mercoledì 17 febbraio 2010

VERITA

Dal Tgcon:

Fu la malaria a uccidere Tutankamon
Il Dna del faraone bambino, salito al trono all'età di 9 anni e deceduto a 19, non si limita a svelare il motivo della sua morte da tempo al centro di svariate teorie, rivela anche particolari del suo fisico e del suo patrimonio genetico. Il test è stato svolto da un team di scienziati, tra i quali anche degli italiani.
Da quando la sua tomba è stata ritrovata praticamente intatta nel 1992, la mummia di Tutankamon è stata al centro di studi svolti per comprendere meglio sia la sua figura sia la XVIII dinastia egizia. Vissuto tra il 1341 e il 1323 a.C., il faraone ha solleticato la curiosità di molte comunità scientifiche e, dopo anni, è arrivato il verdetto basato sul test del genoma. La sua morte è da imputare alla malaria, che ha vinto sul suo corpo indebolito da un'insufficienza immunitaria causata da una frattura ossea. Nella sua tomba sono stati rinvenuti anche dei bastoni, particolare che ha indotto il team di scienziati a confermare questa teoria e a svolgere altri studi che hanno confermato una malformazione al piede. Pare così definitivamente svelato il motivo della morte di Tutankamon, legato ad una necrosi ossea che, unita alla malaria, ne ha provocato il decesso. Ma il suo DNA ha svelato altri particolari e ne ha smentiti altri. I tratti femminili del faraone avevano indotto alcuni studiosi, in assenza di basi scientifiche, a pensare che fosse affetto da ginecomastia, una condizione secondo la quale il seno dell'uomo diventa prominente, possibilità scartata dai risultati del test del genoma. Ne risulta che i tratti femminei del giovane regnante siano da ricondurre agli usi e ai costumi dell'epoca. Il DNA ha fornito altre informazioni, individuando in Akhenaton e in sua sorella i genitori di Tutankamon. I risultati di questi esami, molto attesi nell'ambiente, permettono di fare luce sulla morte del giovane faraone, sulla quale sono state ventilate diverse ipotesi, dall'avvelenamento alla setticemia, dall'embolia alla morte violenta.
Giuditta Mosca
Che la forza sia con voi!

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mercoledì 10 febbraio 2010

DISTRAZIONE?

Da Il Corriere della Sera
«Mi state aspettando? Ecco la droga»
Ma la consegna ai carabinieri in borghese
AREZZO - Trafficante internazionale di droga sì, ma un po' maldestro. L'uomo, un 62enne di Soria, che ha percorso migliaia di chilometri attraversando Spagna, Francia e mezza Italia, ha consegnato per errore ai carabinieri un carico di hashish di quasi un quintale e mezzo. E’ accaduto sabato sera ad Arezzo, dove i carabinieri, un po’ increduli, lo hanno arrestato dopo essere stati confusi come acquirenti del carico. Il traffico era monitorato dalle forze dell’ordine e, al casello autostradale aretino, l’autista del Tir ha visto i carabinieri e ha chiesto: «Siete voi che mi state aspettando?». I carabinieri hanno risposto di sì e l’uomo, senza fare una piega, è sceso dal mezzo, ha aperto il capiente cassone del rimorchio, si è intrufolato tra le grosse bobine e, in un misto tra italiano e spagnolo, ha commentato: «Sono stato più furbo di loro, qui la roba non l’avrebbero mai trovata». E così, uno per volta, ha passato tra le mani dei militari, tutti e quattro i pacchi di droga.
IL CARICO E LE MANETTE - I carabinieri, increduli, non si sono fatti sfuggire l’occasione e hanno chiesto al corriere se il carico fosse completo. Il trafficante, quasi infastidito per la domanda, ha risposto: «Io sono una persona onesta, il carico è stato consegnato fino all’ultimo grammo». A quel punto le manette si sono rese inevitabili. L’operazione è stata eseguita dai militari della compagnia Milano Duomo e da quelli del comando provinciale di Arezzo. Da giorni una squadra di militari era sulle tracce dell’autotrasportatore. Di lui si sapeva che, alla guida di un autoarticolato con targa spagnola, doveva giungere nel fine settimana ad Arezzo. Proprio sabato sera il cerchio si è stretto: i carabinieri hanno messo in campo un dispositivo in borghese lungo l’autostrada A1. Il Tir è stato monitorato per tutta la durata del suo viaggio. Il 62enne, incensurato, aveva percorso tutto il sud della Francia ed era entrato in Italia, superando diversi posti di blocco. Ma ad Arezzo ha scambiato quello che era un dispositivo di controllo per un vero e proprio comitato di benvenuto. In tutto, sono stati sequestrati 128 kg di hashish sicuramente destinati al mercato di Arezzo e dintorni. Quasi un milione e mezzo di euro il valore al dettaglio dello stupefacente tolto dalla piazza del piccolo spaccio.
Che la forza sia con voi!

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