giovedì 20 novembre 2008

CHE DIRE?

Da Italians by Beppe Severgnini (che è anche grande tifoso interista!)
Atenei, la lettera del prof. Santo Illecito

Non abbiamo ricevuto, ma avremmo volentieri pubblicato.
Spettabile Redazione,chi Vi scrive è il Chiar.mo Prof. Santo Illecito, indegno titolare della Cattedra di Ungulopatia presso l'Università degli Studi "Condonò I". Ci è gradita l'occasione di ricordarVi l'esistenza di "Condonò II", istituita per facilitare la chiamata in cattedra di Nostra moglie, prof.ssa Sara Trovato Illecito.E' con sommo dispiacere e viva indignazione che intendiamo denunciare l'atteggiamento del mondo giornalistico, ivi compresa la Vostra testata. In questi giorni la gogna mediatica s'è abbattuta sull'Accademia, e Noi intendiamo protestare con vigore. Cos'è questo blaterare sull'"università truccata"? Niente trucchi. Vivaddio, nel mondo accademico avviene tutto alla luce del sole! Chi non vede, dev'esser cieco. E' pertanto offensivo considerare il termine "baroni" come l'accrescitivo di "bari". Noi non imbrogliamo! Noi cooptiamo gli allievi migliori, e li avviamo, compiuti i 50 anni, sulla strada accademica. Se sono parenti, tanto meglio. Certo, alcune cautele sono necessarie; ma siamo uomini di mondo. Della commissione d'esame faranno parte gli amici Prof. Primo A. Vanvera e Prof. Secondo Luivabene ai quali, ovviamente, restituiremo il favore alla prima occasione. Tutto ciò per aggirare l'art. 5 comma 2 D.lgs 1172/48, che vieta ai membri della Commissione di aver relazioni di parentela o affinità, entro il 4° grado incluso, con i candidati.Come? Volete sapere quale criterio è stato seguito nel concorso per un (1) posto di ricercatore, vinto dalla dott.ssa Antonella Penombra (anni 29), dopo il ritiro degli altri candidati, amichevolmente minacciati? Be', la signorina Nella Penombra ha mostrato grande capacità di lavoro. E poi dovreste vedere come sta bene, d'estate, quando indossa le magliette aderenti. I quattro studenti del Nostro corso di laurea sono entusiasti.Sia chiaro, perciò: rifiutiamo generalizzazioni e intimidazioni. Volete legare i finanziamenti pubblici ai risultati della ricerca? E sia! Nostro figlio Tacito ha all'attivo numerose pubblicazioni, avendo Noi imposto ai collaboratori una regola: ogni lavoro scientifico, da chiunque realizzato, deve indicare "Tacito Illecito" tra gli autori. Dite che un professore, negli USA, per questo verrebbe espulso dalla comunità accademica? Ma siamo in Italia, signori! Gli avvocati hanno forse impedito l'accesso alla professione ai candidati sorpresi a copiare la prova d'esame? E i medici? Non radierebbero neppure il dottor Mengele, buonanima.Consentiteci tuttavia di chiudere su una nota lieta, acciocché noi non passiamo per vecchi, lamentosi difensori dello status quo. I giovani dell'Onda, nel corso dell'attuale e lodevole azione di protesta, chiedono mense gratuite, salario minimo, abolizione del numero chiuso e della frequenza obbligatoria? Siamo d'accordo! Bravi! Basta non parlare dei concorsi. Vero, Nella? A proposito: cosa fai, stasera?
Dal Corriere della Sera del 20 Novembre 2008


Che la forza sia con voi!

P.S.: sui metodi di copiatura (esclusivamente dei compiti di matematica, fisica, biologia) potrei scrivere un trattato completo...mai beccato, però! E 'sti qua due? Grulli per non dire altro! Almeno i bigliettini portateveli via anziché lasciarli in giro soprattutto se siete in uno studio televisivo! Che vergogna!







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mercoledì 19 novembre 2008

E ALURA?




Francamente non ci capisco molto. Per mesi (con conseguente ed immancabile sciopero della fame da parte dei Radicali: che pure mi paiono l'unica forza politica davvero capace di indignarsi) la Commissione di Vigilanza sulla Rai era di fatto paralizzata per il mancato accordo sulla sua presidenza. Essendo la Rai un "servizio pubblico" la Presidenza si è soliti riconoscerla all'opposizione. Per di più stante un qualche (eufemismo ironico...) conflitto di interessi che riguarda l'attuale inquilino di Palazzo Chigi. E però a me i conti non tornano: aveva senso incaponirsi con la candidatura del pur onesto Leoluca Orlando? Ma, soprattutto, qualcuno sa spiegarmi come devo rapportarmi all'Italia dei Valori: prima Veltroni rompe con Di Pietro (ed era meno di un mese fa), poi sostiene Orlando. Non capisco! E ancora: a me che di politica (è noto) capisco nulla han insegnato che, se il tuo avversario è numericamente preponderante, prima che utilizzi - contro di te- la logica del fondamentalismo numerico, è meglio accordarsi. Tanto più se tu, minoranza/opposizione, hai degli ottimi candidati: e allora il nome di quello straordinario giornalista che è Sergio Zavoli non potevamo farlo prima che il PDL ce la mettesse a bottega con Villari? Mah!
Che la forza sia con voi!


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martedì 11 novembre 2008

RIVINCITA?


Col 57% dei voti, dunque, Lorenzo Dellai si riconferma, per la terza volta alla guida della Provincia Autonoma di Trento. Ciò che sorprende non è tanto questo successo personale: immagino che chi ha ben governato, venga premiato dagli elettori. Il dato significativo è il successo del PD (primo partito col 21,62%), l'affermazione della Lega che però non sfonda (strano in una provincia autonomista) e l'insuccesso del PdL che si ferma al 12,6%. Ma la vera sorpresa è l'affermazione dell'UPT (Unione per il Trentino), una formazione politica creata ex novo proprio da Dellai con l'obiettivo di dare una casa a quell'elettorato di centro e moderato, indispensabile per vincere qualunque elezioni. Strategicamente opportuna mi pare, dunque, l'alleanza con l'UDC anche se essa riguarda una terra che è stata la patria di De Gasperi (nato a Pieve Tesino) - un politico, ebbe a dire una volta, guarda alle prossime elezioni; uno statista alla prossima generazione -, di Andreatta (nato a Trento); terra dove il cattolicesimo democratico è sempre stato particolarmente rappresentativo. Di fatto però il Trentino (che spesso si è "prestato" quale laboratorio politico) oggi ha tentato, con successo, una via nuova, indicata da più parti negli ultimi mesi (pensiamo alle "provocazioni" di Cacciari sul cosiddetto "Partito del nord") e ben illustrata da Enrico Letta: Dellai ha trovato la formula giusta per dare una risposta di centrosinistra - moderna e avanzata - ad una Lega che proprio dall'attenzione ai temi posti dal Nord ha tratto il suo successo; e la risposta è la creazione di un "partito territoriale", in questo caso l'UPT, una lista civica che ha raccolto il voto UDC come quello di tanti che alle politiche avevano votato PdL; con un partito affiancato al PD e attentissimo alla realtà locale, siamo stati capaci di attrarre il voto moderato.
Ora, mi chiedo, questo modello può essere esportato anche in altre zone del Nord Italia? Riuscirà davvero il PD ad essere, come ha spiegato Letta, "generoso perché non ha guardato alle proprie percentuali ma alla vittoria finale"? Riuscirà a raccogliere la sfida intellettuale e politica di mettere insieme sensibilità tra loro diversissime come i moderati da un lato e gli elettori di sinistra dall'altro?Ovvio che la strada è in salita: esistono alcune realtà territoriali (penso a quella mirese) ove il centrosinistra - così come riprodotto su scala nazionale - non c'é: da questo punto di vista penso sia arrivato il momento per ricomporre il quadro, ricostruire un centrosinistra progressista e riformista. Anche a Mira.
Che la forza sia con voi


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venerdì 7 novembre 2008

MEDITATIO

Post "strano" quello di oggi. Non che quello di ieri lo fosse di meno. E però ogni tanto "meditare" su alcune frasi, citazioni, di persone che, della Politica (e si badi la maiuscola), hanno fatto la ragione dell'intiera loro esistenza, credo faccia del bene a tutti. A me per primo. Le prime sono di persone che hanno contribuito alla definizione del pensero politico di parte del mondo cattolico. L'ultima è invece del mio amatissimo Pasolini. Durante i suoi funerali, Alberto Moravia lo definì "l'ultimo vero intellettuale di questo nostro Paese". Essere intellettuali non significa "sapere tante cose". Significa avere la capacità di leggere dentro la realtà che ci circonda, anticipandone gli sviluppi e comprendendone i pregressi.
Buona giornata
1) Non si dica quella solita frase poco seria: la politica è una cosa "brutta"! No: l'impegno politico – cioè l'impegno diretto alla costruzione cristianamente ispirata della società in tutti i suoi ordinamenti a cominciare dall'economico – è un impegno di umanità e di santità: è un impegno che deve potere convogliare verso di sé gli sforzi di una vita tutta tessuta di preghiera, di meditazione, di prudenza, di fortezza, di giustizia e di carità.

(da La nostra vocazione sociale, AVE)

2) Non si può essere un buon cristiano senza essere almeno un po' anticlericale.

Luigi don Sturzo:

1)Fra coloro che amano la libertà per convinzione e coloro che amano la libertà a parole vi è una divergenza sostanziale: i primi sono convinti che la libertà rimedia ai mali che può produrre, perché al tempo stesso eccita energie nuove, spinge alla formazione di libere associazioni, sviluppa contrasti politici e sociali dai quali derivano i necessari assestamenti; gli altri, invece, hanno paura della libertà e cercano sempre il modo di imbrigliarla con una continua e crescente legislazione e con un'azione politica vincolatrice, che finiscono per soffocarla. (da Politica di questi anni. 1957-1959, Zanichelli, Bologna)

2) La politica è sintesi di teorie e di interessi, di principi e di fatti; la politica è vita nel senso più completo della parola.

beato Giuseppe Lazzati:

1) L’espressione “costruire la città dell’uomo a misura d’uomo” è da me preferita a quella ricorrente ed equivalente nel significato ultimo, ma scaduta nel suo valore espressivo; quella, cioè, di «fare politica». (...) Ma vogliamo aprire il nuovo capitolo sottolineando - e vorremmo farlo con forza - l’indispensabilità delle premesse culturali-speculative o filosofico-politiche e storiche, significate dalla fase progettuale del costruire. È la loro mancanza o la loro insufficienza che chiude la politica nei soffocanti confini di un pragmatismo che finisce per mostrare, abbastanza rapidamente, le proprie insufficienze e per generare situazioni di degrado politico e di conseguente indifferenza o, peggio, di disistima o disprezzo da parte di crescenti porzioni di cittadini.
(da: Fare politica da cristiani oggi)

Pier Paolo Pasolini:

Io so.Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia. All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto.L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire.Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.



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martedì 4 novembre 2008

SUPERMARTEDI



E' il momento della verità. Dopo mesi di una campagna elettorale intensissima, oggi gli americani sceglieranno il loro Presidente. Mi auguro che la scelta cada su Barack Obama. E per diversi motivi. Innanzitutto il suo essere democratico, inteso come partito progressista (anche se le sfumature ci sono eccome). Poi perché, di fatto, avere un Presidente di 47 anni mi pare un bel segnale di rinnovamento. In pieno clima - primarie (le loro, non le nostre!), Marie, una signora americana che vive a Mira da moltissimi anni, mi spiegava che comunque vada, gli Stati Uniti non saranno più gli stessi. In effetti a quel tempo vi era la concreta possibilità di avere o la prima Presidentessa della storia statunitense o il primo Presidente di colore. Se vincesse il repubblicano Mc Cain avremmo invece la prima vicepresidentessa della storia elettorale americana. Ovvio che io faccia il tifo per il senatore dell'Illinois e per ciò che, la sua elezione, può provocare, a cascata, in tutto il mondo. E con me in tanti stanno facendo il tifo per Obama. A cominciare da Andrea Causin che ha costituito, su Facebook, una community ( http://www.facebook.com/group.php?gid=34485258223 ) per proseguire con il Presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi. E senza scordare i tanti circoli del PD che si sono attivati. Io, per me, farò l'alba in attesa di conoscere se Barack Obama sarà il prossimo Presidente degli Stati Uniti d'America.






P.S: Buon compleanno gigio. Mi spiace ma quest'anno le pastine proprio non gliela facciamo a portartele fin lassù...

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venerdì 31 ottobre 2008

SUL PD

Questo il testo del mio intervento pubblicato, oggi, da La Nuova Venezia:








L

La

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giovedì 30 ottobre 2008

INES ED ERNESTO

Mercoledì mattina ci siamo riuniti insieme agli amici dell'ANPI e ad una delegazione di alunni delle scuole medie miresi per una commemorazione riparatrice al vigliacco gesto compiuto, la scorsa settimana, contro il monumento che ricorda l'eccidio di 9 partigiani miresi per mano delle truppe nazifasciste il 27 aprile 1945. Ines Mumeni nel 1945 aveva 28 anni ed era staffetta ed infermiera nella brigata partigiana "Fasolato". Oggi ha 92 anni ed una mente lucidissima. Questo il testo integrale dell'orazione civile che ha pronunciato mercoledì rivolgendosi agli alunni:
Care ragazze e ragazzi, cari compagni e amici, mi chiamo Ines e ho 92 anni: ho combattuto contro il fascismo e potrei essere la mamma e la nonna di tutti voi.
Oggi, davanti a questo cippo offeso e umiliato, in memoria dei partigiani di Mira caduti per liberare il nostro paese dal fascismo, tutti i cittadini democratici, i giovani di Mira devono fermarsi a riflettere.
Vi racconto un fatto che mi è accaduto anni fa, e che mi ricordo ancora: in una assemblea pubblica - dopo il mio intervento sulla lotta partigiana - una persona mi affrontò dicendomi che noi viviamo di ricordi, che è ora di dimenticare il passato. La mia risposta fu pronta e serena: la storia non si dimentica, la storia ci insegna a non ripetere gli errori atroci commessi da un branco di assassini che distrussero il nostro paese e moltissime vite umane innocenti.
Chi ha commesso oggi, qui all'Olmo di Mira, tale gravissima offesa verso i nostri eroi partigiani, e coloro che li hanno istigati, sappiano bene e aprano bene le loro sporche orecchie: i nostri eroi che sono morti per la libertà erano tutti giovani e giovanissimi, hanno dato la loro vita per tutti noi senza pensarci due volte, e qui, questa mattina, i nostri giovani presenti in massa sono la testimonianza di una risposta ferma, e di una continuità antifascista per la salvaguardia della democrazia del nostro paese.
Ma non basta la speranza: bisogna educare i nostri figli e nipoti raccontando loro la verità sulle atrocità fasciste; la libertà si difende e si conserva tutti assieme, non abbassando mai la guardia, perché il nemico della pace e della nostra Costituzione, nata dalla lotta del popolo italiano antifascista, è sempre in agguato e i colpi di stato, come nel passato, possono sempre avvenire. Anche nel presente.
Attenzione ragazze e ragazzi: l'olocausto, nell'ultima guerra mondiale con i milioni di morti che ha causato, potrebbe ancora ripetersi; attenti cari compagni e amici: l'anno 1922 (data di avvento del fascismo nel nostro paese ndr) fa ancora paura, i segni di un ritorno di quegli anni ci sono tutti e ve lo dico io che li ho vissuti amaramente; noi li stiamo sottovalutando o, meglio ancora, ignorando. Non possiamo più permetterci di dormire serenamente, dobbiamo vegliare giorno e notte per difendere il futuro di tutti noi e soprattutto delle nuove generazioni.
Mi affido a voi giovani, perché voi oggi rappresentate e siete il nostro e soprattutto vostro futuro.
Un caro abbraccio a tutti.
Ines
Al suo intervento, è succeduta una lectio magistralis di assoluta bellezza ed efficacia. A tenerla il professor Ernesto Brunetta (almeno un Brunetta buono c'è...) che in poco meno di 20 minuti ha tratteggiato cosa fu il fascismo e la resistenza.
Che la forza sia con voi!


Quei 9 martiri erano:

Agnoletto Mario

Cosma Arturo

Agnoletto Vittorio

De Lorenzi Rinaldo

Belleni Giuseppe

Nariti Rino

Cestonaro Guido

Tolomio Luigi

Zuin Alfredo



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martedì 21 ottobre 2008

GRANDI VECCHI



"Bisogna guardare la concretezza dei fatti (…) dobbiamo vedere non le idee generiche ma come si possono realizzare le cose »
« Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti e ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni »


Due frasi. Fra le tante. Recuperate di fretta non appena appresa la scomparsa di Vittorio Foa, coscienza critica - da grande intellettuale qual'egli era - della sinistra ma più in generale della politica nostrana. Proveniente da una famiglia ebraica, è stato antifascista convinto e - per questo - fu incarcerato dal 1935 al 1943. Disse di questa esperienza: Non sono uno specialista del fascismo. Semmai sono uno specialista delle carceri fasciste.

Padre costituente, socialista ma di quelli veri e autentici (che hanno, cioè, nel proprio DNA la assoluta convinzione che le idee e i valori socialisti non possono che essere di sinistra; senza ambiguità, ragionamenti elettoralistici o di convenienza), sindacalista; insegnante universitario di Storia Contemporanea, nel 1987 divenne senatore indipendente del PCI. Guardando alla politica odierna e confrontandola con la sua esperienza se ne uscì con una delle solite "sue" frasi fulminanti ma che molto dovrebbero insegnare a tutti noi:

Adesso si scandalizzano se vedono volare pugni. Ma anche allora succedevano queste cose: però il pomeriggio, tutti insieme, facevamo la Costituzione.

Pian piano il nostro Paese sta perdendo le sue voci più autorevoli, più illuminate. Persone che dicevano cose scomode ma che, proprio per questo, dovevano essere ascoltate. Per capirne la profondità del pensiero, consiglio il suo Il linguaggio del tempo, una conversazione in DVD sui grandi temi del '900.


Mi ha molto colpito il ricordo commosso che ne ha fatto, a Repubblica, Walter Veltroni: Foa incarnava ai miei occhi il modello del militante della democrazia, con una meravigliosa storia di sofferenza, lotta e speranza, un uomo della sinistra e della democrazia mosso da un ottimismo contagioso e da un elevatissimo disinteresse personale. Penso che tutto il Paese senta Vittorio Foa come uno dei suoi figli migliori.

Che la forza sia con voi!

Oggi niente musica. Ma una intervista che Foa concesse ad Enzo Biagi sulla resistenza...


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mercoledì 15 ottobre 2008

ANNI DI PIOMBO


L'ho cercata a lungo. Inutilmente. La vignetta era di una incredibile chiarezza. Altan metteva in bocca a Cipputi una delle sue battute sapide: dopo il freddo degli anni di piombo, godiamoci il calduccio di questi anni di merda. Ogni volta che penso, mi ritorna in mente un ricordo vivissimo anche se son passati (credo) più di 30 anni. Quel pomeriggio avevo accompagnato mio padre, artigiano, ad effettuare delle consegne a Marghera. Improvvisamente il silenzio di quel pomeriggio di inizio estate fu squarciato dal rumore di sirene e dal rombo cupo di un tubo di scarico. Ricordo che mi sporsi sul ciglio della strada e vidi sfrecciare davanti a me una moto "enduro" con a bordo una coppia di ragazzi: l'uomo era alla guida, mentre dietro la ragazza teneva in mano "ad alzo zero" una pistola puntata contro una macchina della polizia che li stava inseguendo. Ricordo lo strattone con cui mio padre mi trascinò via: i xe quei dee brigate rosse mi disse. Ecco: quando sento parlare di terrorismo, di anni di piombo, per me, questi termini non segnano solo un'epoca. Rappresentano una immagine, un ricordo. Una paura. Così come non dimentico le sere davanti alla TV in attesa che cominciasse il telegiornale chiedendomi, chiedendoci: a chi avranno sparato oggi? E, allora, i nomi annunciati dai giornalisti, per me ragazzino, erano solo nomi: Indro Montanelli, Carlo Casalegno, Vittorio Bachelet, Luigi Maronese, Giuseppe Taliercio, Guido Rossa. Ma poi studiando, leggendo, parlando con alcuni familiari (è il caso dell'ing. Taliercio e di Rossa), quei nomi non sono stati più "solo" nomi: sono diventati storie, passioni. Insomma: uomini. Uomini uccisi da altri uomini. Oggi ne Il Corriere leggo che, degli oltre 6000 terroristi arrestati, 97 sono ancora in carcere, fra questi 26 sono in regime di semi libertà. Tutto questo quando Sarkozy ha deciso di rifiutare l'estradizione di Marina Petrella, brigatista rossa fuggita in Francia, per motivi di salute. Quando, finalmente, daremo agli storici la possibilità di accedere a tutti i documenti legati agli anni di piombo affinché sia possibile "rileggerli" con la serenità intellettuale che si deve?Anche questo significa servire la verità. E la giustizia.
Che la forza sia con voi!

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mercoledì 1 ottobre 2008

A ROMA!



Oggi sono il...sindaco di Mira (ma non ditelo a nessuno). Ok, ok, promesso: cercherò di non far danni. Almeno non più di quelli che già faccio di mio (incendi d'auto a parte). Il fatto è che, oggi, sostituisco - in sede - il sindaco che, insieme ad altri 400 colleghi, è andato a Roma per chiedere al Governo maggiori risorse per gli enti locali. In effetti da oramai 20 anni, ad ogni scadenza di bilancio i Comuni italiani si trovano con sempre minori risorse. A partire dalle progressive riduzioni dei trasferimenti statali fino alla beffa dell'ICI. E già perché se, da un lato, l'Imposta Comunale sugli Immobili era una tassa ingiusta la cui eliminazione era stata avviata con giusta gradualità dal governo di centrosinistra, dall'altro i Comuni non hanno la certezza di quanto e quando incasseranno il saldo di questa tassa. Pensateci: è come se una famiglia dovesse fare una serie di investimenti senza sapere però con esattezza né l'ammontare delle proprie risorse né quando esse saranno disponibili. E questo riguarda una voce del bilancio che rappresenta la totalità delle spese correnti: cioè di soldi che si spendono, subito, nelle politiche sociali, in quelle culturali, in quelle educative e scolastiche. Aggiungeteci i sempre maggiori vincoli legati al patto di stabilità che impedisce ai comuni, anche a quelli - come il nostro - che se lo potrebbero permettere, di accendere nuovi mutui per realizzare le opere pubbliche e capite come, di fatto, la totalità degli enti locali stia letteralmente andando verso la bancarotta. E ora? Preso atto che il "rimborso" assicurato dallo Stato per l'ICI non è sufficiente (ad esempio non hanno riconosciuto la rivalutazione degli estimi catastali), che sono sempre maggiori le incombenze assegnate agli enti locali, che l'aumento di diverse forme di povertà e disagio sociali , impongono la necessità di disporre di maggiori risorse, il movimento dei sindaci scende a Roma per chiedere allo Stato la restituzione del 20% dell'IRPEF. Attualmente i miresi versano, di Irpef, circa 82 milioni di euro., Lo Stato ne restituisce al comune il 7%, circa 6 milioni. Capite che poter disporre di circa 15 milioni di euro significherebbe poter contare su un bilancio assolutamente significativo. Certo: gli enti locali hanno l'obbligo (perfino morale, direi) di contenere la spesa, di controllare come le risorse vengono impegnate. Peccato, però. Peccato che fra quei 400 sindaci sembra non ve ne sia nessuno della Lega Nord. E dire che la richiesta dei sindaci è davvero un atto di federalismo fiscale. Mah!

Che la forza sia con voi....



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martedì 30 settembre 2008

SCUSATE IL RITARDO

No. Non è piacevole. Per nulla. Essere svegliati nel cuore della notte perché la tua auto ha preso fuoco. Non è piacevole uscire e cercare disperatamente di spostarla perché temi che possa esplodere (salvo apprendere poi che il serbatoio di un auto a benzina non può esplodere con buona pace per le migliaia di film visti!). E non è piacevole uscire di casa tutte le mattine ed imbatterti in quella carcassa ancora sottoposta a sequestro giudiziario. Certo: la Magistratura sta compiendo indagini accurate. E però davvero devo pensare che si sia trattato di un incidente del tutto casuale capitato ad un'auto vecchiotta. Devo pensare questo perché, altrimenti, immaginare che qualcuno - deliberatamente - entri a casa mia e dia fuoco all'auto, significa davvero aver toccato il fondo di una politica che, necessariamente, deve abbassare i toni ma che mai può spingere a simili gesti. Mi fermo qui. Salvo ringraziare i tanti che mi hanno espresso solidarietà:a partire dai colleghi di giunta che alle 3 e mezza del sabato mattina si sono precipitati, tutti, a casa mia. Ed i rappresentanti di tutti i partiti, di maggioranza ed opposizione. Ma soprattutto i Vigili del Fuoco di Mira che mi hanno assistito per quasi due ore sabato mattina alle 3. E, ovvio, i carabinieri che, con la loro presenza, hanno rassicurato me e i miei familiari.

Quanto al resto: il Congresso boccia il "piano Bush" da 700 miliardi di dollari. Mi ha colpito molto questa notizia. E non tanto per i riflessi, negativissimi, che essa ha avuto sulle borse mondiali. Quanto piuttosto perché è davvero singolare (almeno a me sembra così) che la patria del liberalismo, di fatto, si sia convertita al...nazionalismo. Un po' come accadde al nostro Paese con le partecipazioni statali e l'IRI. Il secondo motivo è perché, in pochi, a mio avviso si son resi conto che eravamo alle prese con un'altra rivoluzione economica: un mondo non più esclusivamente basato su produzione, domanda, offerta. Ma piuttosto basato esclusivamente sullo scambio di denaro virtuale, di azioni e obbligazioni. Ed oggi questo mondo pare in una irrimediabile crisi. A me, leggendo la cronaca di questi giorni, è venuta in mente la lezione di Joseph Schumpeter.

Cliccando sul link sottostante un interessante articolo pubblicato da Il Sole 24 ore:


Ieri, a mezzogiorno, in Consiglio Comunale abbiamo vissuto un momento emozionante: l'ufficializzazione del gemellaggio tra Mira e Beit Sahour, comune palestinese di 15.000 abitanti. Mi ha colpito molto l'intervento di don Nandino Capovilla, già cappellano a Mira per alcuni anni e ora delegato di Pax Christi. Autore di numerosi libri sulla questione palestinese, vi consiglio il suo Bocche scucite.

Che la forza sia con voi!



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venerdì 19 settembre 2008

ALI..CHE????

Dunque: secondo l'ultimo aggiornamento ANSA ci sono spiragli per Alitalia. Ma, laddove questi spiragli si concretizzassero in un "piano di salvataggio" della compagnia di bandiera, concordo totalmente con l'amico Andrea Causin che, nel suo blog, scrive:

Comunque vada sta roba di Alitalia è la truffa del secolo.
Caso A) la CAI trova l’accordo con i sindacati…. compagnia aerea più piccola, 1, 5 miliardi di euro di passività allo Stato come Bad (brutta) company, cioè a noi contribuenti, qualche migliaio di esuberi in più rispetto al piano AirFrance, Aerei e Rotte “egalate” alla CAi e compagnia in mano a una banda di sedicenti (non tutti per la verità) imprenditori Italiani che sono stati protagonisti di altre operazioni di “spolpaggio” di partecipate dello Stato (Telecom…)
Caso B) va tutto a monte…. 20.000 lavoratori stanno a casa, perdiamo l’Alitalia, lo Stato si fa carico del debito Alitalia…etcc.
A questo punto due domande. Ma non era meglio regalarla ad Airfrance? che si facevano carico del debito, si impegnavano su soli 2.700 esuberi e soprattutto il mestiere di far andare gli aerei lo sanno fare…. e perchè Bersani è stato l’unico esponente del PD ad accanirsi contro una truffa evidente ai danni dello Stato Italiano? forse perchè tra i sedicenti c’è qualche parente e amichetto dei nostri leader. Attenzione perchè su queste cose perdiamo la credibilità!


Che la forza sia con voi...e A s'udëi!!


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mercoledì 17 settembre 2008

TOCCO BLU, NON GIOCO PIU

Lettera aperta al segretario provinciale del Partito Democratico, Gabriele Scaramuzza
Caro Gabriele,
pur avendo quarant'anni continuo a sognare, a stupirmi delle cose e a guardare il mondo con occhi di bambino.
Voglio, con questa mia, metterti a parte di cosa sogno per questo Partito Democratico che è mio, al pari tuo e di tutti quelli che - oggi - hanno sparlato, criticato. Che, da cattolico, mi verrebbe da dire continuano a preoccuparsi della pagliuzza nell'occhio del proprio fratello e non della trave che offusca la loro vista.
Sogno che questo mio PD, sia un partito normale. Un partito, cioè, dove, quando si perdono le elezioni politiche ci si interroghi sul perché gli elettori hanno preferito la grettezza della Lega alla nobilità delle nostre idee.
Sogno che questo mio PD sia un partito normale. Un partito, cioè, dove i valori, le idee, il sogno - grande e bello e gioioso - di costruire una società diversa, vengono prima di tutto e l'appartenenza ad uno schieramento politico non sia strumentale ai tornaconti personali ma informi di sè quel sogno. E sogno che questo mio PD mai dimentichi che i sogni sono oltre gli uomini, i loro limiti, le loro meschinità e le loro ambizioni. E che per la realizzazione di quel sogno tutti, ma proprio tutti, dovrebbero essere pronti a sacrificare quei limiti, quelle meschinità, quelle ambizioni.
Sogno che questo mio PD sia un partito normale dove nessuno, ma proprio nessuno, abbia mai la presunzione di vivere di politica perché ciò lo renderebbe debole, subalterno ai tanti potentati politico - economici che hanno caratterizzato la storia di questo nostro Paese.
Sogno che questo mio partito sia un partito normale che guarda al merito dei singoli individui e non valuti tutto sulla base di consensi elettorali che, in quanto tali, possono dipendere da molti altri motivi (anche molto poco nobili) che non dal merito.
Sogno che questo mio partito sia un partito normale fondato su ruoli e regole certe e chiare dove, ad esempio, non sia possibile che militanti dello stesso partito siedano gli uni in maggioranza e gli altri all'opposizione.
Sogno che questo mio partito sia un partito normale cui io, da semplice militante, possa chiedere il rispetto dell'articolo 12 del proprio Statuto - agli organi locali, è riconosciuta autonomia politica, programmatica, organizzativa e finanziaria in tutte le materie che il presente Statuto non riservi alla potestà degli organi nazionali - ed altrettanto rispettoso di quanto afferma il proprio codice etico che impone ai propri dirigenti (a qualunque livello) di:
astenersi dal partecipare a manifestazioni pubbliche organizzate contro il governo e la giunta di cui si fa parte, senza trarne le dovute conseguenze
e di
adottare la competenza, la serietà dell’impegno, lo stile, il merito e le capacità personali come criteri prevalenti di discernimento e di valutazione delle persone in relazione agliincarichi e/o alla responsabilità che possono assumere, disincentivando ed evitando di premiare comportamenti trasformistici.
Sogno che questo mio partito sia un partito normale dove, maggiori sono le responsabilità, maggiore dovrebbe essere l'urlo che si leva ad affermare che la politica NON E' POTERE ma strumento al servizio dei più deboli, degli emarginati, di chi non ha il diritto supremo alla felicità.
Caro Gabriele,
leggendo i giornali odierni mi son chiesto se questo mio sogno rimarrà solo un sogno. Ho paura, Gabriele. Paura perché quell'urlo non lo sento, perché mi chiedo se questo sogno diventerà mai realtà o rimarrà solo un sogno affidato ad un quarantenne, sempiterno bambino, che non smette mai di stupirsi di quel che lo circonda. Anche della cretinaggine umana.
Con amicizia fraterna
Davide





P.S:
Canta Guccini ne L'avvelenata:
Voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi, chiedo scusa a vossìa, però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia; io canto quando posso, come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi: vendere o no non passa fra i miei rischi, non comprate i miei dischi e sputatemi addosso... Secondo voi ma a me cosa mi frega di assumermi la bega di star quassù a cantare, godo molto di più nell' ubriacarmi oppure a masturbarmi o, al limite, a scopare... se son d' umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie: di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo...



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martedì 16 settembre 2008

INDIGNAZIONE

Cosa rende un Paese, un qualunque Paese, veramente normale? La presenza di una coscienza collettiva che presuppone la voglia di indignarsi, di mobilitarsi, di costruire un futuro diverso. A me pare che questo nostro belpaese sia addormentato, in uno stato placidamente soporifero. Eppure i motivi per indignarsi non mancano...
E' lecito indignarsi per un Ministro della Pubblica Istruzione che parla di "meritocrazia" quand'Ella, per superare l'esame abilitante la professione di avvocato, se ne va a Reggio Calabria dove la percentuale di promozione supera l'80% anziché starsene nella sua" Lombardia dove la medesima percentuale non tocca il 30%?
E' lecito indignarsi per un padre ed un figlio che inseguono e uccidono a sprangate un ragazzo di colore di 19 anni?
E' lecito indignarsi per uno Stato che sta letteralmente conducendo al fallimento i comuni italiani negando loro risorse fondamentali per garantire politiche sociali adeguate?
E' lecito indignarsi scoprendo che, il 1 ottobre, a Roma sfileranno per protestare contro questa situazione tutti i sindaci del Veneto eccezion fatta per quelli leghisti?
E' lecito indignarsi per una Banca americana che, fallendo, fa precipitare tutte le borse, e con esse probabilmente anche l'economia reale, in una crisi dai confini preoccupantissimi?
E' lecito indignarsi dopo aver sentito (ieri sera nel corso di un dibattito nella Festa mirese del PD ben coordinato dall'amica Samuela) il presidente della Provincia, Davide Zoggia, ricordare che la Regione Veneto, insieme al Molise, è l'unica a non aver ancora approvato lo Statuto, documento fondamentale proprio per recepire il federalismo fiscale che verrà?
Che la forza sia con voi....
P.S: Non gliel'ha fatta. E' venuto a mancare dopo una veloce corsa contro il cancro come ha informato la famiglia. Richard Wright ha svolto un ruolo fondamentale nella sperimentazione musicale dei Pink Floyd post - Waters (i due praticamente si odiavano). Spalla preziosissima di David Gilmour, se ne è andato ieri a 64 anni ed io voglio ringraziarlo delle emozioni grandissime che, insieme ai suoi compagni, mi diede in quell'indimenticabile concerto all'Arena di Verona....


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lunedì 15 settembre 2008

MASOCHISMO

Ieri a Riva del Garda si è svolta la premiazione dei migliori blog e post dell'anno, suddivisi per categoria. Il premio per il miglior post è andato ad un commento sulle elezioni di aprile (sì, inutile che facciate finta di esservele dimenticate..le elezioni ci son state e le abbiamo pure perse) che è corredato da un video. Ve lo propongo perché:
1) è lunedì ed "io odio quel giorno lì";
2) le scuole sono iniziate e già vedo facce di studenti incazzati;
3) si sa: a noi che siamo del centrosinistra (e pure interisti) piace soffrire;
4) perché vedere il Milan all'ultimo posto è comunque una goduria;
4) continuiamo a non capir nulla....






Che la forza sia con voi e.... A s'udëi!!

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martedì 2 settembre 2008

LAUDAMUS PASQUINO



Incipit: la tessera del PD l'ho prenotata. Ok?

Interessante trasmissione quella mandata in onda, ieri a tarda notte, da Rai2. Alcuni opinion leader (da Lucia Annunziata a Edmondo Berselli, da Ludovica Barzini a Folco Terzani) discutevano di Barak Obama. Mi è piaciuta l'osservazione di Folco, figlio primogenito del mai sufficientemente compianto Tiziano Terzani: Barak - ha detto - ha un sogno, sa trasmetterlo e sa convincere gli elettori che questo sogno, quello di un' America migliore, si può realizzare lavorando insieme. Già: avere un sogno e la capacità di trasmetterlo. Lo avevano John e Bob Kennedy, l'aveva Martin Luther King. Ce l'ha Barak Obama. Poi ti vien spontaneo guardarti intorno e pensare: e noi? Noi del PD l'abbiamo un sogno? Riusciamo a trasmetterlo? E 'sto benedetto PD cos'è? Un PN (partito nuovo) o un NP (nuovo partito)? C'è poco da fare: a me sembra che il progetto politico del Partito Democratico non decolli. Proprio per nulla. Il sindaco di Torino "costretto" a chiedere al locale PD se gli interessa la sua ricandidatura. A Firenze il tentativo di far primarie fasulle tra candidati imposti da Roma. In Sicilia, il gioco stupido di correnti ti fa fuori la Anna Finocchiaro che è una delle menti politiche più brillanti e capaci che questo Paese abbia. A me sembra che ciò dipenda da un errore di fondo, dall'aver voluto costruire un partito fondato su una fusione fredda di realtà diverse, DS da un lato e DL dall'altro. In mezzo, stritolati da una classe dirigente immodificabile e irrinovabile (ma vi rendete conto che nel resto d'Europa a 40/50 anni puoi essere Presidente di un governo quando, qui da noi, il massimo cui può aspirare - tranne qualche isola felice - è quella di presidente dell'assemblea del tuo condominio?), difficilmente le nuove generazioni riescono a ritagliarsi uno spazio autonomo di pensiero e di azione. E, laddove lo abbiano, stentano ad approfittarne per paura di "mettersi contro" il potentucolo di turno. Poi ci si mettono anche i vecchi schematismi, le dietrologie che sono pure ridicole se non fossero il segnale che questa fusione fredda deve ancora portare ad una vera unità. Così accade che, a Bologna, durante la Festa provinciale dell' Unità, la colonna sonora sia rappresentata dall'Internazionale. Canzone importante, storica (che, immagino, faccia ancora commuovere il mio amico Alessio) ma che, come direbbe il buon Antonio da Montenero di Bisaccia, che c'azzecca? E l'ironico politologo Gianfranco Pasquino, ne Il Corriere, prima ci scherza su (a metter su l'Internazionale, sarà stato un sabotatore del PD), poi riflette che la colonna sonora del PD (dai Radiohead ai Coldplay) è emblematica: Il PD vive in uno stato di confusione, se scegliesse un inno, anche inglese, in grado di rimandare a una identità politica laburista, andrebbe bene. Invece mette insieme un po' di tutto. Poi ti capita sottomano un volantino che pubblicizza una Festa del PD e che ti trovi a leggere? Questo: Proseguendo la tradizione della FESTA POPOLARE dell'UNITA, cominciata 60 anni fa proprio in questo luogo, ripartiamo per costruire un nuovo futuro.

Domanda, domandina....ma come diavolo si fa a parlare di futuro, ricordando cosa accadde 60 anni fa? Boh...ok, ok...è vero..come disse qualcuno, il sottoscritto politicamente è un signor nessuno e dunque evidentemente non ci capisco niente!

Che la forza sia con voi e... A s'udëi!!!


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martedì 26 agosto 2008

VECCHI LEONI



C'è un che di eroico, commovente, suggestivo in questa foto: Ted Kennedy che sale sul palco della convention del Partito Democratico mentre, dentro di lui, un cancro al cervello sta inesorabilmente accompagnandolo alla fine. Non dovrebbe essere stato facile. Per nulla. Essere il terzo fratello Kennedy. Venire dopo John Fitzgerald e dopo Bob. Risalire la china dopo che, nel 1969, pieno di alcol provoca un'incidente in cui muore una sua amica. E però Ted è stato probabilmente il più politico dell'intera famiglia Kennedy. Ed il più bravo (anche più del mio amatissimo JFK). Anzi: alcuni columnist statunitensi sostengono che abbia fatto più lui in 30 anni di onorato servizio come senatore del Massachusetts che qualche presidente! Ha incarnato fino in fondo l'ideale di una politica intesa come autentico servizio ai più deboli: non c'è stata proposta di legge in favore delle politiche sociali che non abbia avuto l'onore della sua firma. Ma questa foto è emblematica anche e soprattutto per un altro motivo. Mentre in un Paese come il nostro, poco più di un anno fa, si sfidavano per la Presidenza del Consiglio due over 65 che già si erano sfidati anni prima, negli USA non solo vi è la possibilità di avere un Presidente di 47 anni ma anche un concreto ricambio generazionale (accompagnato per'altro dalla scelta di un vicepresidente di esperienza). E quella foto è suggestiva proprio perché ci consegna una nuova classe dirigente statunitense. Ma è suggestivo anche ciò che Ted, vecchio leone mai domo, ha detto innanzitutto a gennaio schierandosi apertamente per Obama:
Ci fu un'altra volta, quando un altro giovane candidato, corse per la Presidenza, sfidando l'America ad attraversare una nuova frontiera. E anche allora venne criticato, gli fu chiesto di pazientare. Ma John Kennedy rispose: "Il mondo sta cambiando, le vecchie strade non funzionano, è tempo per una nuova generazione di leader"
e per quanto detto proprio durante la Convention quando lui, consapevole della brevità del tempo che ha ancora da vivere, ha parlato di speranza.
E allora ha davvero ragione Paolo Valentino che, ne Il Corriere di oggi, scrive: Ieri sera, Ted Kennedy è entrato nella leggenda. Possa Dio conservarlo ai democratici il più a lungo possibile.
Che la forza sia con voi e....A s'udëi!!!


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martedì 22 luglio 2008

GIUSTIZIA

L'uomo nella foto si chiama Radovan Karadzic, è serbo della Bosnia ed è stato tra i massimi responabili della guerra civile che insanguinò la ex Yugoslavia: dal 1993 al 1995, 200.000 (sì, duecentomila!) vittime a causa delle pulizie etniche, migliaia di donne stuprate, centinaia di bimbi spariti nel nulla. L'ONU lo ha accusato di crimini contro l'umanitò e, per uno strano scherzo (ma non troppo a pensarci bene) del destino, ieri le forze di sicurezza serbe lo hanno arrestato ponendo fine ad una latitanza durata 13 anni. Ha ragione Massimo Nava che nell'edizione odierna de Il Corriere scrive:
Adesso si può dire che la guerra nei Balcani è davvero finita. La cattura di Karadzic è importante per le vittime che attendono giustizia da troppi anni, ma è ancora più importante che sia opera della polizia serba: un fatto che chiude il capitolo degli alibi e dei vittimismi storici per aprire quello della definitiva riabilitazione di un popolo e del suo ingresso in Europa.
E però, al solito, non possiamo dimenticare che Karadzic, oscuro professore di psicologia e poeta di bassissimo livello, non sarebbe diventato ciò che è stato senza l'appoggio di politiche estere, europee e non, troppo deboli e fiacche. Non possiamo non dimenticare che, all'apogeo della sua politica, Karadzic riceveva ministri e presidenti dei consigli tra cui anche lo stesso Mitterand. Una rete di complicità e di colpevoli e omertosi silenzi, di coperture internazionali all'insegna di uno strettissimo rapporto con Milosevic, il "presidente" della Serbia. E per pagare queste complicità, è sempre Nava a ricordarcelo, il prezzo, mai pagato fino ad oggi, fu il tribunale dell'Aja e la consegna dei criminali di guerra come Karadzic, rimasta per troppo tempo una vergognosa lettera morta.
Ora è tempo che i colpevoli paghino.
Che la forza sia con voi


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giovedì 12 giugno 2008

CAROLINE



I due bimbi nella foto, accanto alla loro mamma di nero vestita, sono John Fitzgerald Kennedy jr. e la sorella Caroline che rendono omaggio al feretro del loro papà, il 35° presidente degli USA assassinato a Dallas il 22 novembre 1963. Leggo qualche indiscrezione circa le possibilità che, in caso di vittoria, Barak Obama scelga proprio Caroline come vicepresidente. E ne sono felice. Perché, al di là degli inevitabili errori, dell'eccessivo pragmatismo, JFK seppe regalare all'America di quegli anni un sogno. Ed un sogno intergenerazionale. Dopo il new deal roosveltiano, la new frontier kennedyana non significava soltanto andare sulla Luna. Significava credere nella possibilità di costruire un mondo diverso, migliore. Significava capire che la politica serve a prevedere il futuro, anticiparlo, realizzarlo. Certo: vi fu la baia dei porci, vi fu il Vietnam (e anche Marylin Monroe ma vuoi mettere???) ed il muro di Berlino. Ma anche l'avvio di un nuovo rapporto con l'URSS. Vi fu la capacità e l'umiltà di ammettere e riconoscere che gli USA mai sarebbero potuti diventare i "guardiani del mondo". Ed ecco che piazza una delle migliori menti che aveva a disposizione, Adlai Stevenson, alla guida della delegazione americana all'ONU. Mi piace questo ticket. Il Presidente (sperando di poterlo chiamare davvero così fra 5 mesi) nero, quarantenne e l'erede di una dinastia "reale", figlia di un padre che ha avuto una grande fortuna: avere un sogno e cercare di realizzarlo.






Che la forza sia con voi....








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lunedì 28 aprile 2008

A RIDATECE BAFFINO?





E' stata sconfitta. Pesante. Brutale. Ma è stata soprattutto incompetenza. Altrettanto brutale. Quella che nasce dalla convinzione che l'elettorato sia "cosa nostra" e che qualunque cosa tu gli proponga, vada bene comunque. Ma gli elettori non sono birilli: non puoi togliergli Rutelli sindaco (quando corse contro Berlusconi) e mettergli Veltroni. E poi togliergli Veltroni e rimettergli Rutelli. Se fai così, non pensi che alla sora Lella del Prenestino un poco (giusto un pochino) gli girino gli zebedei? E non pensi che riproporre un modello perdente, in una specie di visione manichea della realtà, su scala nazionale anche a livello locale sia un poco (giusto un pochino) poco intelligente? Perché a Mirano, ad esempio, così come accade a Mira o in qualunque altro posto del - nostro - mondo, non si vota più, e da decenni, in base alle appartenenze. Si vota il candidato che si conosce. Quello che magari la domenica incontri al bar e con cui prendi un aperitivo. E non te ne frega nulla (o quasi) se quello, alle Politiche, vota destra o sinistra. E se a Vicenza vinciamo in maniera assolutamente imprevedibile e a Udine vince il rettore dell'Università (che molti hanno conosciuto grazie a Fabio Fazio e al suo Che tempo che fa) mentre 15 giorni fa tutto era in mano al centrodestra, qualcosa la dovresti capire no?E se Nicola Zingaretti (fratello del Montalbano televisivo) è confermato alla guida della Provincia di Roma mentre a Roma perdiamo, e di brutto, cosa significa? Che continuiamo a non capire nulla. Ma proprio nulla. Ha ragione Cacciari che, stamani, al Corriere dichiara: "Ma smettiamola per favore con queste demonizzazioni. Piantiamola con lo schema: vince un uomo PD e arriva un comunista, vince qualcuno del PdL ed ecco il fascista". Perché gli elettori sono un pochino più intelligenti di quel che troppo spesso pensiamo tutti noi. E qui? Beh, perdere Mirano è grave. Maledettamente grave. Soprattutto in prospettiva Provinciali '09 (l'anno prossimo voteremo anche per le Europee). Ma quel che più colpisce non sono i 25 voti di scarto. No. E' il confronto col primo turno. Perché tra primo e secondo turno perdiamo circa 600 voti. Mentre il candidato della destra (che usufruisce dell'apparentamento con tre liste che complessivamente - 15 giorni fa - pigliavano 2349 voti) cresce di più di 400 preferenze personali. Che significa? Che si consolida una tendenza oramai presente nell'elettorato di centrosinistra: non vanno più a votare. Quel che un tempo valeva per l'elettorato di centrodestra - meno uso al voto - ora riguarda il nostro elettorato. Certo: probabilmente quanti hanno votato Sinistra Arcobaleno, oggi non hanno spostato il loro voto sul candidato di centrosinistra. Ma ciò non basta a spiegare questa sconfitta. Di misura, certo: 25 voti. Ma cosa diavolo sono 25 voti? Il confine, labile ma realistico, tra la vittoria e la sconfitta.

Che la forza sia con voi....


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mercoledì 16 aprile 2008

E ADESSO?



Impietosa l'analisi del voto fatta stamane dal prof. Feltrin su La Nuova. Impietosa, brutale ma assolutamente vera. La sintesi è semplice: considerati i flussi di voto, il PD necessariamente deve cercare una altra stampella cui appoggiarsi per incrementare il proprio consenso. Afferma Feltrin: "Devono (i dirigenti del PD ndr) creare qualcosa di diverso, che aspiri a mobilitare elettori diversi (...) . Questa idea del tutto illuministica di fare un unico partito, in un paese fatto da individualisti, dove anche per prendere un caffè abbiamo 27 varianti!". Ma la vera questione, adesso, è: quali indicazioni trarre dall'esito elettorale di domenica e lunedi? Innanzitutto prendere atto che, in realtà, il centrosinistra (come sottolineava a Ballarò il direttore Paolo Mieli) è dal 1996 che perde le elezioni politiche. Le ha perse anche nel 2006 dove vincemmo alla Camera per 24.000 voti ma perdemmo al Senato per quasi 180.000. E che da allora ad oggi non siamo riusciti a invertire la rotta. Perché? Provo a dare qualche risposta ma vorrei sentire anche il vostro parere. Perché in tutti questi anni la "questione settentrionale" è rimasta sospesa, illustre sconosciuta per una politica per la quale l'assistenzialismo, lo statalismo esasperato diventava mezzo per aumentare il proprio clientelismo. Non è bastevole candidare Massimo Calearo perché, automaticamente, il cosiddetto "popolo delle Partite Iva" voti PD! Quello dato alla Lega è voto trasversale. Ma questo era accaduto anche in passato e noi non lo avevamo capito. L'operaio del Nord, specie quello che lavora nelle piccole e medie aziende, non vede nel proprio padrone un "nemico". Anzi. Andate a rileggervi Gianantonio Stella e il suo Schei. Dal boom alla rivolta. Il mitico Nord-est (1996, Baldini Castoldi). Di cosa è fatto questo Nord? Di tanti ex operai che, a loro volta, sono diventati imprenditori. Creando un modello che oggi viene seguito dai loro operai che, a loro volta, faranno le stesse scelte. Quello dato alla Lega è voto di proposta. Di che tipo? Facile rispondere: "gli elettori chiedono parole chiare su temi quali la sicurezza" ci hanno spiegato gli intelettual-chic del centrosinistra. Bravi, 10 piu!!! Già ma che significa? Significa una cosa semplice: o il centrosinistra fa una rivoluzione copernicana del proprio pensiero politico o ha ragione quel nostro militante che oggi dichiarava al Corriere del Veneto: "la prossima volta i nostri elettori continueranno ad andare a pescare seppioline anziché votare". Occorre comprendere che questo nostro Paese è spaventato, ha paura. Ed è disorientato. Da cosa? Da un sistema giudiziario che rimette in libertà un ubriaco il giorno dopo aver ammazzato una bimba di 6 anni. Dalla incertezza della pena. E di questo non abbiamo discusso perché temavamo di essere giudicati giustizialisti. Da frontiere colabrodo da dove entra chiunque. E quando questo "chiunque" commette un reato rimane impunito. E di questo non abbiamo parlato perché temavamo di essere considerati razzisti o fascisti. Dal fatto che il prezzo della benzina cambia se superi un confine regionale. E di questo non abbiamo parlato perché temavamo di essere accusati di secessionismo. Da una crisi economica pesantissima e causata da ignobili speculazioni di banchieri senza scrupoli. Dai 48 (o forse più) uffici che devi "visitare" per aprire una azienda. Da una pressione fiscale che si porta via più della metà del tuo stipendio. E di tutto questo non abbiamo parlato perché temavamo di essere accusati di complicità con Confindustria. Da una legge Finanziaria che scarica sui comuni la responsabilità del debito pubblico dimenticando che gran parte delle fortune elettorali del centrosinistra dipendono proprio dalle azioni amministrative di sindaci e assessori. E di tutto questo non abbiamo mai parlato perché discutiamo di federalismo ma manco sappiamo cos'è e abbiamo paura di essere accusati di voler abbandonare il Meridione a se stesso (ed intanto in Sicilia becchiamo 20 punti dalla destra). Cazzate. Solo cazzate. Struzzi che preferiscono nascondere la testa sotto la sabbia. 6 anni, stando ad una inchiesta del Sole 24 ore, servono ad una Amministrazione per passare dalla ideazione di una opera pubblica alla sua realizzazione. 6 anni! A che diavolo è servito cominciare il tuor elettorale del PD dal Veneto? A nulla. Davvero vogliamo capire la questione settentrionale? E allora Veltroni e i massimi dirigenti del PD vengano in Veneto. Ma ci rimangano: settimane, mesi se serve. E parlino. Non al sindaco di una città capoluogo. No. Ai sindaci di comuni medio piccoli che le paure dei propri amministrati le conoscono. E le condividono. E che hanno chiaro in testa cosa si dovrebbe fare. Facciamo il governo - ombra (speremo che nol sia el governo dee ombre)? Bene: perché non fissare in Veneto la sua sede? E me ne frega poco che la Lega lo abbia già fatto (in Lombardia). Ma intanto lei, in Veneto, è al 26%. E noi continuiamo ad avere 20 punti in meno del centrodestra.
Non avevamo un bel programma. No. Noi avevamo un ottimo programma elettorale. Di questo ne sono assolutamente consapevole. E abbiamo fatto anche una ottima scelta nel decidere di andare da soli. Ma qualche misura non la potevamo prendere quando al governo c'eravamo noi? Quale? Ad esempio: perché non permettere alle aziende di versare l'IVA quando i propri clienti pagano effettivamente la fattura? Perché accade anche questo, sapete: che un imprenditore paga allo Stato l'IVA spesso prima che il proprio debitore saldi. E se questo debitore è insolvente l'imprenditore ci rimette pure l'IVA. Ma forse sbaglio. Forse sono solo i deliri di uno che è incazzato.
Che la forza sia con voi

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martedì 15 aprile 2008

TSUNAMI

Riflessioni scritte di getto....
Abbiamo perduto. Siamo stati sconfitti e pesantemente. A chi, come me, è profondamente legato alle istituzioni e alla democrazia, non resta che complimentarsi con i vincitori e augurare loro buon lavoro. In 48 ore le elettrici e gli elettori hanno disegnato un Paese radicalmente nuovo. Innanzitutto più ancora che bipolare, bipartitico. Hanno poi mostrato di aver compreso molto bene il "voto utile" (peccato non sia stato utile a noi per governare...) ma, soprattutto, hanno chiaramente espresso una voglia di governabilità: sciolte, come neve al sole, le profezie di pareggio, di grande coalizione. Il centrodestra è assolutamente in grado di governare per i prossimi 5 anni. E, per di più, con questa legge elettorale. Altro dato: l'Italia si sta spostando a destra. E lo fa in zone del Paese in cui, tutto sommato, ciò era abbastanza imprevedibile:il centrosinistra ha perso, di fatto, il Nord Ovest (dunque l'intera Italia settentrionale è in mano al centrodestra); ha perso il Lazio; ha perso la Puglia, la Sardegna e la Campania (l'unica che, oggettivamente, non sorprende). In questo tsunami (ed in attesa di vedere di dati delle amministrative che, però, nulla hanno a che fare col voto politico) il PD, a livello nazionale - attestandosi attorno al 33% - non ha brillato. Risultato buono, certo. Ma ben al di sotto delle aspettative: ci mancano 2 punti percentuali per superare la fatidica soglia del 35% che era dato più accettabile. E 5 punti percentuali per toccare quel 38% che io stesso pensavo potesse essere un ottimo risultato. E però in Veneto siamo sotto soltanto di 1 punto percentuale (27,24 contro 28,31) rispetto al Popolo delle Libertà: e questo è, invece, un buon punto di partenza tenuto conto del 26% della Lega Nord. Ancora: letteralmente sparite dalla scena politica italiana forze strategicamente fondamentali per la democrazia, i socialisti di Boselli (un abbraccio ad Alessio) e la Sinistra Arcobaleno (doppio abbraccio a Stefano...che la forza sia con te). E quest'ultima "scomparsa" mi preoccupa. E molto. Perché il rischio è che alcuni movimenti, che prima avevano una sorta di interlocutore istituzionale, oggi siano disorientati e perturbati. Sconfitto in maniera brutale il movimento antiabortista di Ferrara (0,3%). Buona l'affermazione dell'UDC. Vince il centrodestra, dunque. Ma soprattutto trionfa la Lega Nord. Segno che il centrosinistra non ha compreso quali fossero le reali istanze della nostra società. Una su tutte: la sicurezza che spesso il centrosinistra affronta quasi con timore per paura di essere tacciato di razzismo. Ieri sera ho parlato a lungo, mentre i dati affluivano, con una ragazza mirese di 15 anni, studentessa in un liceo veneziano. Cosa ci rimproverano i giovani? Perché è evidente che specialmente quanti si sono recati al voto per la prima volta, hanno votato Lega. Cosa ci chiedono? Di appassionarli, di emozionarli. Ci chiedono di lasciarli fare. Ci chiedono occasioni in cui progettare, discutere, incontrarsi e diventare protagonisti del loro futuro. Pretendono che noi si abbia fiducia in loro e non paura che possano fregarci i posti. Ci chiedono di essere accompagnati lungo la strada dell'impegno politico dando loro, però, libertà di espressione. Mi ha colpito questa ragazzina. E molto. Perché ha avuto una grande lucidità di pensiero e di analisi. E' vero: noi che siamo classe dirigente del PD dobbiamo imparare ad ascoltare. Da qualche parte ho sentito una massima che mi è piaciuta moltissimo: solo chi sa ascoltare, sarà ascoltato. E a Mira? Beh..qui c'è da essere davvero soddisfatti. Il PD tocca quota 41,4 al Senato e 40,6 alla Camera: in tutta la Provincia di Venezia in nessun altro comune si è raggiunto questo risultato. A cui occorre aggiungere il 5% dell'Italia dei Valori. E questi dati debbono essere letti nella consapevolezza che, qui a Mira, il PD è nato in piena campagna elettorale con tutto ciò che è accaduto. Giustamente faceva notare ieri un vecchio militante Abbiamo il 41% e dobbiamo ancora iniziare a lavorare.
E adesso? Lavorare, lavorare, lavorare.....
Che la forza sia con voi.

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