mercoledì 21 aprile 2010

SUL FEDERALISMO

Da Il Corriere

Il federalismo e il mistero del silenzio tombale
di G. Sartori
L’altro giorno scrivendo su queste colonne su le «Incognite del federalismo» mi sono detto: questa volta mi massacrano. Mi sono sbagliato alla grande. La risposta è stata un silenzio tombale. Chi mi ha letto saprà che ponevo quattro quesiti, appunto sul federalismo: quanto costerà, quanto complicherà le decisioni, quanto spezzetterà le cose che non sono da spezzettare, e chi punirà, e come, chi sgarra.
Non dico che i suddetti fossero quesiti facili; ma erano e restano quesiti sine qua non, senza i quali nulla, senza i quali «non si può». Mi era stato annunziato che mi avrebbe risposto il ministro Roberto Calderoli. Del che ero lietissimo perché l’uomo è intelligente (la sua legge elettorale lo è, pur nella sua orrendezza). Invece Calderoli si è sfilato, a quanto pare. Così mi ha risposto domenica soltanto La Padania trovando come vittima— immagino—Stefano Bruno Galli, che mi risulta essere ricercatore di Storia delle dottrine politiche all’Università di Milano. Il buon Galli se la cava come può. Non affronta e tantomeno risponde in alcun modo a nessuna delle mie domande. Curiosamente mi rimprovera di aver citato con favore, alcuni anni fa, La Casta di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. Farei lo stesso, oggi, per almeno una dozzina di altri libri loro, di Peter Gomez, di Marco Travaglio e altri, tutti di devastante documentazione. Dico curiosamente perché se i suddetti diffamassero un’Italia regionale che prefigura l’Italia federale (sembra così anche a me), allora sarebbe strettissimo dovere della Lega di controbattere e smontare queste calunnie. Invece anche rispetto a questo il silenzio è tombale.
Ma vengo al nocciolo. Il Nostro cita, in favore della tesi che il federalismo costa meno del centralismo, un solo autore, Buchanan. Ma siccome su Buchanan ho lavorato e scritto, posso assicurare il valoroso Galli che il suo teste gli darebbe torto. Senza scomodare venerati maestri, anche io saprei escogitare sulla carta un buon sistema federale. Ma tutto dipende dalle condizioni di attuazione e da quel che troviamo di già fatto (malfatto) e incancrenito in loco. Gira e rigira —sempre a vuoto— il buon Galli approda a questa sensazionale scoperta: che «il federalismo è responsabilità». A dire così non si sbaglia mai; ma non si dice nulla. Responsabilità è in primis un concetto etico, a proposito del quale si distingue tra etica delle buone intenzioni (redente dalla loro bontà intrinseca, anche se risultano disastrose nei loro effetti pratici) ed etica della responsabilità, e cioè consapevole delle conseguenze e quindi per ciò stesso responsabile. In politica, invece, essere responsabile vuol dire, in primissimo luogo, essere tenuto a rispondere dei propri atti; e in questo contesto un responsabile che si rivela «irresponsabile» deve essere cacciato e se del caso punito.
Come? Da chi? Il nostro non ne ha la minima idea, e perciò lascia anche me senza nessuna idea. Peccato che io non sappia il padano e quindi che non possa tradurre. In inglese la nostra vicenda è già prevista, temo, da Shakespeare (in Macbeth): It is a tale told by an idiot full of sound and fury signifying nothing.
Che la forza sia con voi!

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martedì 13 aprile 2010

MANTOVA: CAPUT MUNDI?

Da Il Corriere della Sera (edizione odierna)
Sunto dell'articolo a firma di Claudio Dal Frate:

Fiorenza Brioni, negli ultimi mesi del suo mandato, ha dovuto affrontare una serie di ostacoli e trabocchetti come neanche a "Giochi senza frontiere": a dicembre un gruppo di dissidenti del PD ha cominciato a farle mancare il numero legale in consiglio comunale; poi per ottenere la ricandidatura ha dovuto superare un congresso cittadino e le primarie. L'investitura così faticosamente ottenuta non è bastata. I "frondisti" del Pd hanno presentato un candidato e una lista rivale che al ballottaggio hanno dato indicazione di voto per il PdL".

Risultato:

NICOLA SODANO (centrodestra): 52,2%
FIORENZA BRIONI (sindaco uscente, centrosinistra): 47,8%

Che la forza sia con voi!


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lunedì 12 aprile 2010

DUBBI

Oggi, alle 12, è stato convocato l'esecutivo comunale del PD di Venezia. All'ordine del giorno le candidature da proporre al neosindaco Orsoni per la giunta. L'amico Antonino Stinà ieri ha inviato la mail che riporto qui sotto.

Voi un partito che per la prima volta convoca i propri organismi dopo le elezioni dopo 15 giorni, alle 12 di un giorno feriale lo definireste DEMOCRATICO oppure vi sorgerebbe il dubbio che voglia “sequestrare ed addomesticare” una discussione sicuramente complessa ma che deve necessariamente essere fatta?
Voi un partito che convoca i propri organismi alle 12 di un giorno feriale pensate sia una forza politica che intende davvero coinvolgere “i ceti produttivi del Paese” oppure che intende rivolgersi a liberi professionisti, molto liberi, pensionati, politici di professione e poco facenti?
Risparmiamoci l’imbarazzo che l’esecutivo comunale di Venezia venga convocato domani, lunedì, alle 12. Chiediamo a gran voce al Segretario Comunale che convochi gli organismi del partito, esecutivo, direzione e assemblea, domani dopo le 18, per garantire una discussione davvero democratica.
Grazie per l’attenzione.
Antonino Stinà
Ho sempre pensato (e continuo a pensarlo ancora oggi) che in politica (anche) il metodo è sostanza....
Che la forza sia con voi!

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giovedì 8 aprile 2010

RIFLESSIONI

IL PD E IL NUOVISMO...CHE AVANZA
DI ANDREA CAUSIN


In questi giorni ho ricevuto moltissimi messaggi di persone che si complimentano per la mia elezione. Dicono bravo a me ed esprimono una litania infinita di lamentazioni sul Partito Democratico. Un paio di messaggi passano inosservati, ma decine di questo tenore sono un campione significativo. Moltissime persone mi esprimono una linea critica sul PD…..su Bersani…. Ad un certo punto mi è venuto un dubbio. Se avessi parlato male del PD, se avessi sparlato del segretario nazionale, in campagna elettorale forse avrei raddoppiato i voti (naturalmente non essendoci la controprova è una asserzione del tutto teorica). Per scelta e per stile ho parlato di quella cosa noiosissima e banale che sono i CONTENUTI e i PROGRAMMI. Non si va sul giornale parlando di contenuti e programmi. Non si vince un congresso esprimendo nel detaglio una linea politica e una prospettiva. Nel nostro paese non si vincono le elezioni, entrando nel merito della situazione di crisi del paese e presentandosi con delle proposte. Non si diventa leader con la fatica del lavoro territoriale e la ricerca culturale quotidiana. L’importante, anche nel PD, è dire che le cose non vanno, che la leadership è bollita, che abbiamo sbagliato tutto, che i consiglieri regionali e i deputati sono inadeguati. Se dici questo prendi un applauso…..se invece tenti di spiegare e avviare una riflessione su come si può sostenere l’economia per uscire dalla crisi economica, anche in qualche circolo, la gente ti guarda annoiata come a dire “sempre le solite cose….di che la leadership è inadeguata!”. Mentre è sempre più evidente la necessità di recuperare un legame con il territorio e con i mondi del lavoro, una parte del popolo del PD è in attesa di qualche nuovo Messiah. Mentre è sempre più necessario affidare al PD un ruolo di rifondazione e di riforma (anche nei comportamenti) della politica in Italia, una buona parte del popolo del PD si dichiara delusa per un segretario che non dice le cose che dicono Grillo e Di Pietro. Ecco allora il nuovismo! Io dovrei essere contento…ho 37 anni. E invece sono preoccupato perché, in questo fottutissimo Paese, non c’è solo il mio percorso personale, ma c’è il destino di tanta gente, il futuro delle vecchie e delle giovani generazioni. A me interessa una politica attenta, pulita e capace di dare delle risposte. Mi interessa di più di qualche luminoso e mediatico percorso, fosse anche il mio. Qualche mese fa, mentre con alcuni democratici amici ascoltavamo un nuovo Messiah di turno…e mentre qualcuno applaudiva commosso….ho chiesto “scusate, ma che cosa ha detto di così interessante e innovativo?”. Scena muta….nessuno sapeva dirmi l’argomento di cui il Messiah stava parlando. Io ho un’altra idea della politica. La politica come “studio” e come radicamento. La politica come azione collettiva che parte dalla condivisione di idee e di valori. La sfida del PD è tutta davanti a noi e le speculazioni sul nuovismo fatuo che avanza o sull’inadeguatezza di un segretario eletto solo 5 mesi fa con le primarie non fa bene. Il PD ha preso una mazzolata alle Regionali e sono stati fatti molti errori. Ma non è sostituendo il “mediocre” che c’è (ammesso che sia mediocre, e su questo ho i miei dubbi) con l’inesoperienza e l’inconsistenza, che si risolvono i problemi. Teniamoci Bersani (e detto da uno che non l’ha sostenuto in congresso…) e rimbocchiamoci le maniche per recuperare il terreno perduto, dicendo quello che vogliamo noi per il Paese, più che stare a parlar male degli altri.

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sabato 3 aprile 2010

LETTERA

Cliccando sulla immagine, è possibile leggere il testo di un mio intervento pubblicato, ieri, da La Nuova Venezia





Che la forza sia con voi! E Buona Pasqua!

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venerdì 2 aprile 2010

SULLA POLITICA COME ARTE

La politica è anzitutto arte.
Il che significa che chi la pratica deve essere un artista.
Un uomo di genio. Una persona di fantasia. Disposta sempre meno alle costrizioni della logica di partito e sempre più all’invenzione creativa che gli viene richiesta dall’irripetibilità della persona.
Arte cioè programma, progetto, apprendimento, tirocinio, studio. È un delitto lasciare la politica agli avventurieri. È un sacrilegio relegarla nelle mani di incompetenti che non studiano le leggi, che non vanno in fondo ai problemi, che snobbano le fatiche metodologiche della ricerca e magari pensano di salvarsi con il buon cuore senza adoperare il buon cervello.
È un tradimento pensare che l’istinto possa supplire la tecnica e che il carisma possa soppiantare le regole interne din un mestiere complesso.
Tonino Bello, Riflessione sulla spiritualità per i politici, 1985
Che la forza sia con voi!

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RISPOSTA

Ecco il testo della lettera che il segretario del PD Bersani ha inviato ai coordinatori di circolo, risposta anche alla lettera inviatagli da 49 senatori del PD


Carissimo/a,le recenti elezioni regionali sono state per tutti noi un passaggio importante, che ci mostra tutta la complessità e la profondità dei problemi che abbiamo di fronte. Il Partito democratico è in piedi. Sentiamo forte in queste ore la delusione per avere perso la guida di alcune regioni, e il Lazio e il Piemonte per una manciata di voti. La delusione è solo in parte attenuata dal fatto che abbiamo conquistato comunque la presidenza di sette tra le tredici regioni in palio: un risultato certamente non scontato alla luce dei rapporti di forza che si sono determinati nelle elezioni più recenti, tenendo conto che le elezioni regionali del 2005 si erano svolte dentro un altro universo politico. Va rimarcato che per la prima volta dopo molto tempo, nel voto di domenica e lunedì scorsi si è verificato un arretramento consistente dei consensi del Popolo delle libertà, solo in parte compensato dalla crescita della Lega; le distanze tra il campo del centrodestra e il campo del centrosinistra sono oggi sensibilmente inferiori rispetto a un anno fa, e quindi pur dentro a elementi di delusione si apre uno spazio per il nostro impegno e per il nostro lavoro. Tuttavia, dal voto emergono chiaramente alcuni problemi di fondo nel rapporto tra i cittadini italiani e la politica: c’è una disaffezione crescente, che si manifesta come distacco e radicalizzazione, verso una politica che gli elettori percepiscono come lontana dai loro problemi. Una crisi sociale ed economica pesante fa sentire ogni giorno le sue conseguenze sulla vita dei cittadini, senza che dal governo arrivino risposte adeguate alla gravità dei problemi. Il principale responsabile di questa situazione è il presidente del consiglio; ma è una situazione che interroga anche noi. La possibilità di cambiare il corso delle cose è legata alla nostra capacità di offrire un’alternativa positiva e credibile, di dare un’altra possibilità agli italiani. Adesso dobbiamo accelerare. Da qui dobbiamo ripartire mettendoci al lavoro per rafforzare il nostro progetto e per dare radicamento a un Partito democratico concepito come una grande forza popolare, presente con continuità ovunque la gente vive e lavora e capace di offrire proposte che abbiano un contenuto sempre più visibile e coerente. Diversamente, i rischi non solo di disaffezione dell’elettorato ma anche di radicalizzazione e di frammentazione impotente, non potrebbero che diventare più gravi. Dobbiamo servire il Paese raffigurandoci come un partito fondato sul lavoro, il partito della Costituzione, il partito di una nuova unità della nazione. Il Partito democratico è il partito di una nuova centralità e dignità del lavoro dipendente, autonomo, imprenditoriale e della valorizzazione del suo ruolo nella costruzione del futuro del Paese. È il partito che non accetta che il consenso venga prima delle regole e lavora per istituzioni più moderne rifiutando la chiave populista. È il partito che dà una risposta innovativa al tema delle autonomie nel quadro di una rinnovata unità nazionale. Avvieremo insieme un grande piano di lavoro incardinato su questi obiettivi. È evidente in questo l’importanza del ruolo dei circoli come punto di presenza e di impegno visibile del partito sui territori e come luogo della selezione della nuova classe dirigente della quale abbiamo bisogno. È pensando a tutto questo che voglio ripetere anche qui che nel Partito democratico c’è spazio, come è nostro costume, per una discussione larga e libera sul dopo elezioni e sulle prospettive del nostro partito, ma non per dibattiti autoreferenziali che potrebbero allontanarci dal senso comune dei nostri concittadini.Buon lavoro. Approfitto per rivolgere a tutti voi e alle vostre famiglie i miei auguri di Buona Pasqua e vi saluto ringraziandovi per il vostro impegno.

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giovedì 1 aprile 2010

LETTERA

49 senatori del PD hanno scritto una lettera aperta al segretario nazionale Pierluigi Bersani. E' quantomeno singolare la coincidenza di questa lettera col mio post di ieri....

Caro Segretario,
il passaggio elettorale di questi giorni ci consegna molteplici spunti di riflessione, che non mancheranno di essere approfonditi nelle settimane che verranno. A nostro avviso ci troviamo di fronte ad un momento della vita del nostro Paese rispetto al quale s’impongono, da parte di tutti noi, una maggiore generosità nell’impegno, una più partecipata attività politica ed una nuova consapevolezza riguardo l’effettiva portata dell’emergenza democratica in cui viviamo. Il lavoro ordinario non basta più. I ritmi ortodossi sono troppo lenti. Le liturgie della casa sono stantie. I cartellini da timbrare sono sempre più falsati. L’imborghesimento ci tenta in continuazione ed arriva persino a coinvolgerci in scellerate trasversalità ammantate di riformismo.I nostri valori fondanti rischiano di vacillare sotto i colpi della sfiducia e di un neo relativismo che intossica le nostre coscienze per condurci verso la più colpevole accidia.
Bisogna cambiare passo. Bisogna muoversi subito. Bisogna accedere ad una nuova dimensione del nostro impegno politico che anche noi parlamentari spesso non esprimiamo con la necessaria efficacia. Serve un supplemento d’anima.
Ti poniamo l’esigenza di incontrarci subito per riflettere insieme. Per trovare, dopo una leale discussione, la giusta strada da percorrere per servire degnamente il nostro Paese. Non intendiamo farci consumare addosso i prossimi tre anni della legislatura, immersi in un attendismo fideistico che assegna al destino il compito di liberare l’Italia dal sultanato che la devasta. Aspettiamo con fiducia una tua puntuale risposta, convinti che non trascurerai, né sottovaluterai, il valore ed il significato delle nostre riflessioni e dei nostri propositi.
Con molta cordialità.
Gian Piero Scanu, Daniele Bosone, Gianrico Carofiglio, Marco Filippi, Giuseppe Lumia, Paolo Rossi, Alberto Tedesco, Claudio Molinari, Manuela Granaiola, Francesco Ferrante, Marilena Adamo, Vittoria Franco, Vincenzo Vita, Paolo Giaretta, Achille Serra, Roberto Di Giovanpaolo, Vincenzo De Luca, Franca Biondelli, Mauro Del Vecchio, Adriano Musi, Silvio Sircana, Felice Casson, Massimo Livi Bacci, Mariapia Garavaglia, Alfonso Andria, Giovanni Procacci, Franca Donaggio, Emanuela Baio, Luigi Lusi, Roberta Pinotti, Luigi De Sena, Leana Pignedoli, Flavio Pertoldi, Teresa Armato, Antonio Rusconi, Marina Magistrelli, Andrea Marcucci, Daniela Mazzuconi, Maria Teresa Bertuzzi, Anna Serafini, Mauro Marino, Ignazio Marino, Maria Fortuna Incostante, Paolo Nerozzi, Anna Maria Carloni, Maria Leddi, Anna Rita Fioroni, Alberto Maritati, Tiziano Treu.
Che la forza sia con voi!

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mercoledì 31 marzo 2010

CONSIDERAZIONI

Un quotidiano bollettino di guerra con sempre nuovi licenziamenti, cassa integrazione, fabbriche che chiudono. Un governo che, nella politica interna, appare in perenne affanno e capace solo di promesse inattuali e inattuabili mentre nella politica estera oramai conta poco (non a caso la “crisi greca” è stata gestita da Francia e Germania). Una coalizione di centrodestra con evidenti problemi di leadership e di organizzazione (vedi il caos liste nel Lazio). Condizioni ottimali perché anche stavolta si verificasse ciò che è una consuetudine in molte democrazie (e anche in Italia fino a qualche anno fa) e cioè che queste elezioni amministrative di “medio termine” (e, dato non trascurabile, le "ultime" prima delle Politiche fra tre anni) avrebbero dovuto segnare un arretramento della coalizione di governo a favore dell’opposizione. E' sempre stato così. Sempre (e non a caso alle amministrative noi si andava meglio che alle Politiche). Ed invece il centrosinistra perde - ancora - e malamente. Perde anche quelle Regioni che ha governato sino ad ieri, segno che oramai l’elettore non distingue più tra voto amministrativo e voto politico attribuendo al primo il valore del secondo (e così facendo nemmeno interrogandosi su come sia stata gestita la "cosa pubblica" da parte degli uscenti). Per non parlare del Lazio dove perdiamo persino contro un avversario senza…liste a sostegno! Non credo sia responsbailità dei "grillini": (detto per inciso: per me il Movimento di Grillo continua ad essere l'antipolitica), chiediamoci piuttosto perché abbiamo lasciato libero lo spazio che è stato occupato da loro. Ed in mezzo a questo cataclisma che fare, dunque? Come costruire nel prossimo triennio (senza appuntamenti elettorali) una valida alternativa al centrodestra? Il dato mostra inequivocabilmente che la Lega Nord è oramai diventata partito interclassista (viene votata da operai ed imprenditori) e intergenerazionale e che in questi ultimi dieci anni ha cambiato profondamente aspetto, abbandonando – quando serve – lo stile alla “Brave Heart” (ve lo ricordate quel parlamentare che saliva sui treni a "disinfettare" la presenza degli immigrati? avete notato che ora non è più di moda taluni slogan di sindaci - sceriffo?) per costruire una generazione di politici che aumentano esponenzialmente il consenso del Carroccio anche attraverso l’esasperazione di temi demagogici (il Ministro Caldeorli che brucia le leggi defalcate da questo governo salvo poi il sempre ottimo Stella a ricordarci che la semplificazione normativa ancora non c'è) che hanno facile presa in persone spaventate del loro futuro e che, a Venezia, non votano il candidato che non sia espressione diretta della loro appartenenza (dichiara oggi a La Nuova l'assessore provinciale Speranzon: se chiedi ad un leghista se preferisca far vincere la coalizione o aumentare di uno 0,1% la Lega e perdere le elezioni, lui non ha dubbi, perde le elezioni in cambio di un più 0,1%). Che fare, dunque? Credo sarebbe errore grossolano e imperdonabile se il Partito Democratico cercasse di sconfiggere la Lega cavalcandone i suoi contenuti più caratteristici. Innanzitutto perché, si sa, le fotocopie sono, per natura, meno nitide degli originali. Ma soprattutto perché quei contenuti (penso al giustizialismo, alla politica contro l’immigrazione, al localismo che è il contrario del federalismo) non ci appartengono. Serve, invece, imparare dalla Lega ciò che ne ha consentito il successo: il gusto della “militanza passionale”. I militanti della Lega, oggi, esprimono un “fare politica” , 365 giorni l’anno, che fino a qualche decennio fa era tipico dei grandi partiti di massa, PCI e DC in modo particolare. Oggi noi abbiamo perduto questa militanza passionale a appassionata. Alla militanza fatta nelle piazze, tra la gente e per la gente, noi preferiamo il chiuso delle sezioni e dei circoli. Militiamo in un partito più preoccupato di fissare sempre nuove norme regolamentari e statutarie, in cui le differenziazioni diventano divisioni in uno sterile gioco di potere e di poltrone e poltroncine, piuttosto che incalzare il governo dimostrandone incongruenze ed incapacità. Militiamo in un partito che, temo, si sia “imborghesito” preferendo le rendite (personali) di posizione alla possibilità di formare una nuova classe dirigente, giovane, nuova, capace ed in grado di reggere le sfide di questa nostra contemporaneità. In Puglia, Vendola vince non solo perchè l'UDC corre da sola ma anche grazie a “La fabbrica di Nichi” (che in qualche modo ricorda il precedente tentativo di Prodi e della sua - se non erro - "La fabbrica del programma"): luogo di creatività, di elaborazione e di proposta. Continuiamo ad essere un Partito troppo “romano centrico” mentre vanamente Massimo Cacciari da anni insiste sulla necessità che il PD affronti la “questione settentrionale”. Non riusciamo più ad essere un Partito che nei suoi amministratori locali vede una autentica risorsa e preferiamo lasciarli soli se non quando, addirittura, non gli remiamo contro diventandone i più acerrimi oppositori. Non riusciamo più ad essere un Partito talmente autorevole da assumere, finalmente!, la leadership del centrosinistra e proponendo una seria politica delle alleanze. Militiamo in un Partito che non ha più intellighenzia, che non ha più maitre à penser che possano orientarci nel labirinto di questa nostra contemporaneità e, quando ci sono, li immoliamo perché abbiam perduto persino la passione per la cultura e la cultura politica in particolare. Ai sociologi, ai filosofi, agli scienziati della politica preferiamo i salotti televisivi. Credo sia questo il lavoro che si deve fare per poter quantomeno tentare, fra tre anni, di costruire una valida alternativa a questo governo. Certo: per riuscire in questa impresa dobbiamo scrollarci di dosso le (ex) appartenenze e riscoprire finalmente quel “fare politica” che nasce dal confronto, dal dialogo, dallo studio e dall’impegno. Una “militanza passionale e appassionante”. Ciò che sta mancando a questo Partito e, senza la quale, esso è destinato ad un prematuro fallimento.
Che la forza sia con voi!


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martedì 30 marzo 2010

E ORA?

Scrivo a caldo qualche impressione mentre scorrono i dati (ancora provvisori) di questa tornata elettorale. Che dire?
A vincere è la Lega Nord. Senza se e senza ma. Ha vinto nettamente in Veneto ed ha dato (secondo me) un segnale molto chiaro a Venezia dove alla Regionali tocca il 19,18% (dati de Il Corriere) e alle comunali perde per strada quasi l'8% dei consensi: troppo divario per non pensare ad un messaggio chiaro agli alleati circa la primogenitura delle candidature. Vince la Lega e. tramite suo, vince il centrodestra: erano elezioni di middle time, di metà legislatura allorquando è abituale registrare una disaffezione dell'elettorato verso le forze di governo. Così non è. Il centrosinistra perde (malamente) in Piemonte; perde nel Lazio (e qui il successo della Polverini è amplificato dalla mancata presentazione delle relative liste); perde in Campania ed in Calabria. Quattro regioni che, fino ad oggi, abbiamo governato. In Veneto, Bortolussi arriva a poco più del 29%, 5 anni fa Massimo Carraro aveva superato il 40%.
E ora? Ora occorre, io credo, ripartire dal laboratorio politico di Giorgio morsoni che, attorno a dun programma, riesce a mettere insieme una coalizione ampia che va da Rifondazione all'UDC: Riuscirà a governare una coalizione così eterogena? Lo vedremo. Sta di fatto che ora è giunto il momento, finalmente (e senza indugi), che il PD superi divisioni, ex appartenenze, sospetti e dietrologie. A Mira il PD arriva al 35%: mi pare un risultato straordinario. Così come (permettetemelo) mi pare semplicemente straordinario il risultato raggiunto dall'amico Andrea Causin che conm oltre 7000 preferenze è il candidato più votato.
Rimbocchiamoci le maniche. E' ora - finalmente - di lavorare per un partito veramente unito.
Che la forza sia con voi!

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venerdì 19 marzo 2010

EDITORIALE

Da Il Corriere della Sera, a firma di Aldo Cazzullo

Il Cavaliere e la catena (inutile) degli amici
E se, alla fine, la vera notizia uscita dall’inchiesta di Trani fosse che Berlusconi non se lo fila nessuno? Il presidente del Consiglio, il padrone di un impero delle comunicazioni, l’uomo più potente del paese vuole zittire una trasmissione tv. Si rivolge a un amico che ha fatto mettere all’Authority. Lo sollecita a far intervenire il presidente dell’Authority. Si appella al direttore generale della Rai. Fa in modo che siano coinvolti la commissione di Vigilanza, un consigliere del Csm, un altro «amico magistrato» e Gianni Letta. Chiama pure i carabinieri. E la trasmissione è ancora lì. L’unico che riesce a oscurarla per qualche settimana è un parlamentare dell’opposizione, l’onorevole Beltrami, che propone il black-out elettorale prontamente accettato dalla maggioranza. Ma, il Giovedì Santo, Santoro sarà di nuovo in onda, prevedibilmente con una puntata monotematica sui maldestri tentativi di zittirlo. E Berlusconi mediterà su quanto sia inefficiente la sua struttura di comando, e il paese stesso su cui in teoria spadroneggia da decenni.
È evidente che dalla penosa vicenda si possono trarre altre conclusioni, tutte giuste. Non va sottovalutata la gravità della commistione tra Palazzo Chigi, l’autorità di garanzia, la direzione della Rai e pure quella del Tg1. Così come Berlusconi non ha torto a far notare che nessun capo di governo rilegge sui giornali scampoli di conversazioni private in cui si lamenta della moglie. Resta la sensazione di un uomo che non riesce a farsi obbedire da nessuno, e al massimo trova spalle su cui piangere. Non solo Santoro lo «processa come appartenente alla mafia » e «non fa che trasmettere puntate su Mills e Spatuzza». Veronica gli chiede 90 miliardi di lire l’anno e «c’ha il giudice che è amico dell’avvocato». De Benedetti aspetta i suoi 750 milioni di euro. Il fisco ne chiede altri 900 milioni. Ora lo vogliono pure ammazzare. Tutto serio, serissimo; ma la contro- strategia del premier lo è meno. «Questo Napoli da dove arriva, da Mastella? Ma Mastella adesso è totalmente con me!».
E Savarese? «Era amico di Fini, però adesso è più amico di Gasparri» dice la spalla del premier, Innocenzi. La cui figura, più che Tigellino, ricorda uno psicanalista o in genere un sodale destinatario di sfoghi interminabili. E’ vero che Innocenzi lamenta di essere mandato a quel paese da Berlusconi «ogni tre ore»; ma alla fine non combina nulla. Né gli altri si rivelano più efficienti o disponibili. Il fido Masi paragona il Cavaliere a un governante dello Zimbabwe, con una metafora che gli resterà appiccicata per la vita. Il poeta Calabrò fa una figura quasi eroica. Gianni Letta dà l’impressione di fare il minimo indispensabile, giusto per evitare che gli possa essere rinfacciato alcunché. E’ allora che Berlusconi gioca l’arma finale e telefona al generale dei carabinieri Gallitelli: Santoro parla male persino della Benemerita, fate un esposto! Ma pure il generale dei carabinieri disobbedisce: telefona all’Authority, ma l’esposto non lo fa. Ogni volta, anche di domenica, Berlusconi si lamenta con il povero Innocenzi, che conosce da trent’anni e copre regolarmente di contumelie; ogni volta, Innocenzi lo tranquillizza, rassicura, annuisce - «sì presidente», «certo presidente» -, annuncia bellicoso che si muoverà «come un tupamaro con le bombe addosso», promette che troverà la strada giusta; e non la trova mai. A sua volta, Innocenzi esasperato si apre con Masi: «Mi ha fatto un culo che non finiva più. Mi insulta. Mi dice che l’Agcom si deve vergognare, che è una barzelletta».
Quando proprio non ne può più, Innocenzi richiama Letta - «Gianni, sei l’ultima spiaggia... » -, il quale, come annota con involontario sadismo il maresciallo intercettatore, «risponde con parole incomprensibili ». Quanto a Santoro, il massimo che si cava da lui è la promessa di una «trasmissione equilibrata »; e qui manca purtroppo il commento del premier. Il tempo, la magistratura e le elezioni regionali daranno il verdetto sulla vicenda. E’ possi- bile, anzi probabile che le richieste di Berlusconi siano eccessive e fuori luogo, tanto che pure uomini ansiosi di compiacerlo non riescono ad accoglierle. E’ possibile che il bilancio finale sia in attivo per il premier: Berlusconi ama fare la vittima, denuncia volentieri l’accerchiamento da parte dei magistrati, e l’inchiesta di Trani potrebbe giovargli. Ma nell’infinita vertigine delle possibilità è dato pure che il "tiranno" sia un uomo solo, che la sera e nei festivi inveisce e si sfoga con un amico che magari ha posato il telefonino sul tavolo; mentre il maresciallo trascrive tutto.
Che la forza sia con voi!

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giovedì 18 marzo 2010

SUL LAVORO



PER UNA NUOVA STAGIONE DI TUTELA DEL DIRITTO AL LAVORO


Domenica 21 Marzo
ore 10:00
PIZZERIA AL PONTE
Via Venezia 181 - Oriago


PARTECIPANO

ON. PIERPAOLO BARETTA Già Segretario aggiunto CISL

ANDREA OLIVERO Presidente Nazionale ACLI

ANDREA CAUSIN Consigliere Regionale e Presidente Commissione
Regionale Lavoro

DONATELLA DONATI Docente Universitaria e candidata al Consiglio Veneto

RENATO MARTIN Consigliere Provinciale PD

MICHELE CARPINETTI Sindaco di Mira

MODERA

DAVIDE MEGGIATO Vicesindaco


L'incontro è aperto alla cittadinanza Ti aspettiamo!

Al termine brindisi augurale
Che la forza sia con voi!

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lunedì 15 marzo 2010

LETTERA

dal blog di don Giorgio 8a sua volta tratto da MicroMega)
da MicroMega

Lettera di una professoressa a don Milani
di Mila Spicola



Caro don Lorenzo,
sono passati quanti anni dalla lettera che mi hai inviato? 42? 43? Il mondo è cambiato mille volte da allora. È cambiato il mondo, sono cambiata io, anche se ho esattamente gli stessi anni di quella lettera che tengo sul comodino e conosco a memoria. Eppure io mi ritrovo a insegnare incredibilmente nella scuola dei tuoi poveri Giovanni, sempre più distinti dai ricchi Pierini. Non a Barbiana, bensì in una periferia palermitana, in Sicilia, nella regione più povera d’Italia. Quella che avrebbe bisogno di attenzioni e aiuti e invece ha avuto, indistintamente, gli stessi identici tagli che si sono verificati altrove. Solo che qui un taglio è la decapitazione. “Non si divide una torta in parti uguali tra diseguali”, così mi hai spiegato e mi avevi convinta. 40 anni fa, ci avevi convinti tutti. Noi insegnanti e quelli che decidono. Avevamo capito la tua lezione. Ci abbiamo provato a fare una scuola migliore. E l’avevamo fatta, lasciamelo dire, prima che arrivasse questo disastro.
I tuoi erano altri tempi e altre anime. Da un lato c’era l’ignoranza, quella vera, quella che vivevi come un’onta e dall’altra, come un sole, come una promessa di progresso, la cultura. I pochi che sapevano guidavano dall’alto lo sterminato numero di quanti non sapevano. Io ero tra quelli che sapevano, e me ne vantavo, nel bene e nel male. Ero una professoressa e persino don Milani, tu, mi temevi, mi rispettavi, riconoscevi un valore in quello che facevo. Oggi è il contrario. Sembra quasi che la cultura sia un’onta e che tutto sia riducibile a quantità. Tutto, ogni cosa. Non solo la cultura dobbiamo difendere, ahinoi. Dobbiamo rispiegare da zero alcune cose che avevamo assunto per fondamenta: il valore delle regole, dell’onestà, della legalità, della dignità, della coesione sociale. Si sono sfaldate mentre stavamo nelle classi: senza accorgercene ce le siamo fatte levare una ad una quelle certezze. Siamo rimaste così: oltre ai gessetti ci hanno tolto la terra da sotto i piedi. La terra delle quantità al posto dell’humus delle qualità.
Tutto è quantificabile, solo quantificabile. E se è quantificabile, allora ha un prezzo. Persino la scuola. Ci hanno costretto a fare questo. Soldi che sono “sprecati”, soldi che servono ad altro (che altro può esserci di più importante mi chiedo), soldi che non servono, e intanto le nostre scuole crollano a pezzi. Mentre a noi tolgono soldi, tantissimi, altrettanti direi, vengono assegnati a mille altre cose che non sto nemmeno a dirti. Il che la dice lunga su quale sia la scala delle priorità di chi governa oggi. “Piano casa”? Perché non un “piano scuole”? Se volessimo davvero rilanciare il comparto edilizio e non invece favorire l’edificazione selvaggia ne avrebbero di lavoro le imprese edili a sistemare tetti umidi e mura ammuffite.
Sono una professoressa e molti mi disprezzano. Forse anche tu mi disprezzavi, non certo per il mio mestiere, che hai scelto anche tu di fare: insegnare. Mi disprezzavi perché insegnavo solo ai Pierini, i figli dei ricchi e lasciavo indietro i tuoi Giovanni, poveri e malandati e mi dimenticavo che la Costituzione recita che tutti hanno diritto a un’istruzione pubblica di qualità. Io ti ho ascoltata eccome e oggi insegno in una scuola di tanti piccoli Giovanni. Accade esattamente la stessa cosa: i miei Giovanni sono nuovamente distinti dai Pierini. Si è però verificato uno scambio curioso. Siamo solo noi da dentro quelle aule sporche e fredde a difendere il diritto a un futuro migliore per i Giovanni di oggi. Noi professoresse. E lo facciamo adesso perché stanno mettendo in pericolo quella possibilità.
Oggi le scuole migliori si pagano, è sempre stato così mi dirai. Ma non da far diventare sempre peggiori quelle destinate ai più. Quasi fossero anch’esse ad esaurimento, come le graduatorie dei miei colleghi precari, senza che nessuno dica o faccia nulla. Ad esaurimento come la coesione sociale che noi, soli, dentro le aule, possiamo ripristinare. Sono altri i nemici che allontanano i miei ragazzi dal proseguire gli studi. Non certo io. Sono i ritorni ai “5 in condotta”, sono il ripristino di parole vetuste come “apprendistato”. L’Italia è cambiata, caro don Lorenzo, ma è cambiata perché sta tornando indietro. In ogni casa c’è una tv, ogni mio alunno ha un cellulare ma spesso non ha i libri. E perché mai un libro dovrebbe essere più importante di un cellulare per una mamma di periferia? Per un ragazzo che vive a Ciaculli a Palermo, in Sicilia, nel 2010? Perché mai?
La scuola dove insegno ha la muffa nei tetti, i riscaldamenti spesso non funzionano, in alcune aule ci piove dentro, ogni tanto qualche idiota distrugge i vetri e i ragazzi si ritrovano a vagare per i corridoi, trasportandosi dietro le sedie, quando le hanno, divisi in altre classi, seduti ammassati, con i loro giubbottini e per loro è la normalità. Non hanno mai visto che potrebbe essere diverso. L’80% delle scuole palermitane è fuori norma per un motivo o per un altro. Nella patria dell’antimafia, lo stato si fa garante dell’illegalità in cui vivono i ragazzi.
Mi monta la rabbia perché penso a quel tuo alunno che mi scrisse: “andare a scuola è sempre meglio che spalare la merda” e sono passati 40 anni. Mi chiedo cosa siano le magnifiche sorti e progressive se il progresso ha condotto a questo. Il progresso o gli uomini? Abbiamo un ministro che ci ha tagliato i fondi. Non solo quelli che hanno buttato per strada migliaia di colleghi, ma ha tagliato i fondi per evitare che i miei Giovanni sia curati uno ad uno, che siano rimessi nelle stesse identiche condizioni dei Pierini più fortunati per operare una scelta.
Ti dico di più: come faccio a convincerli che solo la conoscenza li salverà? Solo la conoscenza li farà padroni del mondo? Solo la conoscenza ne farà adulti consapevoli? Come faccio a convincerli che la scuola non è un “servizio” ma un diritto alto? Se poi i loro fratelli più grandi, che faticosamente arrivano alla laurea e sono più bravi degli altri perché hanno studiato sodo e da soli, e poi magari decidono di accedere alle cariche o alle carriere che meriterebbero, cioè le migliori, beh, per quei ragazzi qua a Palermo, non c’è altra via che andarsene?... a Palermo? Correggo: in Italia. E allora a che serve battersi per una scuola pubblica? Per la diffusione della conoscenza, per la promozione del merito? A che serve scendere in piazza a scioperare il 12 marzo se non per testimoniare che quello che si sta verificando nelle scuole di ogni ordine e grado è la vera emergenza democratica del nostro paese? A che serve se non è un pensiero condiviso?
A che serve se nessuno si rende conto che quella ad essere davvero messa in discussione, con la distruzione della scuola pubblica italiana, è la natura stessa della democrazia? Chi vuole veramente assicurare ai nostri figli oggi quel pensiero critico e libero che solo una scuola pubblica sana e voluta da tutti potrebbe ottenere? Chi? Mi giro intorno e vedo solo qualcun altro come me, qualche altro professore. E nemmeno tutti.
Non vedo classi dirigenti che gridano allo scandalo. No. Non vedo intellettuali. Non vedo scrittori, artisti, giornalisti. Non ne vedo nessuno che sia sceso con me a darmi forza e a sostenermi. Nemmeno quelli che hanno denunziato altri fatti terribili, ma, lasciamelo dire, meno gravi. Perché che senso ha denunziare la criminalità e l’illegalità e il non rispetto delle regole se poi si tace di fronte alle cause primarie della criminalità diffusa e dell’assenza di valori sani e di cultura? Valori e cultura che da sempre sono stati trasmessi tra le generazioni attraverso la scuola? Dove sono oggi Pasolini e Sciascia? Cosa farebbero oggi di fronte a tale scempio silenzioso?
Anzi, quegli stessi intellettuali, da una lontananza ben più siderale di quella di cui tu, caro don Lorenzo, accusavi me, professoressa, quasi quasi, mi additano sospettosi. Non sei brava, hai due mesi di vacanze, hai tanti privilegi, siete troppi. E non sono mai entrati in una mia aula. Non hanno mai visto in che condizioni lavoro, in che condizioni costringo i miei ragazzi alla disciplina, quando vorrei che spaccassero quelle pareti sporche e facessero la rivoluzione anche contro di me, che non ho la forza che hai avuto tu, caro don Lorenzo, di spiegarglielo a tutti gli italiani cosa voglia dire fare scuola.
Il valore di un popolo è direttamente proporzionale al valore che attribuisce alla scuola e alla conoscenza. E mi rattrista riconoscere che il valore del nostro popolo si sta frantumando come la mappa di Borges proprio mentre da più parti per molto meno le folle si riuniscono chiamate dal piffero della telecrazia imperante. Tutte le mattine mi siedo alla mia cattedra, faccio l’appello, inizio la mia lezione restituendo il sorriso della vita che mi regalano i ragazzi e mi ripeto che quella forza la devo ritrovare intera. Perché io non rimango muta di fronte a questa ignobile distruzione: io non ne sarò complice. Siatelo voi, complici. Io no. E da quando mi sveglierò la mattina a quando andrò a letto la sera, in ogni angolo e con tutta la voce che ho lo ripeterò fino a quando non mi ascolteranno: stanno distruggendo la scuola, evitiamolo.
(11 marzo 2010)
Che la forza sia con voi!

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giovedì 11 marzo 2010

SENZA PAROLE

E poi ci chiediamo perchè non vinciamo le elezioni....

Purtroppo non è una barzelletta

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UN PARTITO PRIGIONIERO

Da Il Corriere della Sera
di Angelo Panebianco
La tragicommedia non è ancora finita. Per ora il «golpe » (come certi oppositori, dotati, come ognun vede, di senso della misura e dell’equilibrio, hanno subito definito il decreto salva-liste) è stato bloccato da un Tar. Ieri la lista pdl nella provincia di Roma ha subito un nuovo stop. Vedremo gli sviluppi. Al momento, si constatano due conseguenze. La prima è data dal grave danno d’immagine che il centrodestra si è auto-inflitto e di cui è il solo responsabile. La seconda riguarda gli effetti sull’opposizione. La reazione del Partito democratico fa riflettere. È possibile che abbia ragione Giuliano Ferrara («Il Foglio», 8 marzo): il Pdl aveva fatto un clamoroso autogol ma il Pd non è stato poi capace di approfittarne. I dirigenti del Pd avrebbero potuto dire: accertato che i nostri avversari sono dei pasticcioni, noi che abbiamo a cuore la sorte della democrazia e che non possiamo accettare che una competizione democratica venga svuotata di significato per assenza del nostro principale antagonista, sosterremo le scelte che farà il presidente della Repubblica per sanare questa anomala situazione. Sarebbero usciti da questa vicenda a testa alta, come l’unico partito importante dotato di senso delle istituzioni. Ma ciò avrebbe anche richiesto che il Pd fosse un partito diverso da ciò che è, un partito forte, capace di decidere da solo la propria agenda politica, non un partito debole e etero- diretto, un partito che l’agenda, nei momenti critici, se la fa dettare sempre da altri, si tratti dei giornali di riferimento o di Antonio Di Pietro.

All’indomani del decreto, incapaci di sfruttare il grande vantaggio tattico che il Pdl aveva loro offerto, i dirigenti del Partito democratico si sono subito infilati in una trappola. Parlo della manifestazione di sabato prossimo. Se non verrà annullata, risulterà per il Pd un boomerang e un pasticcio politico, in qualche modo summa e specchio di tutte le sue debolezze. I dirigenti del Pd possono negarlo quanto vogliono ma la manifestazione avrebbe necessariamente il carattere di una presa di posizione contro il capo dello Stato e non solo contro il governo. Il decreto salva-liste, infatti, è stato firmato e difeso da Napolitano. In questa situazione, la stella di Di Pietro, oggi vero leader morale dell’opposizione, brillerebbe: egli è infatti il solo non-ipocrita della compagnia, quello che dice pane al pane, quello che ha chiesto subito l’impeachment per il capo dello Stato. Si badi: se fosse vera la tesi (ma i costituzionalisti sono assai divisi ) secondo cui il decreto crea un grave vulnus al processo democratico, allora Di Pietro avrebbe mille volte ragione a proporre l’impeachment. Quello del Pd risulterebbe dunque un capolavoro politico alla rovescia. Consentirebbe (e ha già consentito) al centrodestra, responsabile del pasticcio, di fare la vittima e di ergersi a difensore del presidente della Repubblica.

L’intera vicenda si presta a considerazioni amare sulla qualità, la tempra e la professionalità della classe politica, di destra e di sinistra. Sulle debolezze (tante e complesse) del centrodestra avremo modo di ragionare in seguito. Per quanto riguarda il Pd, basti ricordare che esso, incapace di tracciare una linea di divisione netta fra sé e il movimento giustizialista, incapace di combattere i giustizialisti (apprezzati da tanti anche al suo interno), ha finito per abbracciarli. E questo è il risultato.
Che la forza sia con voi

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lunedì 8 marzo 2010

(DIS)INFORMAZIONE

Nel 1996 il mai sufficientemente compianto Andrea Barbato pubblicò (Roma, Editori Riuniti) un agevole pamphlet titolato Come si manipola l'informazione: il maccartismo e il ruolo dei media.
Come alcuni di voi ricorderanno negli anni '50, negli Stati Uniti, iniziò una caccia alle streghe nei confronti di moltissimi funzionari dello Stato, giornalisti accusati di essere filo-comunisti. Questa campagna fu avviata da Joseph McCarthy, senatore repubblicano, che il 9 febbraio 1950, ospite del Club delle Donne Repubblicane di Wheeling in West Virginia, agitando dei fogli disse ho qui una lista di 205 (in seguito ridotta a 57) persone, che sono note al Segretario di Stato per essere membri del Partito comunista e che, nonostante questo, ancora lavorano al Dipartimento, formandone la politica. Si badi bene: McCarthy non diede MAI a nessuno copia di quei fogli che, secondo Barnbato (e non solo lui tanto che anni dopo il senatore repubblicano fu pubblicamente censurato dai suoi pari) in realtà erano assolutamente...vuoti. Però parole giuste dette al momento giusto portarono al risultato che tutti conosciamo.

Mi pare che ciò che sta accadendo in questi giorni sia un perfetto esempio di come sia facilissimo manipolare l'informazione (e dunque la verità) nel nostro Paese. E' accaduto che, nel Lazio, i rappresentanti del PDL non hannom rispettato il temrine ultimo per la presentazione delle liste. Errore marchiano, grossolano, sciocco e stupido. Ma errore. Evidente e chiaro. C'è una regola e questa regola va rispettata. Ebbene: è ovvio che NESSUNO poteva certo permettersi il lusso di escludere una parte consistente dell'elettorato. E' altrettanto normale che il Presidente della Repubblica non potesse che firmare il DECRETO INTERPRETATIVO approvato in extremis dal governo.

Ciò che indigna però è:

1) le dichiarazioniu degli esponenti del centrodestra che, di fronte a quanto accaduto, se la pigliano con la sinistra che sa solo insultare;

2) il fatto che NESSUNO, ma proprio NESSUNO, abbia chiesto scusa agli italiani in generale e al resto di partiti e movimenti che le regole (e gli orari limite) li hanno rispettati.

Che la forza sia con voi!

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giovedì 18 febbraio 2010

SIGNORI, SI SCENDE!





La notizia degli ultimi giorni non è la Binetti transfuga dal PD verso l'UDC (buonissima notizia penso). Nè che Cacciari abbia pubblicamente detto ciò che in molti pensiamo: l'API di Rutelli e l'UDC di Casini destinati a confluire in un nuovo (un'altro!) partito, di centro (sinistra, mi auguro) e moderato. No. E' un'altra. C'è un assessore della giunta Cacciari (giunta di CENTROSINISTRA) che in questi cinque anni si è occupato di mobilità. Assessore inizialmente tecnico, cioè nominato dal sindaco in virtù del suo curriculum di presidente di consorzi e aziende che si occupano di trasporto pubblico. Un assessore che ha fortemente voluto, creduto e realizzato il Tram di Mestre inaugurato l'anno scorso. In quella occasione, Mingardi dichiarava (a La Nuova Venezia):
Siamo in pole position perché noi il tram lo abbiamo realizzato, a differenza di altre città, e lo vogliamo collegare ad un così grande attrattore di traffico. E’ stato bello vedere la gente applaudire il tram rosso, noi non ci siamo portati la claque e ricordo alla Lega che nel Cda di Actv che pensò al primo progetto del tram, era il 1998, siedeva anche un loro esponente, Giovanni Anci riferendosi alle plateali proteste di alcuni militanti del Carroccio (e non solo: ecco l'incipit di un'odg presentato dal PDL:Purtroppo, anche di fronte a situazioni che mettono in pericolo l'incolumità dei nostri concittadini gli ordini di scuderia del centro sinistra sono chiari: nessuna critica al Tram, costi quel che costi! )
Ora che ti combina questo assessore che in seguito si è iscritto al PD e che (e non ditemi che non ho onestà intellettuale ok?) al congresso ha "convintamente" sostenuto la candidatura di Franceschini? In men che non si dica annuncia che si candiderà a fianco di Renato Brunetta!Cioè dal centrosinistra al centrodestra, schieramento che - pensa un pò - ha, al proprio interno, proprio i più acerrimi avversari di molte delle scelte che questo (ex) assessore ha fatto. La motivazione di questa capriola? Il programma di Brunetta? No! Questo dichiara (sempre da La Nuova)il Mingardi:

«Ho un ruolo da svolgere», dice. Mingardi spiega di non aver avuto da Orsoni «garanzie per proseguire un lavoro già avviato».

Ma - dato che di politica non capisco niente - secondo voi cosa significa andarsene per non aver avuto garanzie per proseguire un lavoro già avviato?

Veramente un gran bravo assessore....alla mobilità!

Che la forza sia con voi!

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venerdì 12 febbraio 2010

FINITA????

Ora...capisco che l'ottimismo è il sale della vita (ricordate?) ma se anche per voi la crisi è finita. il peggio è passato, la ripresa seppure debole è cominciata....leggete qua (articolo pubblicato dal Tgcom):

Pil in calo del 4,9% nel 2009
Istat: "E' il dato peggiore dal 1971"
Il 2009 si è chiuso con un Pil in calo del 4,9%. Una flessione leggermente superiore a quella stimata dal governo che aveva previsto un -4,8%. Si tratta del dato peggiore dal 1971, ossia da quando è iniziata la serie storica. Anche nel quarto trimestre l'economia ha registrato un calo, anche se contenuto: -0,2% rispetto al trimestre precedente (contro un atteso +0,1% degli analisti) e -2,8% rispetto allo stesso periodo del 2008. Lo rivela l'Istat sottolineando che, con questi numeri, la crescita acquisita per il 2010 è pari allo zero.
Un risultato, quello dell'Italia, peggiore rispetto a quello degli altri grandi Paesi
. Nel quarto trimestre, infatti, il Pil è aumentato in termini congiunturali dell'1,4% negli Usa, dello 0,1% nel Regno Unito, dello 0,6% in Francia ed è rimasto fermo in Germania. In termini tendenziali, invece il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,1% negli Stati Uniti, è diminuito del 3,2% nel Regno Unito, del 2,2% in Francia e del 2,4% in Germania.La diminuzione congiunturale dello 0,2% del Pil del Belpaese - spiega l'Istat- è il risultato di una diminuzione del valore aggiunto dell'industria, di una sostanziale stazionarietà del valore aggiunto dei servizi e di un aumento del valore aggiunto dell'agricoltura. C'è da dire, inoltre, che il quarto trimestre del 2009 ha avuto due giornate lavorative in meno rispetto al trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al quarto trimestre del 2008.Rallenta la crescita del Pil nell'EurozonaNell'ultimo trimestre del 2009 il prodotto interno lordo nell'Eurozona è aumentato dello 0,1% contro il rialzo dello 0,4% nel trimestre precedente.Rispetto al quarto trimestre 2008, invece, il Pil è sceso del 2,1%. E' quanto emerge dalle stime cosiddette "flash" realizzate dall'Eurostat. Anche per quanto riguarda l'Unione europea a 27 paesi, il Pil è salito dello 0,1% mentre rispetto al quarto trimestre 2008 il dato è in calo del 2,3%. In Italia, il dato è in calo dello 0,2% rispetto al periodo giugno/settembre, mentre su base annuale il ribasso sale al 2,8%.Nello stesso periodo, il Pil degli Stati Uniti è salito dell'1,4% rispetto al trimestre precedente, e dello 0,1% rispetto all'ultimo del 2008. Considerando l'insieme del 2009, il Pil della zona Euro è in calo del 4% e quello dell'Unione europea a 27 paesi del 4,1%.
Che la forza sia con voi!



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giovedì 11 febbraio 2010

(IN)GIUSTA GIUSTIZIA?

Ho recentissimamente parlato con un amico - dichiaratamente e manifestamente di (centro)sinistra - che di mestiere fa l'avvocato. Certo: chi di mestiere sta dall'altra parte della "barricata" immagino possa avere dei giudizi "condizionati" su chi, di fatto, valuta - attraverso le sentenze - la capacità e la bravura di chi difende un imputato. E però quella frase tranchant buttata lì tra un caffè ed una sigaretta - sono sempre più convinto che Berlusconi sulla giustizia abbia ragione - mi ha moltissimo colpito. Perché tocca un nervo scoperto del centrosinistra in generale e del PD in particolare che, su questo specifico tema, mi pare schierato più sulla contrapposizione al Presidente del Consiglio che sull'argomento specifico. E' vero: siamo assolutamente garantisti (e questo garantismo deve valere per tutti) ma incapaci (almeno a me pare) di una riflessione serena e pacata sulla magistratura (forse perché molti magistrati sono politicamente a noi vicini?). Poi, in rapida successione, compaiono sui giornali tre notizie che lasciano davvero sconcertati.
La prima riguarda l'assoluzione (in Appello) del professor Dino Casarotto, luminare della cardiochirurgia, che, in primo grado, era stato condannato a 5 anni e 9 mesi per omicidio colposo: avrebbe (stando all'accusa), per denaro, impianto della valvole cardiache difettose. Ora questo professionista è stato invece assolto per non aver commesso il fatto. Ma, mi chiedo, un fatto - per essere tale - presuppone che sia reale: come è possibile che un magistrato prima stabilisca che questa colpa è un fatto e dunque una realtà e, tre anni dopo, un altro magistrato affermi l'esatto contrario?
La seconda è apparsa su tutti i quotidiani. La traggo da Il Giorno: Singolare episodio oggi presso la prima Corte d’Appello di Milano. Mentre il collegio giudicante era in camera di consiglio per alcuni processi già discussi, l’avvocato Paolo Cerruti - difensore in un procedimento ancora da trattare - è andato a sfogliare alcuni fascicoletti sul tavolo del presidente Giovanni Scaglioni e ha scoperto che per il suo assistito F.B. la sentenza era già stata scritta con la conferma del giudizio di primo grado: una condanna a 8 mesi per un borseggio avvenuto a Monza lo scorso anno.
La terza riguarda Calogero Mannino, senatore dell'UDC, che dopo 14 (sì, avete letto bene: 14 anni) di processi è stato definitivamente assolto dall'accusa di associazione mafiosa e che trascorse in galera 23 mesi.
Episodi singolari, marginali si dirà...episodi che non possono "infangare" la memoria di quei magistrati (e sono davvero tanti) - eroi morti per mano della mafia o del terrorismo. Certo. E' assolutamente vero. Ma di fronte a questi fatti, non è giunto al fine il momento che anche noi cominciamo a discutere di come rendere la giustizia veramente giusta?
Che la forza sia con voi!

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giovedì 4 febbraio 2010

DUBBI

Da La Stampa
Se questo è un uomo
DI MASSIMO GRAMELLINI
Ma come farà a essere israeliano con gli israeliani e palestinese coi palestinesi? Ad affermare, davanti a Netanyahu, che bombardare Gaza fu «una reazione giusta» e due ore dopo, davanti ad Abu Mazen, che le vittime di Gaza sono paragonabili a quelle della Shoah? Zelig si limitava a cambiare faccia, a seconda dell’interlocutore da compiacere. Ma questo è un uomo in grado di cancellare il tempo e lo spazio. Riesce a stare con il pilota dell’aereo che sgancia le bombe e nel rifugio sotterraneo con i bombardati. In contemporanea, e dispensando a entrambi parole di comprensione. Nella sua vita precedente insegnava ai venditori di pubblicità a essere concavi coi convessi e convessi coi concavi. Una volta li sfidò a salutare cinquanta clienti, trovando un complimento per tutti. Solo stringendo la mano al cinquantesimo, un uomo brutto e sgradevole, rimase perplesso. Poi gli disse: «Ma che bella stretta di mano ha lei!».Molti hanno letto quei manuali americani che insegnano a infinocchiare il prossimo in 47 lezioni. Ma solo lui ha il fegato di applicarne il precetto fondamentale: credere sempre a quel che dici, anche quando è il contrario di quel che hai appena detto. Una tecnica che evidentemente funziona persino con le vecchie volpi mediorientali. Come farà? Vorrei tanto chiederglielo, se non fosse che lui nel frattempo si è già spostato nella basilica della Natività, a Betlemme, dove sta raccontando ai frati una barzelletta sulla Madonna che avrebbe preferito una femminuccia. A quel punto mi arrendo.
Che la forza sia con voi!

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mercoledì 27 gennaio 2010

IPSE DIXIT

Da La Repubblica (articolo a firma di Massimo Giannini)

Prodi: "La gente mi chiede chi comanda nel Pd"
Bastonato in Puglia. Umiliato a Bologna. Spiazzato nel Lazio. Confuso ovunque. Romano Prodi, padre nobile del Partito democratico, osserva da lontano i tormenti della sua "creatura". "Tre settimane fa ero a Campolongo, a sciare. In fila per lo skilift la gente mi fermava e mi chiedeva solo questo: ma chi comanda, nel Pd?". Bella domanda. Il Professore non ha la risposta. E per la verità neanche la cerca: "Ormai sono fuori, e quando si è fuori si è fuori...", dice l'ex premier. Non si sogna nemmeno di "sparare sul quartier generale", una delle abitudini preferite della sinistra italiana di ieri e di oggi. Proprio lui, poi, l'unico che è riuscito a battere Berlusconi due volte, anche se poi non è riuscito a governare come avrebbe voluto. Ma la domanda resta, in tutta la sua drammatica semplicità. Chi comanda, nel Pd? Il buon Bersani, fresco segretario pragmatico e onesto, ieri ha messo la sua faccia sulla sconfitta pugliese e sul pasticcio bolognese. Ma il suo limite, in questa prima fase di gestione del partito, è stato un esercizio timido e intermittente della leadership. Quello che nella campagna elettorale delle primarie nazionali era stato il suo miglior pregio (la sana realpolitik emiliana, la forza operosa e tranquilla, la capacità di rassicurare gli elettori) nella campagna elettorale per le primarie è diventato il suo peggior difetto. Molte parole di buon senso, ma pochi messaggi che trascinano. Molte iniziative diffuse sul territorio, ma poca "gestione" delle partite locali complesse. Così, a tratti, ha alimentato il sospetto di lasciarsi "etero-dirigere": dalla "volpe del tavoliere" in Puglia, dalla Bonino nel Lazio, da Casini un po' ovunque.
Ieri, in direzione, nessuno l'ha processato per questo. La minoranza veltroniana e franceschiniana non ha infierito, ed ha evitato di ricadere nel vizio tafazziano preferito dal centrosinistra: il regolamento dei conti. Ma in conferenza stampa Bersani era solo, a fronteggiare le domande dei cronisti. Dov'era Massimo D'Alema, che in Puglia ha tentato con l'Udc l'ennesimo esperimento di laboratorio, spazzato via con le provette neo-centriste e gli alambicchi neo-proporzionalisti dai 200 mila elettori che hanno tributato un plebiscito a Nichi Vendola? E dov'era Enrico Letta, che il 4 gennaio in un Largo del Nazareno ancora deserto per le vacanze di Capodanno annunciò il no alle primarie e la candidatura unica di Francesco Boccia? Non pervenuti. E così l'impressione, che è di Prodi ma non certo solo di Prodi, è che alla fine il partito sia in realtà "sgovernato", e un po' in balia di se stesso. Il Professore non lo dice, e "per correttezza" (come ripete in continuazione) si guarda bene dal dare giudizi sulle strategie politiche di questi ultimi mesi e sulle scelte del segretario. Lui, tra l'altro, Bersani l'ha anche sostenuto e votato alle primarie. Ma il Pd è pur sempre il "suo" partito. Lo ha sognato e alla fine fondato. Vederlo ridotto così, oggi, gli fa male. "Sa cosa mi dispiace, soprattutto? È vedere che ormai sembra sempre più debole la ragione dello stare insieme...". Come dire: quello che manca è il vecchio "spirito dell'Ulivo", quel mantra evocato ossessivamente fino a due anni fa, a volte quasi come un esorcismo, che spinse e convinse i vertici di Ds e Margherita ad uscire dalla casa dei padri, e a fondere i due riformismi, quello di matrice laico-socialista e quello di matrice democratico-cristiana. Non che nelle stagioni passate quello "spirito" abbia soffiato così impetuoso. Ma è vero che oggi appare impalpabile. Quasi svanito, come dimostrano le piccole e ingrate diaspore di queste settimane, dalla api rutelliane e agli altri "centrini" cattolici. Dov'è finito il progetto? Dov'è finita "l'unità" che gli elettori invocano da anni? Di nuovo: Prodi non ha la risposta. Si limita a riproporre le domande. E con lui se le ripropone l'eroico "popolo del centrosinistra", che si mette diligente in fila, con un euro in mano, in ogni fredda domenica in cui la pur esecrata "nomenklatura" chiama: quale autodafè deve ancora accadere, prima che le magnifiche sorti e progressive del grande "partito riformista di massa" si riducano in rovine fumanti? Per il Professore, stavolta, c'è un dolore nel dolore. La spina nel cuore si chiama Bologna. Nelle dimissioni di Delbono c'è anche un po' di debacle prodiana. Era stato l'ex premier, a lanciare "l'amico Flavio" verso la candidatura a sindaco. Per forza, oggi, la sua uscita di scena brucia due volte. Prodi prova a girarla in positivo: "Prima di tutto, analizziamo la dimensione del problema. Di cosa si sta parlando? Non si distrugge la vita di un uomo, come è accaduto in questi giorni, per una storia come quella, per una manciata di euro...". E se gli fai notare lo "scandaletto", i due bancomat e il "cha-cha-cha della segretaria", il Professore non arretra. "Certo, doveva essere più accorto. Ma in questi giorni nessuno si è limitato a dire questo: gli hanno dato del delinquente, invece. Hanno parlato di limite etico travolto. Eppure altrove, per altri amministratori locali di centrodestra che ne hanno combinate di tutti i colori, nessuno ha gridato allo scandalo, e si è mai sognato di chiedere le dimissioni. Allora queste cose le vogliamo dire sì o no?". Appunto, le dimissioni. Proprio a Bologna, che già era uscita un po' malconcia dall'era Cofferati. "Ma anche le dimissioni, vede, confermano la differenza di stile di Delbono: ha compiuto un atto di responsabilità verso la città. Ora sarà più libero di dimostrare la sua innocenza, della quale sono non sicuro, ma sicurissimo. Non era obbligato a dimettersi, ma l'ha fatto. Ha messo il bene comune sopra a tutto, prima delle convenienze personali. Chi altri l'avrebbe fatto? La Moratti, forse?". E ora? Che ne sarà di Palazzo Accursio? Nei boatos, che riecheggiano sotto i portici del centro storico e nei conciliaboli del Bar Ciccio, c'è solo un nome che rimbalza, per la successione a Delbono. Ed è proprio il suo: Romano Prodi. Possibile? Il Professore ridacchia, e quasi sibila in uno slang emiliano che si fa più stretto: "Ma non ci pensi neanche un momento... Gliel'ho già detto: in politica o si sta dentro, o si sta fuori. E io dentro ci sono già stato anche troppo. Mi riposo, leggo, studio molto, faccio le mie lezioni qui in Italia e in Cina. E sono sereno così". Ma il Pd, Professore: che ne sarà del Pd? "Non lo so, speriamo bene...". Di più non gli si estorce, all'uomo che tuttora molti continuano a considerare un possibile "salvatore della patria", per Bologna e non solo. "Eh no - conclude lui - salvatore della patria no! Va bene una volta, va bene due volte, ma tre volte proprio non si può. Grazie tante, ma abbiamo già dato...".
Che la forza sia con voi!



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lunedì 25 gennaio 2010

CHE DOMENICA!



Bella, bella domenica quella appena trascora (e magari fossero tutte così)... A San Siro grandissima lezione di calcio. Non c'è storia che tenga: Mourinho sarà pure straffottente, ironico, antipatico (ieri sera a Massimo De Luca che gli chiedeva: "è permaloso?", lui ha risposto semplicemente "sì"), con quella faccia un pò così (e i lettori veneziani immagino sappiano cos aintendo) ma è in assoluto il miglior allenatore del mondo. Restare per 72' in 10 e riuscire comunque a vincere (benché il Milan sia stato molto sotto tono) significa avere gli...zebedei. Ed è semplicemente incredibile il Marco Matrix Matterazzi che, per festeggiare e ricordandosi che è carnevale, indossa la maschera di Berlusconi. Grande! Chissà cosa avrà detto, da lassù, il buon Peppino Prisco....

Ma è stata una bella domenica anche per quel che è accaduto in Puglia e a Venezia. Dunque il popolo delle primarie nel Salento ha scelto: il candidato sarà il governatore uscente Vendola che ha (pesantemente) sconfitto Boccia (per'altro già battuto 5 anni fa). Oggi Massimo D' Alema (da molti considerato il principale sostenitore dell'ex margheritino Boccia) ha ammesso al Corriere: "probabilmente non ho capito cosa stava accadendo in Puglia"). Credo che quando una classe dirigente sbaglia clamorosamente scelta indicando un candidato che dimostra di non avere il gradimento anticipato degli elettori, significa semplicemente che ha perso totalmente la percezione della realtà. Ora l'UDC comunica che, in Puglia, si alleerà col centrodestra. E anche su questo una riflessione è d'obbligo: il PD chieda, come prerequisito prima di ragionare sulle alleanze, ai partiti con cui vuole fare un percorso elettorale/amministrativo congiunto il rispetto di questo metodo di individuazione dei candidati (metodo che a me, comunque, continua a non piacere).

A Venezia invece l'avversario di Renato Brunetta sarà Giorgio Orsoni che batte (piuttosto nettamente) Gianfranco Bettin e Laura Fincato. In questo caso il PD aveva mostrato di interpretare bene il pensiero di militanti e simpatizzanti indicandolo fin da subito come proprio candidato. Orsoni è persona moderata, dotato di grande intelligenza politica. Il suo difetto? Non è particolarmente conosciuto ma ci sono 2 mesi di campagna elettorale per recuperare questo gap.

In Veneto (ed è l'altra buona notizia) il PD fa la scelta giusta indicando in Giuseppe Bortolussi lo sfidante di Zaia. Bortolussi è l'uomo giusto: dotato di grande onestà intellettuale, profondo conoscitore del mondo delle piccole e piccolissime imprese, con idee chiare su molti dei temi veri e autentici che interesseranno la nostra Regione nei prossimi anni. E se Galan (come credo) certamente non si spenderà moltissim0 per il Ministro dell'Agricoltura vuoi vedere che....

E se anche stavolta, invece, sarà debacle elettorale a noi che c'importa? Abbiamo pur sempre Josè Mourinho....



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venerdì 22 gennaio 2010

(IN)GIUSTA GIUSTIZIA

Potere e diritto
di EZIO MAURO
Dunque il Padre Costituente era un Padre Deformante. La norma del cosiddetto processo breve scardina il diritto dei cittadini ad avere giustizia, il dovere dello Stato di amministrarla, l'interesse del Paese ad una regola di base della convivenza civile come l'uguaglianza di tutti di fronte alla legge. Soprattutto, con l'esecutivo che usa come un'arma personale il legislativo per bloccare il giudiziario, quella norma vanifica il principio della separazione dei poteri, senza il quale, come diceva la Dichiarazione dei diritti dell'uomo del 1789, una società "non ha una costituzione".Questo è il vero punto su cui istituzioni, partiti e cittadini devono riflettere. È ben chiaro che le regole del gioco di un sistema si cambiano tutti insieme. Ma a patto che nessuno, intanto, manometta per sua personale urgenza alcune regole fondamentali, prima ancora che il confronto abbia inizio. Chi lo fa, è inaffidabile per due ragioni: perché nessuna riforma condivisa inizia con un colpo di mano, e soprattutto perché nessuna stagione costituente può fondarsi su un salvacondotto.Con questa legge di privilegio, Berlusconi ha in realtà già riformato da solo il sistema, a forza, sovraordinando il suo potere al diritto, mentre il concetto politico-giuridico di Stato punta ad una sintesi tra potere e diritto, eliminando la forza dall'ambito delle istituzioni. Siamo davvero di fronte ad un "brusco spostamento tra politica e giustizia". La prima regola democratica è prenderne atto, ed essere conseguenti.
Che la forza sia con voi!

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giovedì 21 gennaio 2010

W LA S(Q)UOLA????

Un mio insegnante di lettere, al Liceo, esortava chi non aveva particolare amore per l'italiano (cosa non scandalosa giacché si era in un Liceo Scientifico) sostenendo che il "saper scrivere" nella liungua madre era utilissimo non foss'altro che per saper compilare un curriculum vitae...
All'Università ricordo ancora come alcuni docenti si rammaricavano perché, di fatto, l'unica "prova scritta" cui erano tenuti gli studenti di Lettere era la tesi di laurea così che spesso ci si trovava di fronte ad aspiranti insegnanti che non andavano particolarmente d'accordo con la materia che sarebbero stati chiamati ad impartire alle nuove generazioni.
Ora questo grido d'allarme è ripetuto sempre più spesso. A partire dall'Accademia della Crusca per finire proprio con i più importanti atenei italiani che, per correre ai ripari, impongono alle matricole test di conoscenza dell'italiano. Oggi apprendiamo che, con un emendamento al disegno di legge sul lavoro collegato alla Finanziaria, di fatto già a 15 anni si può interrompere gli studi preferendo il lavoro al completamento della scuola dell'obbligo (innalzata, come si sa, a 16 anni).
Mi pare una grandissima sciocchezza. Non solo a me. Ma ad esempio all'ex ministro Beppe Fioroni che oggi a Repubblica dichiara L'Italia è un paese che ancora ha pochi laureati e il 40% di coloro che hanno un basso livello di istruzione - il diploma di terza media per intenderci - resta più a lungo senza lavoro e, spesso (aggiungo io) poi ha molte più difficoltà di ricollocarsi in caso di prematura cessazione del rapporto lavorativo in atto. Nè mi pare bastevole la "giustificazione" che il ministro Sacconi ("il 5,4% dei ragazzi tra i 14 e 16 anni né studia né lavora" ha dichiarato a Il Sole24ore) ha adotto per spiegare l'utilità dell'emendamento: se anziché Tremonti, infatti, a decidere le politiche scolastiche in questo Paese fosse il vero ministro della pubblica istruzione si potrebbe/dovrebbe, anziché tagliare e tagliare, investire nella scuola per individuare percorsi alternativi (che uniscano il sapere pratico con l'istruzione) da offrire a quanti non hanno voglia di studiare. Perché se è lecito che un adolescente non abbia amore per lo studio e per i libri, è una insipienza che i grandi non si preoccupino del suo futuro. Che non è nell'oggi per oggi ma in tutta la vita.
Che la forza sia con voi!


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giovedì 14 gennaio 2010

DIASPORA?

Da Il Corriere della Sera


ROMA - Pd addio. Enzo Carra ha rotto gli indugi: lascia il partito per lavorare alla costituente di centro con Pier Ferdinando Casini. Lo seguirà un altro deputato, Renzo Lusetti.

Onorevole Carra, com’è maturata la sua decisione?
«Ho deciso stasera (ieri per chi legge, ndr). La candidatura di Emma Bonino è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, anche se lei, personalmente, mi sta simpatica. Ma come potevo io dire ai miei elettori, che vengono dal mondo cattolico, di votarla? Per me sarebbe stato impossibile».
Comunque lei era inquieto da tempo.
«Sì e mi ero dato del tempo per pensare. Ora quel tempo è scaduto. Confesso che mi sento un po’ depresso e triste. Ma forse il vulnus del Pd risale al suo atto di nascita. Lo hanno messo in piedi in fretta e così facendo hanno anche fatto cadere il governo Prodi. Sono state delle modalità che non hanno portato bene a nessuno».
Onorevole, lei parla del disagio dei cattolici per Bonino, ma Franco Marini dice che per quel mondo la candidatura di un’esponente radicale non è un problema.
«I cattolici che dicono così lo fanno per perfidia personale nei confronti di Bersani. Stia sicura che sono già pronti a imputargli la sconfitta. Del resto c’è tanta gente che sta aspettando le Regionali e spera in un insuccesso. Avrei potuto fare anche io così, ma non è nel mio stile, non l’ho mai fatto in vita mia. Detto questo, mi dispiace molto dover lasciare il Pd».
È bizzarro sentire questa affermazione da uno che sta andando via.
«Io credo che un vero Pd serva al Paese».
E allora perché se ne va?
«Penso che nel breve e nel medio periodo persone come me non riescano a influire su questo partito che è dilaniato dalle lotte interne tra gli ex ds, di cui, sinceramente, sfuggono le logiche. Non c’è più politica. E il partito è in preda all’anarchia, basti pensare a quel che è successo nel Lazio e in Puglia. Io avevo posto delle domande politiche a Bersani, lui non ha ritenuto di dovermi rispondere, forse aveva cose più importanti da fare, e io, in tutta umiltà me ne vado, ma continuo a stare all’opposizione e a cercare di lavorare in maniera costruttiva. Credo di riuscire a trovare uno spazio in cui posso essere utile».
E dove andrà, onorevole Carra?
«Ho accettato la proposta di costruire la costituente di centro che mi è stata fatta da Casini, Cesa e Pezzotta. In fondo, è una sorta di ritorno a casa. Pier Ferdinando lo conosco da tanto tempo: io ero il portavoce della Dc e lui il responsabile della propaganda».
Un altro esponente del Pd che va con Casini, questo non migliorerà i rapporti tra quel partito e l’Udc.
«E perché? Il disegno di D’Alema e Bersani è quello di creare uno schieramento di centrosinistra con l’Udc, quindi io, in fondo, continuerò a lavorare per quel progetto».
Con lei andrà via qualche altro deputato?
«Domani (oggi per chi legge, ndr) farò una conferenza stampa con Renzo Lusetti e con un gruppo di amministratori locali del Pd. Comunque, da quel che sento, sono molti i cattolici e gli ex Margherita che in questo momento sono a disagio nel Pd».
Scusi l’insistenza, ma dentro il Pd c’è anche tanta gente come Marini che sostiene di non trovarsi a disagio.
«Io nella mia vita non ho un prezzo a cui posso essere comprato. Se anche mi avessero offerto, chessò, il posto di responsabile del dipartimento informazione avrei agito così, non avrei preso quel posto per fare poi il sabotatore interno. Marini ha chiesto le chiavi di casa del Pd a Bersani, io non ho bisogno di farlo. Anzi spero di poter offrire a Pier Luigi le chiavi di casa mia e di festeggiare insieme la vittoria di un nuovo centrosinistra».
A proposito di Bersani, ha avvertito il segretario delle sue intenzioni?
«No, ho maturato questa decisione solo qualche ora fa. Stasera ne ho parlato con Dario Franceschini. Lui è il capogruppo dei deputati, oltre che il candidato alla segreteria che io avevo sostenuto, e mi sembrava corretto farlo».
E adesso, onorevole Carra?
«Adesso ho voglia di fare politica. Di non assecondare il giorno per giorno, come sta facendo in questo momento il Pd».




Che la forza sia con voi!

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mercoledì 13 gennaio 2010

TAFAZZI

Un Partito che si proponga come forza di governo di un Paese e come guida di una coalizione, credo debba avere alcune imprescindibili caratteristiche: l'autorevolezza, la referenzialità, la capacità di elaborazione programmatica. Deve inoltre poter contare su una classe dirigente che ha preventivamente saputo costruire con percorsi formativi ed esperienziali. Se poi questo partito non gode, attualmente, di grande salute elettorale ma da anni ormai è semplicemente costretto a rincorrere gli avversari, deve anche avere l'umiltà di non sclerotizzarsi sulle regole e sugli statuti. Ciò che sta invece accadendo in materia di candidature per le imminenti elezioni regionali, dimostra come il progetto politico del Partito Democratico è ben lungi dal realizzarsi. Ovviamente la responsabilità non può essere ascritta al "povero" Bersani alla guida di questa corazzata da nemmeno tre mesi ma sulla fisiologica incapacità di decidere. E di decidere non col bilancino quanto piuttosto scegliendo chi può realizzare (o almeno provarci) l'obiettivo che ogni partito ha o dovrebbe avere: vincere le elezioni.
In Umbria la presidentessa uscente, Maria Rita Lorenzetti (a scanso di equivoci, bersaniana doc) è stata un'ottima presidentessa. A dirlo un recentissimo sondaggio che la piazza al secondo posto fra i 100 politici più apprezzati dalla cittadinanza. "Purtroppo" è al secondo mandato ed uno scellerato statuto regionale (uguale a quello del Veneto) impone di vietare di ripresentarsi dopo due mandati consecutivi. Ora: se il PD fosse al 35%, se fosse certo di vincere nella maggioranza delle regioni in cui si vota, si potrebbe "rischiare" un rinnovamento. Ma là dove il candidato è naturaliter vincente?
In Lazio assistiamo ad un'altra particolarità del mio partito: Emma Bonino si candida per i radicali e sembra che questa candidatura diventi anche quella del PD incurante del fatto che il Lazio è regione molto particolare ma soprattutto che, dall'altra parte, vi è una buonissima candidata, la Polverini.
In Puglia lo stesso D'Alema (oggi a Il Corriere della Sera) dichiara di non capirci più nulla. Vendola (amici pugliesi di destra mi dicono abbia governato bene) chiede le primarie, il PD rifiuta (capito? Fino all'altro giorno facevamo primarie anche per le assemblee di condominio) e sceglie Boccia che da Vendola fu già sconfitto nelle precedenti primarie di 5 anni fa.
In Veneto, infine, assistiamo alle "autocandidature": poco importa che gli organismi di partito ci siano, che ci siano anche gli iscritti (cui qualcuno, prima o poi, dovrà spiegare perché diavolo li abbiamo convinti ad iscriversi se non hanno praticamente alcuno strumento decisorio), la sindaca di Montebelluna si candida e, al solito, spiazza una classe dirigente che, mentre il centrodestra ha ormai deciso il candidato, a 74 giorni dalle elezioni non ha ancora deciso chi scegliere (e fosse per me che avrei persino avuto la spregiudicatezza di recuperare il soldato Galan sceglierei Bortolussi come candidato presidente e De Poli come vice col compito, però, di salvaguardare la coalizione di centrosinistra al completo...altrimenti col cavolo che si vince).
Mah....
Che la forza sia con voi!
P.S.: dimenticavo: in Abruzzo chi chiede scusa ad Ottaviano Del Turco che, secondo un rapporto dei carabinieri, non aveva favorito le cliniche private (da La Stampa)????????

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martedì 12 gennaio 2010

NANI E BALLERINE

Ieri sera sono riuscito a seguire la puntata (che, bontà sua, Mamma Rai ha trasmesso in prima serata) de La storia siamo noi dedicata a Benedetto - Bettino - Craxi. Ne ho ricavato alcune impressioni, soltanto abbozzate...
La prima riguarda le fonti documentali: ricostruire la "storia contemporanea" è sostanzialmente compito agevole solo e soltanto se si dispongono di TUTTE le fonti. Viene facile ricostruire la figura politica del Presidente del Consiglio socialista, riesce meno (molto meno) facile ricostruire, ad esempio, il ruolo dei servizi segreti in materia di terrorismo (e si legga il bellissimo libro di Giovanni De Luna Le Ragioni di un decennio. 1969-1979. Militanza, violenza, sconfitta, memoria, edito da Feltrinelli) ove gli storici si scontrano quotidianamente con un perpetrato segreto di stato che impedisce loro (e, attraverso loro, a noi) di ricostruire cosa realmente avvenne nel ventennio 1970/1990 (con purtroppo i prologhi degli omicidi D'Antona e Biagi): condizione, a mio avviso, imprescindibile onde chiudere definitivamente quell'oscuro capitolo.
La seconda: credo (ma è opinione assolutamente personale) che Craxi sia stato uno statista nel vero senso della parola. E credo lo abbia dimostrato soprattutto con la cosiddetta crisi di Sigonella . Uomo pragmatico, al limite (talvolta superato come il famoso caso della staffetta) della spregiudicatezza, lo ritengo, però, profondamente di sinistra: e ancora oggi continuo a chiedermi del perché molti socialisti siano confluiti nel centrodestra.
La terza: la prima repubblica è finita in maniera a dir poco ingloriosa. E però rivedendo i volti di Craxi, Occhetto (sì, ci metto pure lui), Spadolini, Berlinguer, Rumor, De Mita, mi viene davvero da pensare alla differenza tra quella classe politica e l'attuale, la cui statura è - francamente - sensibilmente inferiore.
Che la forza sia con voi!

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lunedì 21 dicembre 2009

IN VERITAS

Dall'agenzia ASCA:

Anche nell'attuale clima ''esasperato'' della vita pubblica italiana, ''tra cattolici dovrebbe esserci uno stile diverso di rapporti'': a dirlo, parlando con i giornalisti a margine dell'undicesimo Congresso del Movimento Cristiano Lavoratori, e' mons. Arrigo Miglio, arcivescovo di Ivrea a presidente della Commissione Cei per i problemi sociali e del lavoro. ''Cominciamo da noi - e' l'esortazione del presule -. Chi si professa cattolico non puo' avere uno stile di rapporti esasperato, di maleducazione''. Allo stesso tempo, aggiunge il presidente del Comitato scientifico delle Settimane sociali dei cattolici italiani, ''c'e' un discorso che vale per tutti, cattolici e non cattolici'', ovvero la necessita' ''di occuparsi piu' degli altri e meno di noi, meno delle persone che stanno nelle istituzioni''. ''Partiamo davvero da chi e' piu' in difficolta' - dice mons. Miglio -, da chi e' piu' povero'', perche' ''il bene comune si misura anzitutto da questo''. ''Il clima esasperato, litigioso - conclude - non solo nuoce al bene comune ma nasce anche dalla dimenticanza del bene comune'' e la ''terapia'' e' quella di ''occuparsi di piu' del bene comune e cominciare a vedere le situazioni di maggiore poverta' e sofferenza''.
Che la forza sia con tutte le donne e gli uomini di buona volontà...


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lunedì 7 dicembre 2009

RIFLESSIONI

Dal sito http://www.angeloscola.it/ :

1) Incontro Patriarca/Amministratori










Incontro in Teatro:





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lunedì 23 novembre 2009

RISOLUZIONE

Questo odg è stato presentato dal Gruppo del PD in Consiglio Provinciale. Mi pare un testo assolutamente condivisibile e, soprattutto, chiarificatore di cosa veramente significhi laicità. Al solito il grassetto è mio.




Preso atto che

a seguito della sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, relativa all'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche, si è acceso nel Paese un diffuso dibattito pubblico;

Constatato che

la millenaria civiltà europea è il frutto dell'intreccio e della dialettica tra le grandi realtà storiche quali la tradizione classica greca e latina, il rinascimento, lo sviluppo del pensiero scientifico e tecnico, la rivoluzione francese attraverso il fondamentale contributo del pensiero e della tradizione giudaico-cristiana;

Rilevato che

il crocifisso è simbolo essenziale del cristianesimo e che tale simbolo rappresenta la solidarietà radicale di Dio nei confronti dell'uomo e della donna, universalmente donata a tutti coloro che la vogliono accogliere. Pertanto ogni strumentalizzazione politica del crocifisso costituisce un insulto allo stesso, che nella sua propria verità è appunto segno universale, “cattolico”, ossia per tutti, che non sopporta di essere usato per fini altri se non per creare unità;

Di conseguenza

è da rigettare l'uso politico di quelle forze che lo brandiscono al solo scopo di strumentalizzarlo, come per altro denunciato anche da eminenti Autorità ecclesiali;

Allo stesso modo

è da rifiutare ogni posizione che neghi il ruolo culturale e civile del Cristianesimo nella storia, nell'arte e nella vita tutta del nostro Paese;

Ed inoltre

è da ritenere insensata la riduzione della discussione in termini puramente e semplicemente giuridici e che essa, proprio sul piano della laicità dello Stato, va affrontata nella sua alta valenza propriamente culturale. Se si dovesse infatti ragionare solo in punta di diritto è evidente che le varie sentenze di TAR, Consiglio di Stato, Corte di Cassazione e Tribunali ordinari sono fra loro almeno in parte discordanti e ancor più si dovrebbe approfondire la discussione sul fatto se la sentenza della Corte di Strasburgo sia comunque vincolante rispetto alla normativa nazionale;

Considerato che

va invece storicamente riconosciuto il fondamento culturale che indiscutibilmente il cristianesimo ha assunto nella civiltà europea;

A fronte di tali considerazioni il Consiglio Provinciale

rigetta la strumentalizzazione a fini politici del crocifisso e invita tutte le forze politiche e culturali a un dibattito che metta al centro i valori di solidarietà e universalità che il crocifisso stesso testimonia.
Che la forza sia con voi!
Dopo averla vista sabato sera all'Auditorium di Oriago (grazie a Massimo e Luciano), non c'è che dire: semplicemente straordinaria....



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mercoledì 11 novembre 2009

RIFORMISMO

Da tempo (forse perchè ho ripreso a fumare la pipa che fa molto intellettuale radical - chic) mi sto chiedendo cosa significhi essere, oggi, riformisti. Leggo che il riformismo è una metodologia da applicare alle iniziative politiche, con l'intento di favorire un'evoluzione degli ordinamenti politici e sociali mediante la teorizzazione e l'attuazione di riforme.
Mi pare che in qesta definizione, ancorché parziale e approssimativa, due siano le paroche chiave: evoluzione e riforme.
In altre parole il riformismo passa attraverso l'introduzione di cambiamenti radicali nella società umana tali da permetterne l'evoluzione, cioè la crescita. Quindi la capacità di sperimentare scelte innovative. Avere il coraggio delle scelte mi pare sia la chiave di lettura del riformismo contemporaneo. Poi certo al coraggio delle scelte deve accompagnarsi la condivisione, elemento fondamentale perché su queste scelte si possa poi costruire il consenso.
Oggi temo che il limite dei partiti riformisti (meglio: di parte dei loro militanti) sia, paradossalmente, il conservatorismo. Vittime di una sostanziale pigrizia intellettuale non ci sforziamo di comprendere la necessità di far crescere la società cui apparteniamo, preferendo rimanere in un limbo ove speriamo che le non scelte ci permettano di vivere su consensi "storici" che appartengono, per l'appunto, alla storia.
E la storia non torna.
Che la forza sia con voi!


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