. Un amore assoluto, totalizzante che ti spinge ad esaudire qualunque suo desiderio.

La seconda riguarda i motivi che spingono Dante a questa ascensione coi versi che ho riportato nella manchette. Qual è, dunque, la libertà che Dante cerca e che ha incuriosito così tanto chi mi ha scritto? Non è la libertà dal peccato, condizione prettamente umana per'altro. No: è una libertà al fine più importante di qualunque altra libertà. Perché è la libertà del pensiero, della giustizia, (e sembra una contraddizione) della coscienza e della conoscenza. Ecco perché amo così tanto Dante. Perché al di là del suo pragmatismo, al di là del suo essere vagabondo errante nel mondo medievale, egli rivendica con forza e genuinità la libertà della conoscenza e del sapere. Perché solo chi conosce e sa, può dirsi davvero uomo libero e amare la libertà al punto (come accade a Catone) da rinunciare alla vita:


"O frati", dissi "che per cento milia
perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia
d’i nostri sensi ch’è del rimanente,
non vogliate negar l’esperienza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza".
Li miei compagni fec’io sì aguti,
con questa orazion picciola, al cammino,
che a pena poscia li avrei ritenuti;
e volta nostra poppa nel mattino,
de’ remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino.
(Inferno, canto XXVI)

Che la forza sia con voi!


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mercoledì 30 luglio 2008

CILIEGIE



Oggi è una giornata culturalmente importante: esce infatti il libro postumo di Oriana Fallaci, Un cappello pieno di ciliege. In realtà il volume (864 pagine, 25 euro, edito da Rizzoli) è pubblicato a 2 anni dalla morte della giornalista ma in realtà ha conosciuto una lunghissima stesura. In molti, infatti, sapevamo che la Fallaci aveva scelto di vivere a Manhattan per curarsi da l'alieno (così chiamava il cancro) che la stava devastando ma soprattutto per dedicarsi anima e corpo a quello che, nei suoi programmi, avrebbe dovuto diventare una specie di compendio della intera sua produzione letteraria. Pensando a lei mi veniva in mente Natalino Sapegno che, nella sua Storia della Letteratura Italiana, ricordava quanto Leopardi scriveva a Pietro Giordani ricordando i suoi anni di studio matto e disperatissimo (che ci volete fare? matto al punto da imparare a memoria persino intere frasi di un manuale per'altro noiosissimo). Anni che, nella Fallaci, vennero interrotti l'11 settembre 2001 con l'attentato contro le torri gemelle, "grazie" al silenzioso lavoro di Ferruccio De Bortoli (direttore de Il Corriere, anzi: colui che considero - insieme a Spadolini e Paolo Mieli - uno dei migliori direttori del quotidiano di via Solferino) che dapprima la convinse a pubblicare sul quotidiano milanese le proprie riflessioni e poi a sostenerla anche nel progetto de La rabbia e l'orgoglio. Trovo splendido il rapporto che la Fallaci strinse con Un cappello pieno di ciliege, un libro ch'ella giunse a definire il mio bambino e che, come tutti i bambini del mondo, deve essere curato, assistito, vezzeggiato. Già in Insciallah troviamo il nucleo di questo romanzo con le riflessioni legate alla equazione di Boltzmann e all'entropia (va beh ho sempre dichiarato avversione per matematica e fisica ma non son proprio un ignorantone)! Confesso che i libri postumi non mi sono mai piaciuti. E questo per via di una esperienza estremamente deludente come quella che ho vissuto leggendo Petrolio, il libro postumo e incompiuto che Einaudi mandò in stampa nel 1991. E però adesso, appena pubblico questo post, me ne vado in libreria ad acquistare quello della Fallaci. Perché avendone lette alcune pagine, ho ritrovato la Fallaci che piace a me. Non quella (e l'ho già detto tante volte) proprio de La rabbia e l'orgoglio. No: quella de Un uomo (e leggetelo soprattutto voi donne se vivete amori impossibili), de Lettera ad un bamino mai nato, Penelope alla guerra, Se il sole muore (il 2 ottobre 1968 venne ferita a Citta del Messico ove si trovava per seguire le lotte studentesche in occasioni delle Olimpiadi), Il sesso inutile, Gli antipatici e così via. Perché in fondo la vera essenza del vivere, almeno secondo me, sta nella conclusione proprio de Niente e così sia:
La vita è una cosa da riempire bene, senza perdere tempo. Anche se a riempirla bene si rompe e quando si è rotta non serve più a niente. Niente e così sia
Che la forza sia con voi...


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venerdì 25 luglio 2008

GIALLO ANTICO



Immagino molti di voi sappiano che l'espressione mezzibusti (ad indicare i telegiornalisti) fu coniata per la prima volta da Sergio Saviane, di cui - domenica - ricorderemo il settimo anno dalla morte. Saviane era giornalista (se mi si passa il termine) "spietato", nel senso che era fustigatore dei malcostumi di questa nostra società. Basti ricordare i suoi corsivi pubblicati ne Il male , periodico di cui ho letto di seconda mano per ragioni prettamente anagrafiche (cessa le sue pubblicazioni nel 1982, quand'io avevo 15 anni) oppure gli editoriali pubblicati da L'Espresso. Ma Saviane va ricordato anche per i suoi libri ed in particolare per uno, I misteri di Alleghe : libro - inchiesta su una serie di omicidi che iniziano nel 1933 quando Emma Da Ventura - cameriera dell'Albergo Centrale di Alleghe - venne trovata morta, proseguono con l'omicidio della moglie del figlio del proprietario dell'albergo e terminano nel 1946 con l'assassinio dei coniugi Dal Monego. Quattro omicidi "risolti" anche grazie alla inchiesta di Saviane. Di più non vi dico perché voglio invitarvi a leggere il libro. Ne parlo per tre motivi. Il primo è per ricordare proprio l'anniversario della morte di Sergio che ho conosciuto quando era editorialista dei quotidiani FINEGIL cui apparteneva anche quello al quale collaboravo. Il secondo motivo è che, ogni qual volta, passo da Alleghe non posso non ricordare come questo bellissimo paese abbia conosciuto una simile vicenda. Il terzo è per consigliarvi un altro libro (niente paura ma se domenica andate al mare....) sempre sullo stesso argomento. E a scriverlo è un altro giornalista che ho avuto l'onore di avere come caposervizio nello stesso quotidiano ove lavorava Saviane. Ne ho già parlato in altri post, si tratta di Toni Sirena (figlio della giornalista de L'Unità) Tina Merlin. Toni ha dato alla stampa il suo I delitti di Alleghe. Le verità oscurate (Cierre edizioni, 393 pp, 16 euro) che individua in un altro personaggio (rimasto sullo sfondo nella inchiesta di Saviane) quale probabile autore di questa catena di omicidi.

Lasciatemi fare la battuta, ok?

Che la forza sia con voi... da chi "politicamente è un signor nessuno" (guai se qualcuno obietta "solo politicamente???")



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mercoledì 23 luglio 2008

POESIA


Leggo, oggi, una notizia che molto mi colpisce e che, in un certo senso, chiude idealmente un "viaggio" cominciato quando ho appreso la notizia della morte di Karl Unterkircher. Sapevo che Dino Buzzati, il magistrale autore de Il deserto dei tartari piuttosto che de Il silenzio del bosco vecchio, era sepolto nella cappella di famiglia nella "sua" San Pellegrino, poco fuori Belluno. Ebbene Almerina, la "sposa bambina" che Buzzati sposò quando aveva 60 anni e lei 25, oggi confida che le sue ceneri (scelse di essere cremato dopo aver rifiutato qualunque ceirmonia funebre) sono state traslate dalla cappella ad un luogo sicuro, in Lombardia. Ed è bellissima e suggestiva e - a me pare - segno di un grandissimo amore, sapere il perché di questa traslazione. Al contrario di altre regioni italiane, infatti, in Veneto manca ancora una legge che permetta di seppellire o disperdere le ceneri dei propri cari. E Almerina questo sta aspettando: che il Consiglio Regionale approvi la legge che le permetta di disperdere ceneri del marito nel luogo che Buzzati amava più di ogni altro, le sue Dolomiti. Ma non in un luogo qualunque delle Dolomiti. No: probabilmente il luogo scelto sarà la Croda da Lago, poco sopra Cortina, che Buzzati ascese quand'aveva solo 14 anni e ove risalì, per l'ultima volta, quando ne aveva già 60. E la Croda da lago è un posto bellissimo, meraviglioso, ove spesso son salito anche io. E' una decisione che mi ha commosso moltissimo. Così come le parole che Almerina affida al giornalista:
Dino voleva sparire, chi lo ha conosciuto lo sa. Ha rifiutato il funerale, ha scelto di essere cremato (...) Per questo ho pensato che sarebbe stato felice se fosse stato tolto dal buio e dal freddo della tomba e disperso tra le due amate Dolomiti. Tra i suoi gnomi e i suoi fantasmi.
Buzzati amava la montagna. Era profondamente innamorato delle Dolomiti. Quand'era studente di Liceo scrisse: "Di fronte alla bellezza delle crode trovo che anche il greco e il latino e la letteratura italiana e Dante e il Petrarca sono fesserie compassionevoli". Giudizio per la verità un pò troppo duro ma che la dice lunga sul fascino della montagna. Lo stesso fascino che "subiva" Karl e i suoi due compagni di cordata che, oggi, probabilmente saranno definitivamente tratti in salvo dopo una marcia durata 9 giorni e 8 notti tra gli 8000 e i 6500 metri d'altitudine.
Che la forza sia con voi....

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lunedì 14 luglio 2008

SULL'EDUCAZIONE

Non amo molto Francesco Alberoni. Lo confesso. Per'altro va anche detto che della sociologia non ho una idea precisa. All'Università sostenni l'esame in questa disciplina non con Sabino Aquaviva ma con Italo De Sandre (che la insegnava a Statistica, altra disciplina che ho sempre trovato molto ma molto strana), molto più difficile ma con un programma di studio coerente coi miei interessi (che sono legati alla Linguistica Generale; intesa come disciplina che studia la nascita dei linguaggi umani). Anche perché mai piaciuto sostenere esami(o assistere a lezioni) in un cinema anziché in una aula (perché a noi capitava anche questo). E però stamani, sul Corriere, il professor Alberoni scrive una cosa che mi colpisce molto:
Uno dei maggiori errori della pedagogia contemporanea è stato quello di ridurre la differenza tra chi insegna e chi apprende, immaginando che l'insegnante debba comportarsi come un amico.
Che dire? Sono d'accordo anche io. Se ripenso alla mia vita da studente debbo riconoscere che i docenti di cui, ancora oggi, conservo vivo un ricordo (e affettuoso sia ben chiaro) sono quelli che oggi definiremo AUTOREVOLI. Anzi, talvolta persino autoritari. Io, ad esempio, in V^ Liceo sono stato abituato, dal mio insegnante di italiano (persona per me specialissima; alla quale ho dedicato diversi post) ad alzarmi in piedi quando qualcuno (fosse stato il preside o un "semplice" bidello ma quest'ultimo per me contava più del primo giacché come mi preparava lui i panini non me li ha mai preparati nessuno!) entrava in aula. All'inizio questa "innovazione" un poco ci pesava. Poi ci siamo pian piano abituati (non tutti: i rivoluzionari esistevano; eccome se esitevano) ad un gesto che in realtà era di profondissimo rispetto. E alle elementari ricordo ancora una maestra che letteralmente ci strappava le pagine dal quaderno se presentavano le "orecchiette" (ve le ricordate? Sia fatto Santo subito l'inventore delle custodie che avevano anche lo spazio per infilare le pagine già scritte onde evitare per l'appunto quel fastidiosissimo fenomeno): vado a memoria ma, credo, di aver dovuto ricopiare almeno una decina di volte l'intero quaderno. E però ancora addesso (che sono profondamente disordinato) sto molto attento a non "spiegazzare" quaderni o libri. Roba che oggi fili dritto, dritto al Telefono azzurro. Credo che questa mancanza di gerarchia sia uno dei problemi di questa nostra società: l'abbattimento delle distanze è stato, negli anni, visto come una sorta di egualitarismo in realtà inesistente. Perché basato su una finzione: e cioé che le distanze non ci sono. In apparenza. In realtà poi scopri che non solo ci sono ma sono, se possibile, ancora più drammatiche perché sotterranee, nascoste ma ugualmente micidiali. Micidiali perché, proprio in quanto nascoste, sono difficilissime da abbattere.
Che la forza sia con voi....


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sabato 5 luglio 2008

FACCIAMO...CINEMA?

Aproffittando della splendida cornice del giardino di Villa Levi Morenos (dove fra meno di 15 giorni inizierà Germogli di Teatro), tra luglio ed agosto riporteremo a Mira il Cinema sotto le stelle. 10 film, gran parte dei quali "di cassetta":

31 luglio: Tutta la vita davanti

5 agosto: Gomorra

7 agosto: indiana Jones e il regno del teschio di cristallo

12 agosto: Il divo

14 agosto: Iron Man

19 agosto: Il cacciatore di aquiloni (semplicemente splendido, divino, sublime..n.d.r.)

21 agosto: Ortone e il mondo dei chi (film d'animazione; come sempre cerchiamo di accontentare anche i più piccoli)

26 agosto: Sex and the city

28 agosto: Ratatouille

2 settembre: Quarto Potere (richiesto dal nostro sindaco che, come saprete, è valentissimo regista).

Gli spettacoli inizieranno alle 21, 15 nell'arena estiva di via Naritti. Biglietto unico: 3 euro.

Il 3 e 4 settembre, invece, ci saranno gli eventuali recuperi di proiezioni annullate causa maltempo.

Che dire? Non mancate!

Che la forza sia con voi....

P.S. Sono un fumatore. Si, lo so, lo so benissimo: IL FUMO UCCIDE come recita il messaggio che ho stampigliato negli occhi ogni qual volta apro il pacchetto. E però, accidenti!, il prezzo delle sigarette è come quello della benzina: anche stamani un altro aumento!!! Uffi. Si lo so, lo so (visto quante cose so?) che adesso direte ma tu smettere di fumare niente eh? E a quanti (e sono tanti) me lo chiedono rispondo sempre con una vecchia battuta (della quale circolano tante e diverse versioni) del grande Woody Allen: Ok, ok smetterò di fumare, vivrò una settimana in più ed in quella settimana...pioverà a dirotto. Battutaccia, lo so, lo so (le so tutteeee).

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venerdì 4 luglio 2008

LA DIVINA DUSE

Metto insieme, stamane, notizie solo in apparenza tra loro diverse. Oggi pomeriggio, alle 17,30 presso la Fondazione Cini - all'isola di San Giorgio -, Cesare De Michelis concluderà il corso di Civiltà Italiana dedicato a Vittore Branca, morto a Venezia nel 2004, eruditissimo docente di Letteratura Italiana all'Università di Padova e fra i massimi esperti al mondo di Giovanni Boccaccio. Ho conosciuto il professore Branca pochissimi mesi prima della sua morte. Prima di allora lo conoscevo soltanto attraverso i suoi libri e gli splendidi editoriali che pubblicava nell'inserto domenicale de Il Sole 24 ore : articoli che erano sempre a mezza strada tra la Storia della Letteratura e l'autobiografia giacché Branca poteva ben fregiarsi del privilegio d'esser stato amico di alcuni fra i più grandi intellettuali del mondo. Fra i suoi allievi prediletti è bene ricordare Armando Balduino, anch'egli docente e autore di un fortunatissimo Manuale di filologia italiana. Domani invece è week end e non so quali programmi abbiate. Se però non avete ancora deciso nulla, vi consiglio una capatina ad Asolo, meravigliosa cittadina sugli omonimi colli, pochissimo distante da Montebelluna. E' paesetto ricchissimo di storia e di illustri abitanti. Pietro Bembo vi scrisse gli Asolani e la bellissima (lo era davvero!) Elena Cornaro, già regina di Cipro, vi trascorse l' esilio (ricco di..stravaganti passatempi e qui ci si ferma giacché la storia non è gossip). Ad Asolo si sale a piedi ed è esperienza molto suggestiva perché il centro storico ti si disvela davanti agli occhi poco per volta (altra meta che si raggiunge facilmente e che un poco vi rassomiglia è Arqua Petrarca). Una volta raggiunto il centro e, magari, aver mangiato un buon gelato, vi consiglio una visita al...cimitero di sant'Anna! Sì, andateci e senza fare particolari scongiuri. Una volta entrati, poco oltre il cancello, sulla destra e posta in leggero declivio verso il Monte Grappa, scorgerete una lapide marmorea con incisa una poesia. Fermatevi in silenzioso raccoglimento poiché vi trovate davanti al cippo funerario di Eleonora Duse (di cui quest'anno si ricordano i 150 anni dalla nascita), una fra le più grandi attrici italiane tra la fine '800 e i primi del '900, amante e musa di Gabriele D'Annunzio. Fu la stessa Duse (che morì a Pittsburgh come ogni grande artista sogna di morire: in tournee) a chiedere esplicitamente di essere sepolta ad Asolo, "paesetto di merletti e poesia" come lei stessa amava definirlo. Quando arriverete sulla tomba della divina (come la chiamavano i suoi ammiratori) vedrete una rosa rossa, sempre fresca. Dicono che a posarla, ogni settimana, siano gli eredi di un suo spasimante che iniziò questa sorta di rito nel 1916 quando per l'appunto la Duse vi fu trasferita dall'America. E se, per caso, la rosa non ci fosse, per favore mettetene una voi...
Che la forza sia con voi...

P.S. Complimenti a Carlo Presotto e agli amici de La Piccionaia - I Carrara per lo straordinario successo ottenuto al festival del Teatro di Napoli...e a Carlo anche un GRAZIE... lo leggerò con grande interesse...e come mi saluti tu: Augh ho detto!

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mercoledì 2 luglio 2008

VILLA DEI LEONI




L'emozione è stata fortissima e palpabile l'altro giorno quando, insieme ad alcuni giornalisti (qui un articolo esemplificativo; mentre interviste televisive sono andate in onda su Tele Venezia e Tele Chiara), abbiamo percorso le tante stanze e corridoi della restaurata Villa (mi raccomando non chiamatelo PALAZZO altrimenti il Palladio si gira nella tomba) Contarini detta dei Leoni. Un restauro accurato come potrete vedere quando, ad ottobre, inaugureremo ufficialmente la villa con una mostra, curata dalla SACAIM (la ditta che lo materialmente eseguito), che illustrerà tutte le fasi di questo complesso intervento costato 4 milioni e 180 mila euro e avviato dall'amministrazione guidata da Roberto Marcato. Contemporaneamente ho affidato, ad un bravissimo storico locale, il compito di preparare una approfondita guida sulla villa. Guida che poi avrà anche una versione "ridotta" scritta in inglese, tedesco e francese e messa a disposizione dei turisti che, ne sono certo, visiteranno in massa quello che è uno dei pochi esempi di villa autenticamente veneta presenti in Riviera (e pregevole proprio per i suoi peculiari aspetti architettonici). Confesso che da quando ricopro questo ruolo istituzionale non è passata settimana senza che andassi a vedere (spesso da solo come piace a me) come proseguivano i lavori rimanendo, ogni volta, affascinato dalla perizia e dalla pazienza delle giovani restauratrici che, abbarbicate a parecchi metri di altezza, stavano progressivamente restituendo l'antico sfarzo a pareti e soffitti. La storia della villa nasce con Federico Contarini, appartenente al ramo meno "nobile" della famiglia (all'altro apparteneva - giusto per intenderci - il doge, Francesco), che diventa procurator di San Marco, vale a dire responsabile della Basilica, ruolo che in quegli anni era davvero importante. Contarini ha una caratteristica, quello di essere grando collezionista di anticaglie come lo definisce lo Stringa. Anticamente la villa era corredata da una barchessa (là dove ora c'é il teatro) e da una piccola casa di cui si son perse le traccie. Attorno alla villa c'é anche un piccolo "mistero" poiché in tanti hanno sostenuto esistesse un corridoio sotterraneo e segreto che la univa proprio alla barchessa. Accurate prospezioni lungo l'intorno dell'area non hanno, però, evidenziato alcuna presenza. Altro anno importante è il 1745 quando Gian Battista Tiepolo ne affresca alcune pareti (titolo dell'opera che vedete nella foto in alto L'arrivo di Enrico IV e il suo seguito). Oggi quei capolavori sono conservati al Jacquemart - Andrè un museo privato parigino (che li ha acquistati da uno degli ultimi proprietari che, ritrovatosi sostanzialmente in bolletta, ha ben pensato di strapparli dalle pareti e venderli al miglior offerente) che detiene anche i leoni (detti in realtà marzocchi) originali. La villa ha due "punti deboli". Il primo è, secondo me, l'orribile colore con cui la Soprintendenza ha imposto di dipingere le pareti del salone al primo piano (ma si sa ubi maior, minor cessat). Il secondo, invece, è una struttura a pareti mobili collocata nel sottotetto (originale) e creata per ragioni di sicurezza (ah! gli architetti...). Fra le stanze, la più bella è quella che troverete alla vostra sinistra appena salite le scale dal lato Riviera Silvio Trentin e comunemente detta degli specchi (in occasione del restauro sono stati trasferiti nella sala consiliare e nell'ufficio del sindaco da dove, spero già la prossima settimana, torneranno alla loro sede originaria) e che invece io (che al solito dissento su tutto) preferisco chiamare degli stucchi (che sono in oro). Questa stanza, nel giro di qualche mese, sarà sede municipale per la celebrazione dei matrimoni civili (e dunque ci si metta in lista d'attesa, please, tutti voi che state aspettando con ansia questo giorno) e quando tutto sarà a regime potremo offrire un "pacchetto completo" con la caffetteria per il buffet ed il parco per le fotografie (abbiamo già una prenotazione...). Nel piano rialzato sono presenti due impressionanti (non solo per le dimensioni ma anche per la loro carica espressiva) tele di Vittorio Basaglia, pittore contemporaneo famosissimo di cui la critica ignora queste opere (altre tele le potete ammirare sempre nella sala consiliare). Come detto sono stato spesso nella Villa. E talvolta gli operai mi hanno guardato straniti perché...le parlavo! Già: sono convinto, infatti, che in un certo senso (son matto lo so) dovesse essere proprio la villa a suggerire cosa farne di quegli spazi. Certo: le idee non mancano e spesso sono nate dal confronto con concittadini particolarmente sensibili al tema della villa. Alcune presto realizzate: tutto il seminterrato diventerà, infatti, la via d'accesso principale al Teatro; in una sala ricaveremo una caffetteria aperta tutti i giorni; in un'altra ricaveremo il foyer ed il book shop. Poi ci sono altre due stanze: nella prima sarà allestita una sala riunioni mentre nella seconda, raccogliendo il suggerimento di una persona, nascerà il primo nucleo del museo archeologico di Mira legato agli scavi dell'Abbazia di Sant'Ilario (a proposito: a dicembre cominceremo la campagna vera e propria). Il piano rialzato è un perfetto spazio espositivo per mostre anche internazionali. Dicevo che il primo proprietario "importante" della villa (corredata da un brolo di cui oramai non c'é più traccia) era un collezionista. Abbiamo pensato di ripartire da lui con un progetto assolutamente unico in tutta Europa: ospitare un Centro Internazionale di Documentazione sul collezionismo privato. Corredato da un comitato scientifico di alto livello, il centro non solo dovrà favorire gli studi sulla pittura veneta dal 1500 ai giorni nostri ma permettere di stringere rapporti coi più importanti collezionisti nazionali e stranieri, disposti a prestare le proprie opere su cui costruire, ogni anno, almeno 2 importanti mostre. E le altre stanze? Sono convinto che quando ci si confronta con simili edifici, sia fondamentale non incorrere nella frenesia del "riempire subito e tutto a tutti i costi". Ci sono però due progetti che mi paiono molto interessanti. Il primo a valenza turistica come giustamente mi è stato fatto notare da una nostra concittadina particolarmente attenta: creare una sorta di laboratorio permanente di costumi veneziani con, annesso, una delle più importanti collezioni (il cui proprietario sarebbe ben felice di onorarla in simile cornice) di abiti originali veneziani del 1600 e 1700. La seconda è un mio antico sogno, quello di creare una specie di Ecole des arts dove i giovani che hanno il sogno o l'utopia di fare dell'arte una professione possano imparare di teatro, danza, musica.


Sono solo alcune idee, sia chiaro. Ne avremo molte altre il secondo week end di ottobre quando inaugureremo la Villa e, con essa, festeggeremo in maniera incredibile anche il ventennale del nostro Teatro.



Che la forza sia con voi....
La canzone mi pare davvero appropriata...


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martedì 1 luglio 2008

MITA KUYE OYASIN

Sono, di natura, una persona "irrequieta", con una paura folle di annoiarsi e con una vivace curiosità intellettuale specialmente verso le cose che non conosco (e sono tante). Chi mi conosce sa di questa mia curiosità. E dunque cerca, spesso, di propormi nuovi stimoli (adesso basta con le autoincensazioni; Luca Goldoni nel suo Sempre meglio che lavorare, dissacrante pamphlet dedicato al giornalismo, ricorda quel che era solito dire un vecchio direttore de Il Corriere ai giovani assunti: "non dovete mai usare il pronome io; solo quando andrete sulla Luna ve lo concederò"). Così ieri pomeriggio dopo lunga insistenza da parte dell'amico Mario, del gruppo Forma & colore, ho incontrato Domenico Buffarini. Domenico è personaggio assolutamente singolare: nasce ad Albano Laziale nel '39, di laurea dapprima in Giurisprudenza e poi in Filosofia (scelta non causale dal momento che la giurisprudenza si fonda sulla filosofia del diritto). Uomo profondamente e autenticamente di sinistra, Domenico vive in Veneto dove per molti anni è stato membro del Co.Re.Co (il Comitato Regionale di controllo: un organismo, attivo fino a non molti anni fa, che doveva valutare la regolarità tecnica e contabile e la legittimità degli atti deliberativi degli enti locali; compito oggi assolto sostanzialmente dai dirigenti). Egli ha una passione profonda per i nativi d'America, vale a dire per gli indiani (attenzione a non chiamarli pellerossa che è termine assolutamente dispregiativo): sioux, dakota, apache. Passione coltivata con lunghi soggiorni e permanenze presso queste nazioni e che lo ha portato a scrivere diverse opere sull'argomento. Da un paio d'anni è impegnato in un'opera monumentale che ha intitolato Il sentiero delle lacrime: una storia completa degli Indiani, in 6 volumi. Edita da Edizioni Biblioteca dell'Immagine (la stessa di Mauro Corona), di questa storia sono usciti 2 volumi: il primo è pressoché introvabile (e, dunque, al solito vi consiglio una capatina in una libreria di remainders; a proposito: ringrazio l'amico Toni che mi segnala l'apertura, a Vicenza, di una fornitissima libreria di remainders: penso che presto andrò a darci una occhiata poiché sto cercando un'edizione del '48 de Les fleurs du mal di Baudelaire), mentre il secondo è uscito da poco più di un anno. Domenico presenterà questa sua fatica letteraria, ad ottobre, ad Oriago in occasione della pubblicazione del 3° volume. Confesso di non sapere nulla dei nativi d'America. E dunque mi sono immerso nella lettura dei libri di Domenico e ne ho ricavato una straordinaria impressione: gli indiani davvero vivono in piena e perfetta armonia col mondo e con la natura; hanno regole di vita molto precise; un ordine sociale frutto della pacifica e secolare convivenza. Leggete cosa disse un Cherokee ad un missionario gesuita
Io non credo che la mia gente e la gente bianca siano molto diversi. Sia tra noi che tra di voi vi sono uomini buoni e uomini malvagi. Ma, forse, una differenza c'é. Gli uomini malvagi tra di noi vengono isolati e messi in condizione di non nuocere. Da voi comandano.
La prefazione a questa monumentale opera è una chicca assoluta poiché è stata "regalata" a Domenico nientepopodimeno che da Lance Henson , poeta cheyenne vincitore di un premio Pullitzer. In essa Lance scrive: Nella lingua del mio popolo non esiste un termine per dire "amico". Noi abbiamo solo fratelli e sorelle. Domenico Buffarini è mio fratello. Io non so a quanti di voi sia concesso l'onore di essere chiamati non amico ma fratello (a me sì, ma questa è un'altra storia).
Il titolo del post è tratto da una canzone sioux e significa Tutte le creature sono parenti/tutti gli uomini sono fratelli.
Che la forza sia con voi...

La citazione di questo nostro stupendo, splendido, divino e sublime amico fragile è la più appropriata....

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mercoledì 4 giugno 2008

FACCIAMO SALA?




Su gentile segnalazione dell'amico Carlo Presotto (direttore artistico del Teatro di Villa dei Leoni, attore, autore, docente universitario; tra pochi giorni impegnato al Teatro Festival Italia di Napoli) cliccando sul video qui sopra, vi regalo alcuni minuti di Strada Carrara, lo spettacolo di Titino Carrara (regia di Laura Curino; entrambi tra i protagonisti della stagione teatrale 2007/2008) con cui abbiamo festeggiato la serata di premiazione di Raixe in scarsea. Amo il Teatro. Lo amo profondamente. Tanto da ricordare persino il primo spettacolo visto, Il Faust di Goethe, nel 1987, al Teatro Verdi di Padova grazie alla illuminante presenza - nella mia vita di liceale - di un docente di Letteratura Italiana di cui ho già scritto. Il Teatro è mondo a parte, luogo ove la fantasia regna sovrana; specchio della vita di ciascuno: si ride e si piange, si pigliano pugni allo stomaco che fan maledettamente male ma anche carezze lievi come brezza estiva e baci dolci come il miele. Il Teatro ha un linguaggio tutto suo ("settoriale" lo definirebbe il buon Gian Luigi Beccaria) che aggiunge fascino al fascino. A volte mi capita di arrivare nel nostro Teatro prima dell'inizio dello spettacolo. Ed ogni volta mi assale una emozione nel sentire il responsabile dire Facciamo sala (a dir la verità, proprio in occasione della serata di premiazione di Raixe in scarsea, mi son tolto la soddisfazione di pronunciarla io...). Che poi significa, sostanzialmente, far entrare in Teatro il pubblico. E allora mi ritrovo a scrutare quei volti di persone che - in quel momento - sento quasi fossero ospiti a casa mia...E mi chiedo se lo spettacolo gli piacerà, se all'uscita avranno gli occhi rossi di lacrime e le mani che brucian dagli applausi...se han provato emozione, se han voglia di stringere chiunque abbiano nel loro cuore...perché il Teatro è amore.

Ho avuto pure la fortuna di seguire, la carriera teatrale di una mia amica, Marta Paola Richeldi. Una ragazza di Martellago che, col suo diploma in ragioneria, aveva iniziato a lavorare in banca. Ricordo le lunghe lettere che ci scambiavamo e la forza con cui la spingevo a realizzare i propri sogni. Poi, come spesso accade, ci siamo persi di vista. Salvo, dopo qualche anno, ricevere una sua lettera ove mi raccontava di esser diventata allieva di Luca Ronconi e della sua scuola di Teatro. Oggi è valentissima attrice teatrale (in ispecie di teatro impegnato si sarebbe detto un tempo) e cinematografica (compare nel Casanova di Lasse Halstrom). E' da tanto tempo che ci siam persi di vista. E però ne ho seguito tutte le recensioni, gli spettacoli, le iniziative. Che la forza sia con te amica mia...


Tutto questo per dirvi che tra domani, giovedi, e venerdi vi presenterò la stagione teatrale estiva ricca di sorprese.



Che la forza sia con voi....



Ok, ok....sto esagerando ma a voi non mancano questi cartoni? A me sì....sai: è tutta invidia quando si è impotenti di fronte alla originalità e alla forza di una persona come te (mail ricevuta stamani, grazie...davvero)



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mercoledì 28 maggio 2008

SULLA CUCINA

Ho tra le mani un prezioso quanto curioso volume, edito da La Malcontenta, una piccola ma prolifica casa editrice (che stampa presso la Bertoncello artigrafiche di Cittadella che è sinonimo di qualità e raffinatezza), diretta dal dottor Ferigo Foscari, che - nella sua collana - disvela pagine importanti ancorché poco note della storia di Venezia (in catalogo, ad esempio, troviamo Le vite dei dogi di Marin Sanudo il giovane nell'edizione critica di Angela Caracciolo Aricò; I dispacci da Costantinopoli di Ferigo Foscari; la Promissione ducale di Francesco Foscari). Il volume che mi è stato consegnato ieri è la copia anastatica di un testo, del 1598, conservato nella Biblioteca Marciana di Venezia. Si intitola La singolare dottrina ed è di Domenico Romoli soprannominato Panunto. Il volume è una enciclopedia dell'arte culinaria suddivisa in 13 libri che trattano dell'enogastronomia a tutto tondo: ricette, menu, tecniche culinarie ma anche i rapporti tra padrone e dipendenti, consigli (ad esempio su quanto mangiare prima di dedicarsi all'attività fisica), suggerimenti (anche su quali cibi siano particolarmente..afrodisiaci). E' un opera di incredibile ricchezza e fascinazione. E adesso che siamo in piena Primavera (quasi estate a giudicare dall'afa odierna) e vien voglia - almeno a me - di carne alle braci, cotta in giardino insieme agli amici e accompagnata da un vino fresco e frizzante, vi regalo una ricetta, le Brasciole in più modi:
Pigliarete per far le brasciole la medesima coscia di vitella, et tagliatete fette nel modo che si è detto delle coppiette, ecetto, che queste han da esser più grosse, più corte et più larghe, ammaccatele poi con le coste dei coltelli (significa percuotere la carne per renderla più morbida) et da ogni bada (= lato) imbrattatele di sal pesto (sale fino) , pepe, et finocchio. Lasciatele star (marinare) l'una sopra l'altra un'hora, poi pigliate la graticola pulita et distendetevela sopra. Dopo farete (dopo preparerete) tante fettoline di lardo sottili, quanti sieno i pezzi delle brasciole, et mettasi una per pezzo di sopra, dategli buona bragia di sotto, et quando le vorrete rivolgere (girare sotto sopra) , levate la fettolina del lardo, et rivolgetela, ritornando il lardo di sopra, seguitando infino che saran cotte, mettetla in un piatto, con melangoli (sono gli aranci amari; se siete soliti farvi da voi le marmellate di arance vi consiglio di unire a quelle dolci un paio di arance amare in modo da inasprirne leggermente il sapore) tagliati di sopra, et sarà buone calde, et fredde.
Particolare curioso: Romoli è l'inventore della bruschetta e il volume è dedicato a... Michele Tramezzino!
Che la forza sia con voi...
P.S. Vi ricordo che stasera e domani sera, con inizio alle 21 ed ingresso libero, in Teatro andranno in scela gli ultimi due spettacoli selezionati dalla giuria nell'ambito del 1° Festival di Teatro Amatoriale, Raixe in scarsea. Mentre sabato, alle 21, sempre con ingresso libero ci sarà la serata di premiazione con lo spettacolo di Titino Carrara.
PP.SS. Ho avuto modo di dire che l'interismo è una fede, un dogma..e cioè qualcosa di inpiegabile, di irrazionale... via Mancini tocca a Mourinho....boh......
Per tutti quelli che..l'amore è solo amore..... :


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martedì 27 maggio 2008

CONCORSO















Piccolo concorso senza premi, ovvio... secondo voi da dove provengono queste due foto, scattate stamani?


Che la forza sia con voi...

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venerdì 23 maggio 2008

WEEK END

Questi i principali appuntamenti del fine settimana.
Oggi, sabato, a Salzano, prima giornata del convegno Cultura Identità Territorio promosso fra gli altri dalla Fondazione di Venezia e dalle Amministrazioni Comunali di Riviera del Brenta e Miranese. Obiettivo del convegno è quello di aprire il dibattito sul rapporto tra sviluppo e cultura, coinvolgendo soprattutto gli amministratori locali, nella convinzione che non c’è autentica crescita sociale se non è culturale, oltre che economica. Ci si interrogherà se la costituzione di una Fondazione di Comunità possa realisticamente svolgere in quest’ambito un ruolo propulsivo. Sabato prossimo, a Dolo, la seconda ed ultima giornata dove pure io sarò fra i relatori.
Alle 17,30, invece, in Villa Widmann festeggeremo l'elezione al Senato della Repubblica della mia amica Franca Donaggio.
Stasera, alle 20,45 in Teatro Comunale ospiteremo il debutto di uno spettacolo organizzato dai gruppi della Parrocchia S. Nicolò di Mira che, alle 17, celebrerà anche l'annuale Festa della Famiglia.
Sempre oggi, a Malcontenta, nella storica villa palladiana di proprietà della famiglia Foscari, interessante iniziativa denominata Itinerario palladiano attraverso territori, ville, cucine, cantine e convivialità.
Domenica, dalle 11 fino alle 20, la 11^ edizione di Arte in Villa organizzata dal gruppo Forma&Colore. Quest'anno ci sarà una importante novità: abbiamo, infatti, deciso di "trasferire" questa importantissima rassegna d'arte lungo Riviera Silvio Trentin. Alle 11 inaugureremo ufficialmente la mostra. Non mancate!
P.S.: che ne pensate di avere, l'uno dietro l'altro, Natalino Balasso, Alessandro Bergonzoni, Paolo Rossi, Marina De Juli (allieva prediletta di Dario Fo e Franca Rame)? E magari preceduti da altrettanti spettacoli pensati per i bambini? Un sogno? Noooo. Vedrete! Quando? Presto, molto presto.
PP.SS.: vabbè, meglio dirlo... ieri mattina ho compiuto l'ennesimo sopralluogo nel Palazzo dei Leoni, provando l'illuminazione artificale, verificando l'intensità e la direzione della luminosità delle diverse lampade e controllando per l'ennesima volta l'altissima qualità del restauro degli affreschi, degli stucchi e dell'intero edificio. L'intervento di restauro è stato incredibilmente raffinato...e anche qui nel giro di una quindicina di giorni presenteremo ufficialmente il "Progetto Culturale Villa dei Leoni" (piccola anticipazione: nominerò un comitato scientifico internazionale)...ah, dimenticavo: Mira avrà restituito un affresco (che ornava una villa presente nel nostro territorio) del '700 e che ci era stato "tolto" all'inizio degli anni '70...di più non dico



Che la forza sia con voi....

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