martedì 18 novembre 2008

Da Il Corriere della Sera, edizione odierna
Genova La richiesta inoltrata ai superiori
Il convento vuole il testamento biologico «Non si può vivere come vegetali»
Suor Ildefonsa: ho visto tanta sofferenza, aspetto il permesso insieme con tre sorelle
GENOVA - Suor Ildefonsa ha settantaquattro anni, ha preso il velo a diciassette e da allora non ha mai smesso di dedicarsi agli altri, ai più sfortunati: per venticinque anni si è presa cura dei ricoverati del Don Orione, è vissuta a contatto della sofferenza più profonda. Ieri suor Ildefonsa, per tutti suor Ilda, ha ricevuto a Genova un premio come «donna fuori dal coro», e ha mantenuto fede al suo carattere. «Ho chiesto ai miei superiori — rivela — di poter fare il testamento biologico. È stata una richiesta verbale, non l'ho messo per scritto, sono in attesa». Rispetta l'obbedienza suor Ilda, e con serenità ripete «sono dentro alla Chiesa», ma con umiltà ha posto un problema: «Non voglio essere ridotta come un vegetale. Se questo fosse il mio destino vorrei che mi lasciassero andare via in pace, ho letto che anche Papa Giovanni Paolo II avrebbe detto, arrivato il suo momento, "lasciatemi andare"». «Questa richiesta non mi risulta », ha detto brevemente ieri sera il cardinale di Genova Angelo Bagnasco, «in ogni caso — ha aggiunto riferendosi al testamento biologico e al caso di Eluana Englaro di cui aveva appena parlato per ribadire le posizioni della Chiesa — non credo che si tratterebbe di una richiesta in questa prospettiva». Suor Ilda non è la sola, nel suo ordine, ad aver riflettuto sulla fine della vita e a voler mettere per scritto le proprie volontà: «Siamo in quattro sorelle. Chiediamo se possiamo fare il testamento biologico per respingere ogni accanimento terapeutico». La decisione, come ha raccontato ieri Il Secolo XIX, è di poco tempo fa: «È successo questo — racconta suor Ilda —. Una sorella è stata male e si è accasciata a terra nel cortile, aveva avuto un ictus. È arrivata l'ambulanza ed è stata intubata subito, sul posto, e poi ricoverata al Galliera».
L'ospedale Galliera di Genova è di una Fondazione presieduta per statuto dal vescovo della città, oggi monsignor Bagnasco. «La sorella è rimasta intubata, attaccata alle macchine quasi tre mesi», continua suor Ilda, «e io ho sofferto tanto vedendola in quello stato. Poi una notte mi hanno chiamato, aveva un febbrone ed è finita. Io ho pensato: non voglio essere attaccata alle macchine, non voglio che la fine sia così. Perché prolungare la sofferenza per sé e per gli altri?». Ha visto tante sofferenze, suor Ilda, ha accompagnato molte persone nell'ultimo viaggio, e parla con grande sincerità: «Ho perso da poco il mio unico fratello. L'ho assistito in ospedale e insieme abbiamo detto tante volte il rosario. Soffriva e mi confidava: sono stanco, basta. Ho pregato perché il Signore aprisse le sue braccia e lo accogliesse a sé. Si dice che gli ultimi giorni di sofferenza possono avvicinare a Dio ed essere una benedizione, ma io non so se portano veramente alla salvezza o alla dannazione. Anche la scienza, la medicina, possono sbagliare. È meglio che la Provvidenza faccia il suo corso ». Questa piccola suora dal carattere intrepido ha fiducia nella Chiesa: «È in cammino, come tutti noi, nel buio e con sprazzi di luce: ma la luce arriva sempre. C'è bisogno di tempo. Sono stata fra le prime a fare atto notarile per poter donare gli organi, ora, per il testamento biologico aspetterò ». Suor Ildefonsa, vuole chiarire il suo pensiero: «Io credo fermamente nella vita. Fin dal primo istante del concepimento. Ho accudito al Don Orione bambini senza alcuna facoltà mentale, senza arti, a volte qualche visitatore diceva: ma a chi serve una vita così? Io rispondevo: serve a te, perché tu ti possa chiedere che cosa sai fare per loro».
Erika Dellacasa
Che la forza sia con voi!



Su Facebook mi sono iscritto a questo neonato gruppo: NO VIOLENZA ALLE DONNE. Leggete cosa scrive Patrizia che ne è la fondatrice:

Nonostante le diverse campagne pubblicitarie, gli accorati appelli, le aberranti notizie quotidiane e quanto si legge sul giornale, le violenze sulle donne continuano, incuranti delle bestialità che infliggono, del deserto che lasciano dietro loro, dell'inferno in cui spingono le proprie vittime.Io sono una di queste, una che ha subito violenza e che è riuscita ad accantonare il dolore della devastazione in un angolo del prorpio cuore... una sopravvissuta! Qaunte di noi possono dire altrettanto?Avevo 21 anni quando ho subito violenza e per altri venti ho murato dentro di me quel dolore tentando di nasconderlo a me stessa, ma soprattutto agli altri. Grazie alla scrittura ho trovato il coraggio e la forza per liberarmi di quel pesante fardello e di riuscire a dimenticare. Troppe donne ancora oggi si nascondono nel silenzio, aiutiamole a parlare! E' ora di dire BASTA ALLA VIOLENZA!

Il 25 novembre, a Mestre, ci sarà una grande manifestazione su questo argomento. Non mancate!

Etichette:

venerdì 14 novembre 2008

LASCIATELA ANDARE!



Ora davvero tutto è compiuto. Ad Eluana Englaro può essere tolto il sondino con cui veniva alimentata ed essere, in questo modo, accompagnata alla morte dopo un coma neurovegetativo permanente iniziato il 18 gennaio 1992: così hanno deciso le sezioni unite civili della Cassazione. Sono tornato spesso, in questo spazio, a parlare di questa vicenda. Che è, ed è bene non dimenticarlo, soprattutto vicenda umana e personale. Lo stato di Eluana, ha affermato la Suprema Corte, investe un diritto personalissimo del soggetto, di spessore costituzionale come il diritto di autodeterminazione terapeutica in tutte le fasi della vita anche in quella terminale.E' dunque vicenda umana e personale: e al centro c'é una ragazza ed un padre che l'assiste amorevolmente da 16 anni. Immaginate, per un momento, cosa ciò significhi. Cosa significhi, per 16 lunghissimi anni, per 192 mesi, per 70080 giorni recarsi in una stanza d'ospedale, abbracciare, accarezzare quel corpo senza avere risposta a gesti di amore paterno. Immaginate cosa significhi vivere nella continua attesa di qualcosa che già sai non può accadere. E immaginate la tensione continua di vedere l'oggetto del proprio amore in un limbo ove è cancellato il confine tra vita e morte. Ora questa tensione continuerà fino a sciogliersi nelle lacrime dell'estremo saluto. Eluana se ne andrà, medicamente assistita. Ho sempre dichiarato il mio personale sostegno alla battaglia che sino ad oggi ha condotto il padre di Eluana. Oggi che questa battaglia è vinta non esulto né gioisco. Oggi, credo, sia giunto semplicemente il momento del silenzio. E quando questa vicenda umana e personale si concluderà, allora occorrerà seriamente interrogarsi. Su cosa? Ecco quanto scrivevo a settembre: Qual è il limite, invalicabile, che segna il confine tra ciò che è di competenza delle leggi dello Stato e la libertà individuale di ciascuno? Se ciascuno è "padrone"/titolare della propria esistenza non può, forse, essere anche libero di decidere quando questa esistenza non ha più ragione di essere? E se questa volontà è stata espressa "in salute", non può forse chi ne è depositario farla valere anche se il proprio caro non è più in grado di manifestarla?

Ma per intanto lasciamola andare....

Che la forza sia con voi!




Etichette:

giovedì 30 ottobre 2008

GLI SCONFITTI





Confesso che a me la boxe piace. Molto. Mi piacciono l'agilità, le schermaglie, le strategie, la velocità che emerge dalla nobile arte come viene chiamato questo che è uno degli sport più antichi della storia: se vi capita di andare a Santorini (in Grecia) potrete ammirare un magnifico disegno rupestre che risale addirittura al 600 A.C.! Dalla boxe sono emersi nomi che han fatto la storia di questo sport: Rocky Marciano con le sue 49 vittorie su 49 match disputati, delle quali ben 43 prima del limite; Floyd Patterson con le sue 55 vittorie e solo 8 sconfitte; Cassius Clay che, nel 2007, venne addirittura candidato al Premio Nobel per la Pace. E...Peter Buckley (nella foto). Chi? Peter Buckley, 39 anni, inglese che giusto domani sera salirà sul ring per l'ultima volta. Peter è stato definito il peggior pugile nella storia della boxe. Ha un palmares tutt'altro che invidiabile: su 300 incontri disputati ne ha persi addirittura 256 di cui 88 consecutivi. Ma in realtà al tappeto ci è finito soltanto 10 volte, il che significa che negli altri 290 incontri è stato sconfitto solo ai punti. Eppure, nonostante questo ruolino intriso di sconfitte, Peter viene chiamato the Professor per la sua dedizione totale e assoluta alla boxe e per la sua capacità di far crescere giovani talenti.





Mentre in Russia, due sacerdoti gesuiti vengono trovati assassinati nel loro appartamento ed in India le violenze perpetrate ai danni dei cristiani continuano, un'altra bella testimonianza di una Chiesa autenticamente dentro il mondo: Franco Vialetto (nella foto), vicentino di Nove, è diventato sindaco del comune di Cacoal in Brasile. Ha ottenuto oltre il 60% dei consensi mettendosi alla guida di una formazione politica di sinistra. Particolare non secondario: Franco è un missionario comboniano. Ordinato sacerdote nel 1973, si trova a Cacoal dal 1974. In 30 anni di missione ha visto trasformarsi quel piccolo villaggio raggiungibile solo in barca in una città di 80 mila abitanti. In questa città don Franco (che ha fondato anche 13 comunità di base; linkandolo potete farvi una prima idea di questa realtà che giustifica sino in fondo il mio continuare a sentirmi cattolico nonostante i pregiudizi e le falsità) ha realizzato perfino un ospedale dotato di un modernissimo reparto oncologico: pensate che, prima della sua apertura, un malato di tumore di Cocoal, per curarsi, doveva arrivare fino a San Paolo, sobbarcandosi un viaggio di oltre 3000 chilometri!

Paolo VI diceva: La Politica è la più alta forma di carità

Che la forza sia con voi!

Etichette:

martedì 21 ottobre 2008

MEDITATE GENTE!!!!

Anticipazione tratta da TGCOM:
L'ennesimo attacco contro la riforma della scuola arriva da "Famiglia Cristiana", che punta il dito contro la proposta delle classi-ponte per i bambini immigrati additando la mozione approvata come "il primo provvedimento razziale del Parlamento". L'istituzione di quelle che il settimanale cattolico definisce "classi-ghetto" "fa scivolare pericolosamente la scuola verso la segregazione e la discriminazione".
Il settimanale dei Paolini attacca senza mezzi termini la riforma della scuola, criticando la norma che prevede l'istituzione di classi per soli immigrati. "Si dice 'classi ponte', ma si legge 'classi ghetto' - si legge nell'editoriale del periodico cristiano- . Il problema dell'inserimento degli stranieri a scuola è reale, ma le risposte sono 'criptorazziste', non di integrazione". "Chi pensa a uno 'sviluppo separato' in Italia, sappia che quel concetto in altra lingua si chiama 'apartheid', andata in scena in Sudafrica per molti anni: autobus, cinema e scuole separati", aggiunge il periodico. Per Famiglia cristiana, le cosiddette "classi di inserimento" non sono efficaci. "I risultati migliori si ottengono con classi ordinarie e con ore settimanali di insegnamento della lingua - spiega il settimanale -. In Italia questo, in parte, avviene".
Che dire? La verità è altra da ciò che spesso si sente, si vede, si legge, E ciò capita in tutte le circostanze della vita. C'è chi, di fronte a questo, dice semplciemente "basta" e chi, al contrario, si sforza di capire...meditate gente, meditate!



Etichette:

sabato 11 ottobre 2008

LA FINE O L'INIZIO?








Il titolo di apertura dell'edizione di giovedi di Liberazione è incredibilmente straordinario. In effetti: vien facile pensare che la possibile sospensione dei mercati borsistici mondiali (annunciata, oggi, dal Presidente del Consiglio) segni la fine irreparabile di un sistema economico fondato sui capitali, sulla finanza creativa. E che dunque in un futuro, ancora lontano, si possa tornare a concetti - chiave che abbiamo dimenticato: domanda, offerta, valore di produzione. Ma che, soprattutto, si possa capire che le macro dimensioni dell' economia globale anziché rappresentare una forza ne segnino irrimediabilmente una debolezza strutturale. Forse, alla fine, siamo stati sconfitti dalla logica dei soldi facili, della speculazione. Dell'idea che questo mondo sia un gigantesco gioco d'azzardo che alla fine ti fa vincere comunque, basta avere il coraggio di puntare. Ed invece questo mondo è stato rovesciato. In poco, pochissimo tempo. E con esso sono state rovesciate tutte le nostre certezze. Come quella, ad esempio, che gli Stati Uniti fossero la patria del liberalismo. Ed invece, nel giro di un week end, li abbiamo ri-scoperti statalisti e nazionalisti. E che il sistema bancario, anche quello nostrano, ad una crisi di enorme portata come quella attuale, reagisce richiudendosi a riccio. Pensavamo che il sistema creditizio dovesse funzionare proprio nei momenti di maggiore difficoltà ed invece le banche che ti fanno? Il primo provvedimento che assumono è quello di stringere i cordoni della borsa mettendo ancora più in crisi le imprese. Le quali paiono sempre più lasciate in balia di sè stesse, senza alcuna tutela nemmeno nei confronti dei loro debitori insolventi. E allora si riscoprono cose di cui da tempo non avevamo più sentito parlare, come i BOT con cui, negli anni '90, lo Stato finanziava sè stesso e che in tanti accusavano di essere la fonte primaria del gigantesco indebitamento pubblico.
Ho sempre chiarito che io, di economia, capisco poco. E però ho la sensazione che, davvero, alla fine di questa crisi il capitalismo (almeno quello che conosciamo noi) non sarà più lo stesso. E che occorrerà ripensare lo sviluppo economico in termini assolutamente nuovi. Oggi ne Il Corriere , Bernard - Henri Levy scrive:
Certo, siamo sull'orlo del baratro. Questa crisi finanziaria è senza precedenti. Gli Stati Uniti entreranno in una fase nuova della propria storia, dove nulla sarà più come prima: né il modo di regolazione dei mercati; né il modello consumistico che era al centro dell'etica capitalista.
E non sarà più come prima nemmeno il famoso «American dream», al cui proposito pochi sanno, in Europa, che la realizzazione più clamorosa era l'acquisto di una casa, con o senza subprime. Certo, i primi a beneficiare di questa rovina sono tutti i fanatici, talebani o altri, consapevoli che i 700 miliardi di dollari che serviranno a riacquistare alle banche i loro prodotti tossici equivalgono, più o meno, al costo della grande operazione antiterroristica che si sarebbe potuta compiere in Afghanistan o nelle zone tribali pachistane e alla quale l'America impoverita sarà costretta a rinunciare. Senza parlare dell'incertezza che, cosa perlomeno inquietante, nessun responsabile politico è capace di eliminare in maniera chiara: i famosi 700 miliardi, per esempio, corrisponderanno al riacquisto di crediti o a una partecipazione azionaria nel capitale delle istituzioni vacillanti (il che non è la stessa cosa e farebbe dello Stato federale un autentico «Stato azionista» seguendo il modello svedese o finlandese)? O saranno finanziati da prestiti? Se sì, sottoscritti da chi? Siamo così sicuri che il contratto di fiducia che regge i rapporti degli Stati Uniti con il resto del mondo resti sufficientemente solido perché i fondi sovrani indiani, cinesi o del Qatar si precipitino su un nuovo titolo che avrà come inconveniente, fra l'altro, di svalutare quello che già detengono?
Insomma, per queste ragioni e altre ancora, è giusto dire che viviamo un evento colossale, forse inaugurale, di cui siamo lungi dal vedere tutte le conseguenze: l'inizio di una nuova era; una sorta di anno zero del capitalismo nuovo; l'equivalente, per il capitalismo, fatte le debite proporzioni, di quello che fu per il comunismo il crollo del Muro di Berlino. Resta il fatto che l'evento ha avuto anche un altro aspetto, sul quale trovo sia un peccato che i commentatori, europei in particolare, non insistano
maggiormente. La rapidità di reazione, prima di tutto, che la cacofonia di queste ultime ore non smentisce. Il pragmatismo, cioè il coraggio di alti funzionari che, come il segretario al Tesoro Harry Paulson jr., per tutta la vita hanno creduto al capitalismo deregolato, l'hanno considerato vangelo e, in una notte, si sono convertiti ai principi dell'economia diretta dallo Stato.
Il vigore del dibattito democratico che è seguito, che ha visto senatori e congressmen rifiutare di lasciarsi ingannare e, ancor meno, di cedere al panico o al ricatto e imporre al potere esecutivo un certo numero di emendamenti la cui lista sembra non sia chiusa: uno scaglionamento del versamento dei 700 miliardi secondo un calendario debitamente controllato dalle Camere; un codicillo che dà al popolo sovrano un potere di controllo sulla remunerazione di dirigenti che hanno portato le loro imprese al naufragio e che, d'ora in poi, non hanno altri diritti se non quello di raddrizzare il timone; misure aggiuntive in favore dei nuovi senza tetto espulsi dalle proprie case o dei piccoli imprenditori strangolati dal rarefarsi del credito. Per quanto riguarda la storia dei fondi sovrani, in particolare di quelli cinesi, ci sono due possibili interpretazioni: la caduta finale di un «impero» riacquistato come rottame dall'incarnazione stessa di quello che lo nega; oppure un'astuzia della Storia che consente di legare come mai prima il dispotismo asiatico cinese al suo grande avversario storico e, così, di stroncarlo. Ciascuno è libero di scegliere e scommettere.
È Schumpeter che parlava delle turbolenze, anche drammatiche, che scandiscono la storia del capitalismo come di fasi di «distruzione creatrice». Ed è John Galbraith che caratterizzava il capitalismo stesso come una strana macchina che trova la propria energia nella crisi, sia nella depressione o la disfatta, sia nel successo. Le crisi stanno al capitalismo come gli scandali alla democrazia. Secondo alcuni, questi scandali sono la prova che la democrazia non funziona più, mentre secondo altri il fatto stesso che scoppino dimostra la sua incoercibile vitalità. Ebbene, lo stesso vale per la crisi attuale: una probabile cura dimagrante planetaria, una messa in dubbio generalizzata dopo tempi di esuberanza folle e la dimostrazione che il sistema, checché se ne dica, è sempre vitale.

Per il resto che dire? Mira la notte che il domani sarà migliore! Speriamo...
Che la forza sia con voi!

Etichette:

giovedì 2 ottobre 2008

REGALO?



Leggo, sui giornali, che il Presidente della Giunta Regionale del Veneto, Giancarlo Galan, parla - a proposito del Passante - di un regalo di Natale. Ma è davvero un regalo? Non metto in discussione il ruolo strategico che questa infrastruttura sarà destinata ad avere per l'intera Italia. E' la logica che non mi convince. Non mi convince perché non vedo all'orrizzonte alcuna novità, questa sì davvero strategica. Non si ragiona concretamente su un reale cambiamento nel trasporto merci, si continua a preferire il trasporto su gomma quando, in realtà anche vicine alla nostra, invece si sono, da anni, potenziati altri sistemi, quello su rotaia prima di tutto. Ho già avuto modo di ricordare come, nella vicinissima Austria, i camion vengono fatti salire su vagoni ferroviari fino a destinazione. In altri Paesi questo sistema è stato ulteriormente implementato: i camion scendono dai treni, giungono in strutture logistiche ove le merci che trasportano sono caricate in mezzi più piccoli che funzionano a metano. A me pare che qui invece rincorriamo sempre le emergenze con soluzioni che per quanto faraoniche possano sembrare, in realtà rischiano di nascere già...vecchie! Ma, soprattutto, soluzioni alle quali è "facile" pensare, che non costa fatica intellettuale individuare.

Che la forza sia con voi



Etichette:

martedì 23 settembre 2008

MATRIX

Oggi non parlerò di Alitalia, di crisi economica. Non lo faccio non per paura di incrementare il pessimismo crescente. Non lo faccio perché davvero non so cosa pensare se non che ci troviamo di fronte ad una svolta epocale: il mondo, dopo questa crisi, non sarà più lo stesso ho letto. Poi ringrazi l'amore per i libri che ti fa ricordare di un pamphlet, pubblicato da Einaudi nel 2000, da Karl Polanyi, uno storico dell'economia di ispirazione marxista ed intitolato La grande trasformazione in cui si spiega perché la cosiddetta società di mercato non sia affatto naturale ma anzi del tutto "singolare" e dunque necessariamente condannata alla crisi. Dunque oggi si parla di calcio..anzi: si parla di un calciatore. Di più: del calciatore per eccellenza, cattivo quanto basta, determinato, innamorato della maglia che indossa e che difende, Marco Matrix Matterazzi. Ne parlo perché, ogni domenica, le tifoserie rivali lo rendono oggetto dei loro insulti che feriscono ancor più sapendo che, gran parte di essi, sono rivolti alla madre di Marco, morta da diversi anni. Ecco perché condivido totalmente ciò che Roberto De Ponti scrive, oggi, su Il Corriere:
Perché nel campionato italiano, dove si interrompono anche i balletti per un gol, esiste un giocatore al di guori delle regole: si chiama Marco Matterazzi, fa il difensore centrale dell ?inter, a voler guardare è pure campione del mondo. Chissà perché, contro di lui è permesso qualsiasi insulto. (...) contro i cori da stadio, Matterazzi, è l'unico indifeso. Anche domenica, all'Olimpico di Torino, Matrix ha dovuto sopportare una curva che l'ha chiamato, poco affettuosamente, figlio di puttanta per buona parte della partita. E anche se Matterazzi fosse brutto, sporco e cattivo, perché l'insulto sistematico che lo accompagna in tutti gli stadi d'Italia deve essere meno grave di un buuu razzista?
Che la forza sia con voi....


Etichette:

venerdì 12 settembre 2008

MALORE ATTIVO

Sono assolutamente convinto che, almeno sino a quando non vi sarà una vera e autentica riforma della giustizia, un cittadino, qualunque cittadino, sia innocente fino al terzo grado di giudizio. Poi laddove il Tribunale dovesse ritenerlo colpevole, questa, per tutti, deve essere la sola e unica verità. Però, di alcune vicende giudiziarie, ho una mia idea. Fra queste vi è la mia (e non solo mia, andatevi a leggere ciò che ne ha scritto Dario Fo o Aldo Cazzullo nel suo bellissimo Il caso Sofri) personale convinzione che Adriano Sofri, Ovidio Bompressi, Giorgio Pietrostefani nulla abbiano a che fare con l'omicidio di Luigi Calabresi vittima, certo, di una infame campagna diffamatoria e violentissima condotta da Lotta Continua. E che, il commissario Calabresi, nessuna responsabilità diretta ebbe nell' omicidio - suicidio dell'anarchico Pino Pinelli il quale - "miracolsamente" (anzi: per via di un malore attivo come sta scritto in una sentenza) - mentre si trovava in una stanza, al quarto piano della Questura di Milano (dove veniva interrogato perché ritenuto uno dei responsabili della strage di Piazza Fontana) circondato da forze dell'ordine, riuscì indisturbato ad aprire una finestra e buttarsi di sotto.
Leggete cosa Adriano Sofri, ieri, ha scritto ne Il Foglio:
Mario Calabresi, sulla Repubblica di ieri, rendeva ampio conto di un incontro fra le vittime del terrorismo venute da ogni parte del mondo a New York per iniziativa del segretario delle Nazioni Unite. Lo stesso Mario Calabresi, in memoria dell’omicidio di suo padre, vi ha portato la voce delle vittime italiane dei cosiddetti anni di piombo, e le proprie riflessioni. Desidero muovere la più ferma obiezione a questa considerazione dell’omicidio di Luigi Calabresi. Lo faccio a doppio titolo. Il primo, titolo tutt’altro che invidiabile, di condannato come mandante di quell’omicidio. Non ho mai ordito né ordinato alcun omicidio, e questa verità non si attenua di un millimetro col passare del tempo, e col mio passare il tempo di tanti anni in galera e da prigioniero; per di più, come mostra una sola occhiata al paesaggio di rovine contemporaneo, in una mera dilapidazione. Il secondo è il pressoché universale silenzio, di volta in volta accorato o angosciato o vile, attorno a una distorsione di cose che in tanti abbiamo pur vissuto, in qualunque angolo di strada ci trovassimo. Io tornerò distesamente, in un libro, se me ne basteranno le forze, sulla vicenda di Pino Pinelli e di Luigi Calabresi, che diventò anche la mia. Ma in questo caso non è della mia persona che si tratta. Il processo – tutte le sue innumerevoli puntate – contro di noi per l’omicidio Calabresi esordì, ormai vent’anni fa, ventilando una responsabilità in solido di Lotta Continua e dei suoi formali (e supposti) organi dirigenti, ma si sbrigò a abbandonare, già in istruttoria, questa strada temeraria, e si ridusse a imputare tre persone di un omicidio di diritto comune, senza muovere alcun addebito di associazione, o di fine di terrore. Un omicidio di privati contro un privato. Questo è rimasto, nonostanti le deliranti speculazioni di certe motivazioni di sentenze sull’intenzione di Lotta Continua di ammazzare un commissario per suscitare sulla scia di quel delitto la rivoluzione proletaria in Italia. Ma, direte, l’espediente giudiziario per circoscrivere l’accusa e ottenere la nostra condanna, non toglie niente alla sostanza civile e morale di quell’evento. Certo: purché non ci si attenti a definirlo come un atto di terrorismo. Mario Calabresi accenna alle difficoltà che le stesse Nazioni Unite incontrano nella definizione di terrorismo – per ragioni faziose, peraltro, assai più che per la complicazione e l’elusività del tema. Considero terrorismo l’impiego oscuro e indiscriminato della violenza al fine di terrorizzare la parte supposta nemica e guadagnare a sé quella di cui ci si pretende paladini. In questo senso in Italia un terrorismo c’è stato, e ha trovato in Lotta Continua, nella manciata d’anni in cui volle esistere, fra molti errori e fraintendimenti e cattive azioni, un’opposizione decisa ed efficace. Parlo dell’avversione ai terroristi, non di quella per gli ex terroristi che anima oggi tanti coraggiosi. Io personalmente ebbi in LC un ruolo che mi costringeva e mi costringe a una responsabilità verso la sua storia intera, anche quando la mia responsabilità personale fu nulla, e così quella penale. Ora, se l’omicidio di Luigi Calabresi fu terrorismo, io, condannato come suo mandante, ero un terrorista. Un’affermazione come questa dovrebbe far vergognare tutti coloro che allora c’erano, in qualunque angolo di strada si trovassero. Mario Calabresi parla sentitamente delle vittime, “donne e uomini che stavano vivendo la loro vita e non erano in guerra con nessuno”. Con Pino Pinelli, con Luigi Calabresi, non fu così. Non c’era una guerra, ma molti di noi erano in guerra con qualcuno. Per la strage di piazza Fontana – di cui tutto si sa, salvo che per i servi sciocchi – furono accusati a torto in modo premeditato e ostinato gli anarchici, quegli stessi che erano stati accusati a torto della serie di attentati che da mesi preparavano il 12 dicembre da cui l’Italia uscì stravolta. Di quella premeditazione e ostinazione fu comunque figlia la morte di Pinelli, innocente di ogni colpa. Luigi Calabresi, fosse o no nella sua stanza – io oggi tendo a credere di no, ci tornerò a suo tempo – fu, non certo l’autore, ma un attore di primo piano di quella ostinata premeditazione. Che fosse in buona fede cambia poco, anche chi non riuscì e non riesce a credere al suicidio di Pinelli era in buona fede. Il tempo che passa, il rimpianto buono e la cattiva viltà hanno trasformato tutto ciò che avvenne in quegli anni in un’inconcepibile e infame demenza, le firme lucide o sventate di centinaia di personalità rispettabili o famose, e a volte sia rispettabili che famose, in un caso di follia collettiva, magari ai loro stessi occhi. Nel 1998, non nel 1971, Norberto Bobbio commentò il fatto che io avessi deplorato presso la signora Gemma Capra contenuti e tono della campagna di Lotta Continua contro Calabresi come un effetto di indebolimento della mia tempra prodotto dal carcere, e difese le ragioni del famigerato appello. L’omicidio di Calabresi – che è responsabilità di chi lo commise, e non di chi firmava appelli contro una sconvolgente vicenda di terrorismo di Stato e di omertà istituzionali – fu l’azione di qualcuno che, disperando della giustizia pubblica e confidando sul sentimento proprio, volle vendicare le vittime di una violenza torbida e cieca. Fu un atto terribile: e nato in un contesto di parole e pensieri violenti ereditati, e ravvivati, che ammettevano, per esaltazione o per rassegnazione, l’omicidio politico, come nel giudizio dell’indomani, quello sì scritto da me. Non vorrei mai averlo scritto, soprattutto non vorrei mai che fosse stato fatto. Ma chi potrebbe non provare lo stesso rimpianto e rimorso? Non rinuncerei, se non per ipocrisia o per indulgenza verso me stesso, a dire che le persone che si spinsero a tradurre nei fatti le parole che con tanti altri pronunciavano (e le nostre furono parole accanite di violenza, benché mai di terrorismo, perché un confine c’era) poterono, allora come in altri frangenti della storia, essere delle migliori. Io non riesco a condividere la frase che un mio amico e compagno di allora ripete come un esorcismo – “non si può essere ex assassini”. Certo che si può. Fu dunque un atto terribile: questo non significa, non certo ai miei occhi e ancora oggi, che i suoi autori fossero persone malvagie, e che non se ne prenda, ciascuno per la propria parte, chi ce l’ha, una corresponsabilità. I suoi autori erano mossi dallo sdegno e dalla commozione per le vittime. Le vittime, infatti, sono state tante, e di tante diverse e opposte ferocie, e la spirale che le travolse – non certo solo di “neri” e “rossi” – sembra aver depositato, a una così enorme distanza, un’idea e soprattutto un sentimento più unilaterale e rancoroso che mai, ad onta delle buone intenzioni e dei monumenti e dei giorni del ricordo. Io cerco di tenere a bada i cattivi sentimenti, provo pena di fronte alle contrapposizioni rinnovate fra i morti nostri e i loro, e tuttavia non riesco a impedirmi, quando leggo della lettura pubblica della Costituzione svolta dalla signora Gemma Capra al cospetto del Capo dello Stato, di chiedermi se qualcuno, un’autorità qualunque, abbia invitato la signora Licia Pinelli a leggere in pubblico la Costituzione. Forse è avvenuto e io non lo so. So che Licia Pinelli dice che non vorrà mai leggere il libro di Mario Calabresi. Questo volevo dire oggi, per obiettare alla posizione espressa da Mario Calabresi nel prezioso incontro alle Nazioni Unite. Mi dispiace: argomenti come questo hanno bisogno di spazio e delicatezza, e sopportano male la risposta del giorno dopo. Ma io, sapete, non sono mai stato un terrorista.
Ha scritto Giuseppe D'Avanzo:
In un sol punto le esistenze di Calabresi, Pinelli e Sofri possono concordare: nel fallimento della giustizia. Luigi Calabresi chiedeva in Tribunale la difesa della sua onorabilità. Non la ebbe. Il giudice che doveva pronunciarsi anticipò le sue convinzioni in privato e il processo si spense nella legittima suspicione. Licia Pinelli chiedeva a un tribunale come il marito fosse morto. Ne ha ricavato soltanto una sentenza che spiega il "malore attivo" dell'anarchico Pinelli. Soluzione degna di una commedia buffa, non di una sentenza, tantomeno della verità. Adriano Sofri è in carcere a Pisa. Ci resterà fino al 2019. È, alla fine di questi tragici trent'anni, il solo destino che, invocando per se stesso ancora giustizia, chiede anche una verità per Luigi Calabresi.
Che la forza sia con voi e.. A s'udëi!!



Etichette:

lunedì 8 settembre 2008

DEL DIRITTO ALLA MORTE


Qual è il limite, invalicabile, che segna il confine tra ciò che è di competenza delle leggi dello Stato e la libertà individuale di ciascuno? Se ciascuno è "padrone"/titolare della propria esistenza non può, forse, essere anche libero di decidere quando questa esistenza non ha più ragione di essere? E se questa volontà è stata espressa "in salute", non può forse chi ne è depositario farla valere anche se il proprio caro non è più in grado di manifestarla?Da 16 anni Eluana Englaro, una bellissima ragazza lombarda, giace in stato comativo. Incapace di parlare, muoversi, nutrirsi. Suo padre da anni ha avviato una civilissima battaglia legale affinché gli venga riconosciuta la possibilità di esaudire la volontà della figlia che, più volte, aveva manifestato la volontà - laddove fosse caduta per l'appunto in uno stato vegetativo - di essere lasciata morire. Mi rendo conto che, a discutere di queste cose, si affrontano temi profondi, che toccano le più intime convinzioni di ciascuno e che affrontano temi etici di grandissimo valore ma anche di altrettante, incommensurabile, difficoltà: cos'è la vita? cos'è il libero arbitrio? dove le libertà individuali finiscono con l'essere inviolabili?
E però, personalmente, sono (e l'ho detto anche in altri post) assolutamente favorevole alla sentenza con cui la Corte d'Appello Civile di Milano ha autorizzato il padre, suo tutore, a far interrompere il trattamento di alimentazione e idratazione forzati che mantenevano in vita Eluana, ridotta in stato vegetativo a causa di un incidente avvenuto il 18 gennaio 1992. E dunque mi lasciano assolutamente perplesso le riflessioni con cui Roberto Formigoni commenta la volontà della Regione Lombardia di disattendere a questa sentenza spiegando che il servizio sanitario nazionale da' compito alla Regione di assistere, curare, tentare di guarire, non esiste l'obbligo alle Regioni di dare la morte interrompendo quella che non e' una prestazione intrusiva, ma e' idratazione e cura delle persone. Sono convinto sul piano personale e sul piano delle leggi, che assistere le persone sia un dovere. E' però, mi chiedo, assistere delle persone anche quando non c'é più speranza non si configura, forse, come accanimento terapeutico? Dunque si sta profilando una battaglia in punta di diritto in un conflitto di attribuzione di competenze e poteri tra autorità politica e autorità giudiziaria. E però rimane il fatto della volontà espressa più e più volte dalla giovane lombarda. E' giusto ignorarla?
Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano, afferma invece che è una vicenda drammatica che va avanti da troppo tempo: ribadisco allora che è legittima la richiesta di padre di porre fine ad una vita che non c’è più.
Che la forza sia con voi e....A s'udëi!!!

Etichette:

venerdì 22 agosto 2008

ANTIQUATO?

Se non ricordo male ho acquistato il mio primo cellulare nel 1996/1997. Si trattava di un Motorolo che pesava (credo) circa 500 grammi e ogniqualvolta effettuavi o ricevevi una chiamata dovevi ricordarti di alzare l'antenna. Difetti tuttosommato trascurabili perché erano gli anni in cui un telefono cellulare era un...telefono! Un paio d'anni fa in occasione dell'acquisto di un nuovo cellulare cercai in una moltitudine di negozi un telefonino che facesse ciò per il quale, teoricamente, era stato progettato. E cioé: il telefono! Fu ricerca vana e allucinante come allucinati erano gli occhi dei commessi cui facevo la richiesta di vedere un telefono la cui unica funzione fosse per l'appunto quella di telefono! In un decennio ne ho cambiati diversi perché a causa della mia proverbiale distrazione spesso facevano fine ingloriosa (uno degli ultimi fu mio fedele compagno durante una...immersione subacquea!). Qualche giorno fa è arrivato un nuovo modello di cellulare. Apro la scatola, estraggo l'apparecchio (sottilissimo, leggero, con uno schermo molto grande ma soprattutto sofisticatissimo) e cerco il manuale di istruzione: non c'è. Al suo posto un Cd-Rom. Già questo mi pare assurdo: ho bisogno di un' apparecchiatura elettronica per cercare di farne funzionare un'altra. Boh! Comunque ligio come uno scolaretto, infilo il compact disc nel computer, aspetto che il manuale venga installato e comincio a scorrerne le 288 pagine (quasi quanto quelle del programma di Prodi). Ebbene: in 288 pagine, non c'é un - paragrafo - uno che ti spieghi cose che normalmente dovrebbero esserci in qualunque manuale di utilizzo di un cellulare e cioé:
1) COME DIAVOLO LO ACCENDO/SPENGO?
2) COME DIAVOLO ESTRAGGO LA BATTERIA?
3) COME DIAVOLO INSERISCO LA SIM?
4) (domanda opzionale, perché a questa la risposta c'é anche se c'è voluto un pò di tempo): DOVE DIAVOLO INSERISCO IL CARICABATTERIA?
Ma soprattutto:
CHI CAVOLO SCRIVE QUESTI MANUALI? Un ingegnere della Nasa?
Mah...
Che la forza sia con voi e.....A s'udëi!!!

Etichette:

lunedì 11 agosto 2008

TRA GUERRA E PACE

Abkhazia, Ossezia del Nord, Ossezia del Sud...nomi che ai più nulla dicono, punti quasi indistinti in un mappamondo, con popolazioni che oscillano dai 750 mila ai 70 mila dell'Ossezia del Sud. E però paesi in cui soffiano venti di guerra e, con essi, morti e distruzione. Scrive, oggi, ne Il Corriere il sempre ottimo Andrea Nicastro:





I georgiani si sono scoperti in prima linea all'improvviso, mentre erano in spiaggia o in un parco nazionale a godersi le vacanze. Dopo una settimana di fuoco c'é ancora qualcuno che rientra a casa con l'ombrellone che spunta dal bagagliaio.





Perché la guerra? Perché questa guerra? Demetrio Volcic, storico corrispondente Rai dal Caucaso, ieri mattina a Radio3 spiegava che la Russia di Putin sta, con queste "incursioni", riacquistando non soltanto la leadership nel Caucaso ma anche il proprio ruolo di superpotenza. In particolare grazie agli enormi proventi derivanti dal petrolio (e non è un caso che nelle zone che sono, oggi, teatro di guerra, passino i più importanti oleodotti del mondo) da un lato sta procedendo a ritmi serrati col programma di ammodernamento del paese e, dall'altro, investendo moltissimo proprio nell'esercito. Poi, però, capita che accendi la televisione per guardare uno scampolo di Olimpiadi e, che ti vedi?: un'atleta georgiana ed una russa (rispettivamente medaglia di bronzo e d'argento nel "tiro con la pistola") scese dal podio si abbracciano dando una testimonianza profondamente suggestiva di cosa significhi davvero il concetto che lo sport unisce i popoli.





"Tra guerra e pace" ho titolato questo post. Già perché per quanto turbati e preoccupati si possa essere per queste notizie, poi capita che - inforcata, come sempre la domenica mattina di buon'ora, la bici - te ne vada a fare un giro verso la laguna e le casse di colmata. E con la tua macchina fotografica riesca a fissare alcuni luoghi, alcuni scorci di paesaggio che distano pochissimi chilometri da casa tua:
















Fra un paio di giorni anche io me ne andrò in vacanza, per qualche giorno. In borsa metterò i tanti libri che ho acquistato ma che ancora non son riuscito a leggere, l'inseparabile "Moleskina" dove buttare giù appunti, schizzi, impressioni di viaggio. Ho scelto un posto, non molto distante da casa (per ragioni istituzionali) ma dove sia possibile, ancora, poter andarsene in giro senza l'incubo di "essere alla moda"...
Che la forza sia con voi!
Ma sì, oggi siam nostalgici e malinconici quanto basta...ve la ricordate o siete troppo giovani?


Etichette:

venerdì 8 agosto 2008

CENSURE


Qualche giorno fa mi è accaduta una cosa che, almeno per me, è parsa davvero curiosa. Ho ricevuto una mail da parte di una persona che ha utilizzato il proprio indirizzo aziendale. Si trattava di una amica che mi chiedeva alcune informazioni. Poiché ci si era visti il giorno prima in occasione della proiezione di Gomorra e mi era parsa preoccupata, nell'ambito della risposta le ho chiesto se fosse davvero così. E per farlo ho usato una parola che, pur non essendo oxfordiana, è ormai entrata nel lessico comune: incazzata. Ebbene: dopo circa un'ora ricevo una cortesissima segnalazione da parte del server di quell'azienda nella quale mi si comunica che la mail non era stata recapitata perché conteneva un termine non consono al vocabolario aziendale. Ho sempre rivendicato quasi con orgoglio la mia ignoranza informatica. Immagino, però, che questa censura sia stata possibile poiché quel server "legge" tutte le mail che arrivano ai dipendenti di quell'azienda. E mi chiedo: davvero Internet è "democratico"? Davvero questo gigantesco "villaggio globale" non si sta sempre più trasformando in una sorta di "grande fratello" dove l'esercizio del controllo è, paradossalmente, sempre più facile?Nel 1938 Orson Wells, straordinario regista cinematografico statunitense, inaugurò La guerra dei mondi, una trasmissione radiofonica che scatenò il panico in buona parte degli USA perché vi si annunciava un attacco da parte dei marziani! Ricordo che di Orson Wells è la regia di Quarto potere, il film con cui concluderemo la rassegna cinematografica mirese (anche ieri sera tutto esaurito con l'ultima - al momento - puntata della saga di Indiana Jones) e che è uno dei più bei film della storia cinematografica mondiale: un indagine psicologica e allegorica degli aspetti più intimi e nascosti della personalità di un uomo. Il protagonista del film, il magnate Charles Foster Kane (interpretato dallo stesso Wells), è un uomo sostanzialmente incapace di amare o meglio capace di amare ma "solo alle sue condizioni".
Ma esistono censure anche davvero sciocche, stupide, ridicole. Chi fra voi si è laureato, sa che uno dei momenti più emozionanti è il disvelamento del papiro: quel grande manifesto ove il laureato appare in posa caricaturale e pieno zeppo di volgarità sui suoi trascorsi e sulla sua vita. Oscenatamente divertente, il papiro è parte integrante della laurea. Ebbene: ad Annone Veneto i vigili urbani censurano il papiro con cui gli amici festeggiano la laurea di Alessandra neo ingegnere dell'ambiente e del territorio. Fino a non molti anni fa, Ingegneria era patrimonio maschile per eccellenza (ed infatti quand'io ero studente patavino di Lettere - ove al contrario i maschietti erano pochini - spesso notavamo infiltrati provenienti da quella facoltà). Divertente l'idea contenuta, dunque, in quel papiro: sostituire alla testa del David di Michelangelo (nella foto) proprio quella di Alessandra! Apriti cielo:i vigili si rivolgono al proprietario del negozio dove era esposto e questi decide di toglierlo! Mah....

Che la forza sia con voi!

Etichette:

giovedì 7 agosto 2008

CLASS ACTION?

La class action è una "causa collettiva" in cui un gruppo, più o meno ampio, di persone si "allea" contro uno stesso soggetto. Ebbene: oggi leggo che anche in Italia potrebbe esserci una gigantesca class action contro i petrolieri. Motivo? Il prezzo del petrolio sta scendendo: nel giro di pochi giorni il suo prezzo è calato del 20%. Ovviamente quello della benzina se è calato lo è stato di pochi, pochissimic entesimi. Insomma: una speculazione bella e buona. Infatti non appena il prezzo del greggio aumenta, immediatamente le compagnie petrolifere ritoccano in aumento i loro listini. Quando accade il contrario, invece.....Spero davvero che si riesca, con questi strumenti, a far cessare queste speculazioni che colpiscono settori vitali della nostra economia (come quello legato ai trasporti) ma anche le tante famiglie che, a costo di grandi sacrifici, in quetsi giorni stan partendo per le vacanze. Anche se, da interista, sapere che l'ingaggio di Mancini (il giocatore...) è, almeno in parte, sostenuto da un petroliere come Massimo Moratti...
Che la forza sia con voi!
Ho avuto occasione, stamani, di ascoltare una bellissima canzone di Ligabue...ve la propongo anche in questo spazio....

Etichette:

mercoledì 6 agosto 2008

SCAPACCIONI

Son molte le cose di cui parlare oggi. Ma comincio con un salto (lungo) indietro nel tempo, quando ero alunno di scuola elementare. Ho avuto, nei primi 3 anni di scuola, insegnanti (ai miei tempi c'era ancora il maestro unico) severi. Ma proprio tanto. E così capitava, ed è capitato, che la maestra mi desse, qualche volta, una sonora sculacciata. Cosa che fa inorridire, immagino, i moderni pedagogisti. La prima volta che sono tornato a casa e ho "confessato" ai miei genitori la sculacciata inflittami, ricordo che mi han detto: a ga fato ben. E pure correvi il rischio che ti raddoppiassero la dose! Leggo che ieri una insegnante di un centro estivo di Padova ha sculacciato un bimbo perché si era chiuso, a chiave, in segreteria. Sollevazione popolare immediata e licenziamento in tronco della maestra. E mi domando: qual è il metodo educativo, se esiste, più giusto per insegnare alle nuove generazioni concetti quali la disciplina, il rispetto? E' possibile vedere bimbi, anche molto piccoli, già - di fatto - viziati? E le famiglie di oggi, divise tra lavoro, casa, pochissimo tempo libero, sono davvero in grado di esercitare un potere educativo nei confronti dei figli?Qui un buon punto di partenza per qualche altra riflessione.





Ho sempre trovato questa foto profondamente suggestiva. Olimpiadi di Città del Messico (1968), John Carlos e Tommie Smith, medaglia d'oro e di bronzo sui 200 metri, salgono sul podio e alzano al cielo il pugno chiuso a denunciare le discriminazioni razziali che, in quegli anni, imperavano negli Stati Uniti. Ebbene: cominciano i giochi olimpici cinesi. La ministra Giorgia Meloni propone che gli atleti italiani boicottino la cerimonia di apertura in segno di protesta contro le sistematiche violazioni dei diritti umani commessi dalla Cina. Analoga decisione è già stata assunta da un'atleta tedesca, Imke Duplitzer. Mi spiace (nel senso che milita dalla porta opposta alla mia), ma a me la proposta della Meloni è parsa davvero convincente. Ma ha ragione Pietro Mennea che oggi su Repubblica spiega: l'errore di fondo "è stato assegnare i Giochi ad un paese di cui si sapeva tutto, quanto a violazione dei diritti umani e civili. Il Comitato Olimpico Internazionale ha privilegiato la logica del business, degli affari".
Già: business, affari. Da ipocriti pensare che il denaro non entri nello sport, men che mai in quella che dovrebbe essere una "vetrina" di dilettanti qual è l'Olimpiade. Allucinante che la logica del denaro voglia comandare sullo sport. Perché questo sta accadendo e, sempre oggi, si legge dell'ennesimo colpo mortale inferto al ciclismo: anche Emanuele Sella (vincitore delle tre tappe montane più impegnative dell'ultimo Giro d'Italia), dopo Riccò, sarebbe risultato positivo al doping! Vederlo scattare lungo pendenze che persino in macchina è dura superare, era uno spettacolo meraviglioso. I muscoli tesi allo spasmo, il sudore che imperla la fronte, il ghigno beffardo di chi ha fame di vittoria: scene di un'epica dello sport troppo bella per essere vera. Ed infatti non lo era.







L'odissea è finita. Marco Confortola è arrivato al campo base e da qui, presto, tornerà in Italia, a Padova per la precisione dove - nel Policlinico Universitario - sarà curato per il grave congelamento ai piedi di cui è rimasto vittima. E dalle sue prime parole, immagino occorrerà ricostruire ex novo la tragedia. Già perché Marco parla di materiale scadente, di errori grossolani (come si fa a piantare un chiodo corto su un seracco?), di corde fisse insufficienti. Ma anche di gesti eroici come quelli compiuti dagli sherpa che gli hanno letteralmente salvato la vita. La montagna non è né traditrice assassina. La montagna è semplicemente...viva. Si muove, respira. Ti accetta o ti respinge a seconda di come tu ti avvicini ad essa. Regole basilari che ciascuno deve sempre tenere a mente, sia che scali un ottomila sia che compia una escursione lungo i tanti sentieri che solcano le nostre Dolomiti: mai andare in montagna da soli, mantenere sempre la concentrazione, indossare calzature adeguate (una volta ho vista una ragazza che pretendeva di salire sull'Antelao in scarpe da tennis!), avvertire sempre il gestore del rifugio o l'albergatore dove si soggiorna di quale meta abbiamo e dell'ora prevista per il rientro, pianificare l'escursione sin nei minimi dettagli. E - soprattutto se avete bimbi piccoli - attenzione, sempre!



Che la forza sia con voi!




P.S.: vi ricordo che domani sera, giovedì, in via Naritti la rassegna di Cinema Estivo propone l'ultimo film della saga di Indiana Jones. Ieri sera, martedì, un tutto esaurito ha salutato la proiezione del film Gomorra: film duro, da pugno allo stomaco ma profondamente vero. Ma c'é chi sostiene che questa (non il film, l'intera rassegna) non è cultura...mah!

Etichette:

venerdì 1 agosto 2008

NO!!!!!!!


Da qualche giorno mi capita una cosa strana e che mi fa riflettere. Quando acquisto Il Corriere della Sera mi danno in omaggio anche La Gazzetta dello Sport. E la considerazione che sorge spontanea è: ma se, di fatto, acquisto un quotidiano a 50 centesimi, qual è l'investimento necessario per sopportare una simile campagna vendita? E con quali ritorni? Ma il titolo del post di oggi non è una ribellione nei confronti di questa politica di marketing. Il fatto è che La Gazzetta (giornale che per'altro credo di non aver mai acquistato nella mia vita) oggi titola:L'ITALIA VOTA INTER. L'immancabile sondaggio (svolto tra allenatori, calciatori, attori e politici) pre-campionato avrebbe visto l'Inter vincere il cosidetto "scudetto d'estate". Certo: fa piacere sapere che i cugini rossoneri sono sotto di 4 punti, che la Juve è distanziata addirittura di 13 punti. Ma l'ansia cresce. Intanto perché quasi mai chi vince questi sondaggi poi vince concretamente il campionato. Ma soprattutto perché mi viene in mente il 14 aprile di quest'anno quando, alle 13, mi telefona, da Roma, un carissimo amico entusiasta perchè un sondaggio interno dava il PD in vantaggio di un punto percentuale sul PDL. Come è, purtroppo, andata a finire lo sappiamo tutti. Per di più Macho Matrix Materazzi è infortunato e in difesa non siamo proprio messi benissimo. Va beh, mi consolerò, stasera, con la finale regionale di Miss Italia dove la ragazza che uscirà vincente dal voto della giuria (il Presidente dovrei essere io..eh lo so: è uno sporco lavoro ma qualcuno lo deve pur fare no?) conquisterà il titolo di Miss Wella 2008 e il diritto di partecipare alle preselezioni finali di Salsomaggiore (se ho ben capito il regolamento). L'anno scorso (dove ero comunque membro della giuria...mi pesa 'sta roba eh? davvero molto!) a Mira vinse Silvia Battisti poi divenuta Miss Italia. Niente male no?Vi aspetto, dunque, in Piazza IX Martiri alle 21,30.
Che la forza sia con voi!


Etichette:

lunedì 28 luglio 2008

CONTRO


Non so se a voi capiti mai. Ma stamani mi sono svegliato, come dire?, sentendomi "contro" e credo che sia un bel modo per superare la depressione post week end purché non ci si senta contro sè stessi. Ma questa è altra cosa. Ed in effetti credo siano molti i motivi per cui oggi ci si possa dire contro.

Innanzitutto contro un partito che, dopo essere scomparso dal Parlamento, ieri approva una mozione in cui si definisce "antagonista organico del PD" e dunque destinato (al pari del PD sia ben chiaro) a rimanersene all'opposizione proprio quando, ogni giorno di più, vi è l'assoluto bisogno di una "coscienza di sinistra" in questo paese che vive di un buonismo a fase alterna e che intanto introduce una norma allucinante: sei un precario che ha denunciato il proprio datore di lavoro perché ti "regolarizzi"? Niente causa, solo un indennizzo. Ma sarà possibile?E ciò che fa più male, almeno a me che comunista non lo son mai stato, è che hanno impallinato Niki Vendola, vale a dire una - secondo me - delle menti più brillanti che oggi abbia la politica italiana.
E poi c'è da essere contro l'Iran. Sì (non ho limiti, vedete?) contro quel paese e il suo presidente, Mahmud Ahmadinejad (nella foto) che non solo ha annunciato di avere 6000 centrifughe per arricchire l'uranio (ve lo ricordate lo Schumi di Marco della Noce, sempre sborone?) ma che ieri ha effettuato l'ennesima impiccagione di massa, uccidendo 29 persone. Guardate quella foto, non vi pare che questo presidente sia...insomma, brutto? Ma proprio brutto (vietati commenti del tipo "senti chi parla" ok?)! Ed io ho sempre diffidato degli uomini di potere brutti (non delle donne perché innanzitutto mai vista una donna brutta e poi perché, purtroppo, non ve ne sono mica molte di donne al potere) perché sono cattivi ed imbecilli! Ecco fatto: che dite? Mi lanceranno la fatwa (così almeno potrò dimostrare di non essere "politicamente un signor nessuno"?)? E se lo faranno le guardie padane mi faranno da scorta?
E ancora: c'è da essere contro un "comico" che insinua sul nostro Presidente della Repubblica perché ha firmato il decreto legge del "lodo Alfano". E questo comico, paladino intelettual - chic delle masse, dovrebbe ben spiegare come diavolo poteva Napolitano rifiutarsi di firmare una legge che è costituzionale e che non prevede nemmeno copertura di spesa. E' vero che nel '68 chiedevano "la fantasia al potere" ma qui non è fantasia, è ignoranza vera e propria!
E c'é da essere contro pure quel ministro che, ospite a casa nostra, sbefeggia il tricolore. Ora: è ben vero che appartiene allo stesso governo guidato da un Presidente che, pochi anni fa, si divertiva - in occasione delle conferenze internazionali - al momento della fotografia ufficiale a far le corna a chi gli stava accanto, ma offendere il tricolore a me fa incacchiare di brutto. Specialmente quando sei ospite di Venezia, una città che ha sempre - nei suoi secoli di storia gloriosa - accolto tutti, indipendentemente da dove venissero o da quale religione professassero.
E però ci sono almeno tre motivi per essere felici.
Il primo: il sottosegretario alla salute, Francesca Martini, riabilita nell'ordine risotto con ossobuco, polenta taragna ai formaggi, cassoeula di verze e maiale. E' vero: un pò pesantina a dir la verità, ma mi pare una gran bella dieta!
Il secondo: ieri mattina, presto (molto presto), i colori della nostra laguna che ho visto nel mio consueto giro in bici (a voi non può fregar di meno, lo so, ma sto aumentando distanze e velocità poiché l'anno prossimo con l'amico Graziano si fa l'intero Cammino di Santiago in bici).
Il terzo: ieri mattina mentre ero ai Moranzani (sono matto, lo so: ma sono sempre affascinato dal vedere in azione le chiuse, rimarrei delle ore a guardarle..mah: ognuno ha la perversione che si merita, no?), sento chiamarmi. Chi ti vedo? Un amico con cui abbiam frequentato gli anni di Liceo e, con essi, anni di scorribande e avventure. Amico grande che commise un peccato veniale iscrivendosi ad Economia dalla quale, ben presto, se ne scappò per venire a Lettere a Padova. Oggi gestisce una darsena e mi ha fatto un piacere enorme constatare che la vita non gli ha tolto quel suo sorriso che usava per nascondere la propria timidezza e che, al pari mio, non ha ancora smesso di fumare. Vent'anni che non ci si vedeva ma appena reincontrati sembrava che ci fossimo visti per l'ultima volta solo il giorno prima!
Che la forza sia con voi!
P.S. Fra pochi giorni ricorderemo quel 20 agosto 1968 quando alla primavera di Praga subentrò il freddo di una occupazione che distrusse sogni, utopie, fantasie e libertà....

Etichette:

mercoledì 9 luglio 2008

ELUANA

La notizia di oggi mi colpisce molto: la Corte di Appello Civile di Milano ha deciso di permettere al padre di Eluana Englaro, che da 16 anni si trova in stato vegetativo permanente, di interrompere il trattamento di idratazione e di alimentazione forzata che la tiene in vita. Mi pare che ci sia molto da riflettere. E al solito occorre farlo dichiarando le proprie "appartenenze" (le mie sono sufficientemente note) ma anche, credo, con la umiltà intellettuale di chi si addentra in una materia che attiene a scelte così importanti, così fondamentali per ciascuno come la vita e la morte. Ma poi ti accorgi (almeno vale per me) che in realtà non ci sono certezze. Almeno io non ne ho. Nessuna. No: nessuna certezza ma solo tante domande, davvero tante. Ed innanzitutto mi chiedo: una ragazza come Eluana, nella condizione fisica in cui si trova, può essere definita viva? Cos'è la vita? Il cuore è un muscolo. Il fatto che batta significa avere la Vita? Per me vita significa capacità di provare emozioni, di esprimere volontà, di poter dire sì o no. Se queste condizioni non ci sono, è corretto - mi chiedo - definire questo stato come vita? E può l'uomo, essere razionalmente finito (cioè dotato di un limite), decidere di dare la morte (perché ciò accadrà ad Eluana) ad un altro essere umano? Può essere la medicina un valido criterio che stabilisca il limite tra vita e non vita e dunque tra vita e morte? In altre parole: laddove la medicina stabilisca che davvero Eluana non potrà mai uscire da questo stato vegetativo, è bastevole questa affermazione per deciderne il destino? E ciò che si praticherà, quando la sentenza sarà eseguita, è davvero eutanasia? O forse, piuttosto, è vero il contrario? E cioè che, stante questo stato vegetativo, qualunque intervento (anche quello che permette al corpo di Eluana di dissetarsi e sfamarsi) si configura come accanimento terapeutico?

Ecco uno dei nuclei centrali dell'articolo in questione:


Per il collegio giudicante che ha emesso il verdetto, la decisione è stata "inevitabile" dopo aver accertato "la straordinaria durata del suo stato vegetativo permanente, l'altrettanto straordinaria tensione del suo carattere verso la libertà e la sua visione della vita". Una concezione della vita - spiega il giudice Lamanna - inconciliabile con la perdita totale e irreversibile delle proprie facoltà psichiche e la sopravvivenza "solo biologica del suo corpo, in uno stato di assoluta soggezione passiva all'altrui volere".


Che la forza sia con voi!



Etichette:

martedì 8 luglio 2008

VIGLIACCHI!

L'hanno uccisa. Certo: se ne attende ancora la conferma ufficiale ma tutto fa pensare che quel corpo, nudo e gettato come si gettano i sacchi della spazzatura, sia della ventitreenne di San Giorgio delle Pertiche, Federica Squarise. Uccisa a 23 anni. Già: uccisa perché l'orco vigliacco ha paura del rifiuto di una ragazza che deve essere libera, sempre e comunque, di dire di sì o di no a quello che, magari, le sembrava anche un ragazzo simpatico. Uccisa perché l'orco vigliacco scambia gli atteggiamenti di una ragazzina che vuol divertirsi come segnali di disponibilità. Uccisa perché l'orco vigliacco con la sua forza bruta è abituato a prendersi tutto ciò che vuole. Ma è possibile? E' possibile che l'unica colpa di questa ragazzina (sì, una ragazzina) sia quella di ritagliarsi una settimana di vacanza in quello che le sembrava una specie di paradiso? E' mai possibile che nei giornali si sia, subito, insinuato il sospetto di notti brave a base di alcol e droga? E anche se fosse? Che diritto abbiamo noi di giudicare quel che ritiene giusto fare una donna di 23 anni? Ma perché? Perché se una ragazza di 23 anni, vestita come tutti siamo vestiti quando andiamo in vacanza, balla sopra il tavolo di una discoteca, per qualcuno diventa subito un agnello sacrificale da sgozzare sull'altare della violenza cieca e bruta?E' mai possibile che ancora oggi si uccida una ragazza di 23 anni, bella come sono belle tutte le ragazze di quell'età, piena di sogni come lo sono tutte le ragazze di quell'età, semplicemente perché voleva divertirsi spensierata? E' mai possibile che ancora oggi, in qualunque parte del mondo, ci sono ancora donne che vengono violentate, offese nella loro dignità, uccise? E quante violenze celano le mura domestiche? Quanti soprusi? E non solo soprusi fisici! Perché il silenzio o la sopraffazione psicologica o il senso di trascuratezza, sono altrettante violenze perpetrate ai danni di molte, moltissime donne. E quale il senso dell'offesa suprema, quel gettare il corpo di Federica in mezzo ad un giardino pubblico, ricoperto solo da qualche manciata di foglie? Ma qual è il mondo in cui, la sera, una donna non è libera di passeggiare per le vie di una grande città? Qual è il mondo in cui una donna, se indossa una minigonna, non è più una donna, ma carne da macello? Qual è il mondo in cui una ragazza di 23 anni non è libera di divertirsi come meglio crede? Qual è quello in cui non è libera di esercitare il suo supremo diritto a scegliere: scegliere come divertirsi, scegliere come esercitare la sua sessualità, scegliere come sentirsi viva?Perché noi maschi questo diritto, spesso, lo neghiamo? Cosa ci fa paura? Mi è piaciuto molto l'editoriale di Adina Agugiaro, pubblica da La Nuova di oggi. Scrive:
E ora, Federica? Ora che tutto si è consumato e sei uscita
per sempre dalla movida dell'esistenza? Chi potrà mai raccontarti, fuori dai
singhiozzi di tua madre e dal pianto degli amici?Chi eri? (...) Federica:
piccola donna saggia, che nei giorni qualunque gettavi le fondamenta
dell'esistenza. Piccola ragazza sognatrice, che in una settimana pazza di
vacanze investivi ogni anno illusioni e fantasticherie. Le ragazze di oggi sono
tutte così. Le ragazze di sempre sono così. Ti ricorderemo con tenerezza,
Federica. (...)
Che la forza sia con voi...

Etichette:

lunedì 7 luglio 2008

SPICCHI

1) Non sono iscritto a molte associazioni. Al momento non ho tessere di partito in tasca. Rivendico con orgoglio la mia militanza al FRONTE DI LIBERAZIONE NANI DA GIARDINO, quegli (almeno per me) orribili nanetti (argh! ieri mattina nel mio consueto giro in bici ne ho trovati anche vicino a Borbiago) presenti nei giardini privati. Nel Fronte milita, certo, chi non riesce proprio a sopportare l'idea di vederli costritti in una innaturale prigionia. Le ragioni della mia militanza sono invece prettamente...estetiche: sono infatti convinto che abbiano in comune lo stesso spacciatore altrimenti non si capirebbe il perché tutti - ma proprio tutti - abbiano quello stupido, insulso sorriso sulle labbra! Ma la tessera per cui vado in assoluto più fiero è quella della Historical Diving Society, una associazione (con sede a Marina di Ravenna dove si trova anche un interessante Museo nazionale delle attività subacquee) nata per promuovere la storia delle attività subacquee. Fra queste, particolare attenzione è prestata all'antesignano dei sommozzatori, il palombaro. E prima o poi lo voglio proprio fare il corso per diventarlo! Periodicamente da HDS ricevo il notiziario: un elegante pamhplet in carta patinata sempre ricchissimo di notizie. Nel numero che mi è arrivato oggi, ad esempio, la storia - incredibile ed affascinante - delle prime attrezzature concepite (su una intuizione di Leonardo da Vinci) per il salvataggio del personale a bordo di sommergibili affondati. Da quelle esperienze, nacque il principio su cui si fonda la camera iperbarica che per noi subacquei può rappresentare l'unica salvezza quando qualcosa va storto. In effetti la subacquea è, ancora oggi (ma per quanto?), una delle poche discipline non ancora di massa. Ed è per questo che la amo così tanto. In essa vi trovo un che di ritualistico che mi colpisce sempre molto: la vestizione con la muta in neoprene; l'allestimento del GAV (il giubbetto ad assetto variabile che - utilizzando l'aria delle bombole - ci permette di scendere in profondità, rimanere neutri sul fondo o risalire in superficie); la prova degli erogatori. E quel gesto, solo apparentemente da James Bond de noealtri ma che in realtà può essere un salvavita quando ad esempio ti trovi "imprigionato" da nasse di reti abbandonate dai pescatori, che è sistemare anche il coltello al polpaccio. E poi quando si entra in acqua e si termina la vestizione indossando le pinne (a meno che non ci si tuffi dalla barca), si regola il computer e si prova la tenuta della maschera. E' in questi momenti che il battito cardiaco accellera e cominci a respirare velocemente: c'é sempre tensione prima dell'immersione. E poi guardare negli occhi il tuo compagno, fargli il segno di ok e col pollice verso invitarlo a cominciare la discesa...A quel punto entri in un mondo dominato da un silenzio interrotto solo dal tuo respiro. Un mondo ovattato dove, raggiunta la profondità desiderata, riesci a rimanere in assetto neutro come se non ci fosse la forza di gravità. Ciò che ti si disvela davanti agli occhi è un mondo meraviglioso, ricchissimo di gorgonie, di margherite (eh già, ne esiste anche una specie subacquea) ed una fauna che, spessissimo, è incredibilmente variopinta. E più scendi in profondità più il blu si scurisce e più il panorama cambia. Ed è emozione forte quella che ti coglie quando guardi il computer da polso che ti segna la profondità raggiunta: i -48 mt, i -50 mt dalla superficie non sono record battuti da machi imperanti; no! è la volontà - comune ad ogni essere umano - di superare, ogni volta, i propri limiti.
2) Davvero molto bella l'intervista di ieri su Repubblica a Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Un'intervista a tutto tondo dove si capisce l'amore profondissimo che lega l'artista alla memoria del fratello, morto un anno fa.
3) Ve la ricordate????
Che la forza sia con voi....


Etichette:

giovedì 3 luglio 2008

LIBERAAAAAA



Ieri sera, durante l'assemblea pubblica sull'inquinamento della falda acquifera a Mira Buse (voglio complimentarmi coi responsabili del comitato per la pacatezza dei toni, l'intelligenza dei ragionamenti e la serietà delle proposte) ho ricevuto una serie di SMS che attendevo da tempo, da troppo tempo. INGRID BETANCOURT è libera! Dopo 6 anni di prigionia questa donna incredibile, straordinaria, forte è stata finalmente sottratta ai guerriglieri delle FARC. Era il 23 febbraio del 2002 quando Ingrid (qui alcune sue notizie biografiche), candidata alla Presidenza della Colombia, veniva rapita. Più di un anno dopo, il 13 maggio 2003, il primo video che permette alla famiglia di sapere che è viva. 6 anni sono passati...Scrisse una volta alla madre (donna coraggiosissima anch'ella così come straordinari sono stati Melanie e Lorenzo, i figli della Betancourt che - per primi - hanno avviato la gigantesca campagna di mobilitazione per chiederne la liberazione):

Qui la vita non è vita. Ogni giorno perdo un pò di me stessa. Non mangio più, i capelli mi cadono a ciocche.


C'è una bellissima canzone di Guccini (che non ho trovato su you tube) dedicata alla prigionia americana di Silvia Baraldini. Quando la ascoltavo, nelle scorse settimane, mi veniva in mente Ingrid, questa donna che per 6 anni è vissuta - sotto la perenne minaccia delle armi - nella foresta colombiana: cosa avrà pensato? quali incubi l'avranno accompagnata nel sonno notturno? come avrà passato il suo tempo? quante lacrime avrà versato da quegli occhi neri pensando alla propria famiglia? E avrà trascorso ogni minuto di questi 6, lunghisismi, anni, aspettando con trepidazione di essere liberata? Domande, tante domande. Che da oggi troveranno, finalmente, risposta.

Ben tornata Ingrid e....che la forza sia con te!

P.S. mio fratello mi ha chiesto di inoltrare una sua mail...c'era un indirizzo internet da cliccare..ve lo propongo a tutti: wwww.insiemeperazzurra.com. L'ho linkato (oramai so anche usare questi termini informatici sebbene non sia detto che ne capisca totalmente il significato) anche nel titolo del post. Chi è Azzurra? E' una bellissima bimba di due anni che, purtroppo, soffre di una malattia genetica rarissima ed il cui decorso, purtroppo, ad oggi è la morte. Ho sempre pensato che Dio ha commesso un errore nel permettere la morte di bambini. Azzurra ha bisogno dell'aiuto di tutti noi che, spesso, pensiamo che i nostri problemi siano sempre immani. E che, invece, troppo spesso dimentichiamo che le vere tragedie sono altre....



Etichette:

mercoledì 2 luglio 2008

DIFFERENZE





Ho vinto un premio. Già. Per questo blog. E ad insignirmi di cotanto riconoscimento è l'amico Fabrizio Melodia. GRAZIEEEEE. E schiattate di invidia tutti voi che un simil premio non lo riceverete mai. Se non ho capito male ora devo premiare, a mia volta, altri siti con la medesima onoreficenza. Ed io ho deciso di premiare il blog di Massimo, quelli di Andrea Causin e di Emanuele Pagin, di Nico Narsi e di Srazz, di Matteo Renzi (il presidente della Provincia di Firenze). Ma soprattutto i blog che parlano di Mira.


Veniamo alla notizia del giorno (almeno per me lo è, e d'altra parte - che volete? - questo è il mio blog...non vi piace? Fatevene uno voi, se ci sono riuscito io...).





Da picenin (piccolino, in dialetto nostrano) tutto era molto più semplice. Almeno ai miei tempi (mi piace 'sta frase....mi fa sentire vecchio e saggio). Il blu significava poter tirare le trecce alle femmine; poter giocare a pallone e tornare a scuola sudato e infangato; star fuori di pomeriggio fino a quando la mamma non ti veniva materialmente a prendere; pigliare un ceffone dalla maestra, tornare a casa e dirlo al papà che ti raddoppiava la dose senza temere il Telefono Azzurro. Ma il blu significava anche Big Jim che gli schiacciavi il bottone sulla schiena e lui ti faceva la mossa di karate ( che figo!). Mentre il rosa era la Barbie che non ho mai capito cosa ci trovasse in Ken , suo fidanzato storico (si son sposati, poi? Qualcuno lo sa?). Ma anche i cartoni animati dei robot (il ROSA invece era Lady Oscar che però mica faceva schifo nemmeno al BLU) e la merenda con il pane e la cioccolata. Ed era anche mangiare, magari piangendo, il minestrone ché proprio non ti andava giù quella roba lì che non era verdura ma neanche brodo (e che adesso, invece, a 2500 mt. di altitudine, dopo aver preso pioggia o neve per ore, ti mangi come fosse caviale), col papà che, magari, riscopriva la sua origine contadina e ti diceva o te magni chea minestra o te salti daea finestra. Blu era spavalderia, tracotanza. Era pensarsi molto più grandi di quel che si era ma poi aver bisogno della mamma o del papà per andare a letto col buio. Blu significava anche la prima indipendenza come quella di andarsene in bicicletta senza le rotelle. Poi accadeva che un giorno ti svegliavi e oplà il blu...non c'era più. E nemmeno la maestra c'era. Al suo posto altre persone che chiamavi professori. E le femmine non eran più femmine ma ragazze. Ma il Big Jim non lo avevi mica buttato via, nooo. Solo che ci giocavi di nascosto ed era figo lo stesso (d'altra parte io ci giocherei anche addesso; vuoi mettere una bella sfida tra Big Jim al posto di noiosissime riunioni politiche?). E capivi che stavi crescendo. Ma non è che 'sta roba ti piacesse poi molto. Dopo venne un tempo in cui illustri, accademici e baronali pedagogisti e psicologi (categorie che non ho mai amato) decisero di eliminare il blu ed il rosa. E allora a scuola si va vestiti secondo i gusti di mamma e papà che spesso (mi sia permesso dirlo anche se non ho figli) dimenticano che la scuola non è una passerella di moda e che i bimbi hanno un solo, sacrosanto dovere: giocare e sporcarsi e ridere felici. Adesso sembra che si possa, finalmente, tornare indietro. Leggo, infatti, che una parlamentare del PdL (e va beh che ci volete fare..anche loro avranno qualche volta una buona idea no?) -