lunedì 8 febbraio 2010

(AUTO)CANDIDATURA

CONFORTOLA, VEGNO MIIII!




Da "Il Corriere della Sera"



Confortola scalerà da solo

«È un campione ma antipatico»



MILANO - È tornato vivo dal K2 nell' agosto del 2008. Salvo per miracolo in quella che è stata una delle più grandi tragedie della montagna con le sue undici vittime. Ora Marco Confortola, 38 anni, alpinista valtellinese, che ha subito l' amputazione di tutte le dita dei piedi a causa dei gravi congelamenti, è pronto a tornare in Nepal a scalare il Lhotse (8.516 metri). «È passato un anno e mezzo, è ora di ripartire, di ricominciare. In troppi hanno pensato che ero finito, ma non è così. E quando rientrerò in Italia ho già in mente un altro libro, il racconto del "dopo K2", quello che ho sofferto, la paura di non farcela. Lo voglio scrivere per incitare chi sta male a non lasciarsi mai andare, a lottare, come ho fatto io». Della spedizione faranno parte lui e lo sherpa Pasang Lama. «Vado da solo - spiega - perché non ho trovato nessun compagno che volesse venire con me». Possibile che l' alpinista italiano più conosciuto dal grande pubblico, il sopravvissuto al K2, sia così antipatico o poco affidabile da non trovare compagnia per il Lhotse? «È solo un discorso matematico, niente di più - si difende, con un tono che si fa un poco aggressivo -. I miei amici hanno altri impegni. Roberto Manni ha la sua attività al rifugio. Gnaro ha già scalato tutto. Mario Merelli e Mario Panzeri hanno già fatto il Lhotse». «E che sia chiaro - sbotta -. Nessuno ha paura di andare con Confortola, sono solo dicerie, se mai hanno paura di restare indietro». Non tutti nel suo mondo, quello alpinistico, la pensano così. A Marco Confortola (il «bombolaro» è il soprannome maligno, per aver succhiato qualche volta ossigeno) qualcuno ha cucito addosso la fama dello scalatore arrogante, incapace di gesti d' umiltà di quello sopravvalutato dai media, che non ha raccontato tutta la verità sulla tragedia del K2, dove la sua versione sull' ora dell' arrivo in vetta e su come si sono svolti i soccorsi è molto diversa dai racconti degli sherpa. Invidie, certo, per un personaggio che con la montagna è diventato famoso e ha «fatto cassa». Ma non solo. C' è chi tira in ballo l' etica, come Simone Moro, (due prime ascensioni invernali di Ottomila), che non risparmia critiche: «Confortola ha calpestato tutti i valori e il buon gusto che fanno parte del bagaglio di un alpinista. La grandezza di un uomo è anche la riconoscenza, il coraggio di ringraziare chi lo ha aiutato a tornare. Se avesse ammesso i suoi errori sul K2, invece di scaricare le colpe su altri, ne avrebbe guadagnato. Invece non ha neppure l' umiltà di ammettere che sarebbe morto senza l' aiuto di Pemba Gyalje Sherpa (uomo dell' anno 2008 per il National Geographic Adventure, ndr). Sono convinto che se si troverà in difficoltà nessuno gli offrirà una tenda o lo andrà a soccorrere». Reinhold Messner la porta sull' ironia: «Ma non sarà solo! Troverà centinaia di persone al campo base che vogliono salire il Lothse dalla via normale. Sarebbe più intelligente se si cimentasse in vie meno battute». L' amico Gnaro Mondinelli (14 Ottomila) è amareggiato: «Io non c' ero sul K2, e credo che certe cose vadano chiarite. Mi dispiacerebbe se Marco raccontasse balle».
Cristina Marrone
Che la forza sia con voi!

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lunedì 1 febbraio 2010

MA CHE DOMENICA!










Ieri cinque sconsiderati (tra cui, ovviamente, il sottoscritto) hanno sfidato quello che, teoricamente, era l'ultimo giorno della merla e hanno raggiunto la forcella del monte Aiarnola, vicino ad Auronzo.






Quasi due ore e mezzo di salita calpestando un soffice (in taluni casi alto sino a 5 mt!) manto nevoso, dove le uniche traccie oltre a quelle delle nostre ciaspe, erano di sparuti cervi che cercavano da mangiare. Arrivati alla forcella (alta circa 2000 mt) abbiamo registrato una temperatura di -16°C ed un fastidiosissimo vento (che dava la sensazione di una temperatura ancora più bassa di quella reale) ci ha consigliato di scattare alcune foto per poi scendere di quota.







Bella, bellissima giornata. Grazie al mio mitico Silvano, a Luciano (uno che con le montagne praticamente ci...parla), a Massimo e a Loredana.






Che la forza sia con voi

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giovedì 8 ottobre 2009

GEMMELLAGGIO?????


Da "Il Corriere della Sera"



Maldive, governo sott'acqua. Per protesta

Seduta del presidente e ministri a 6 metri di profondità per chiedere agli altri Paesi di ridurre le emissioni di CO2

MILANO - Consiglio dei ministri a sei metri di profondità. La singolare iniziativa è stata decisa dal governo delle Maldive ed è in programma il 17 ottobre. Obiettivo: richiamare l’attenzione del mondo sulla minaccia che il riscaldamento globale e il conseguente aumento del livello dei mari rappresenta per l'arcipelago dell'Oceano indiano, che rischia di essere completamente sommerso.

MUTE E BOMBOLE - Il presidente Mohammed Nasheed e i 14 ministri del governo di Malé (alcuni dei quali prenderanno lezioni di immersione) scenderanno dunque in mare e firmeranno un documento che chiede ai governi di tutto il mondo di ridurre le emissioni di CO2. «Questa iniziativa vuole porre con forza l'attenzione sulle conseguenze per il nostro Paese dei cambiamenti climatici e rivolgere un appello al mondo intero perché trovi una soluzione concreta» ha dichiarato Aminath Shauna, sottosegretario dell'ufficio presidenziale. I 14 ministri indosseranno mute, pinne e bombole e si immergeranno fino al punto dove è allestito il tavolo: comunicheranno tra loro gesticolando o scrivendo su lavagnette e la riunione si concluderà con l'approvazione di un appello perché gli altri Paesi riducano l'emissione dei gas serra in vista del vertice di Copenaghen sul clima, dal 7 al 18 dicembre. «Ci appelliamo agli Stati di tutto il mondo, grandi o piccoli, ricchi o poveri, alti o bassi (rispetto al livello del mare), perché si uniscano e riducano le emissioni di carbone e le particelle di carbonio nell'atmosfera» recita il comunicato. Il documento finale sarà protetto da un contenitore impermeabile inchiodato al tavolo.


NAZIONE PIÙ BASSA - Da anni il 42enne presidente Nasheed, eletto nel 2008 dopo trent’anni di dittatura nel primo voto democratico e multipartitico della storia della Repubblica, sta conducendo una battaglia per cambiare il sistema di approvvigionamento energetico mondiale. Le Maldive sono un complesso di 1.192 atolli che si trovano in media a 1,5 metri sopra il livello del mare, numeri che valgono all'arcipelago il poco invidiabile record di nazione più bassa del mondo: il punto più alto è a 2,30 metri, mentre la gran parte degli atolli sono sotto il metro. Si calcola che entro il 2100 il Paese potrebbe scomparire a causa dell'innalzamento del livello del mare e il rischio è così concreto che gli oltre 300mila maldiviani si stanno organizzando per traslocare in un altro Stato. Tra le possibili destinazioni Australia, India o Sri Lanka. Case e terreni verrebbero acquistati con un fondo sovrano ad hoc e mediante un regolare trattato internazionale.

RISCHIO TSUNAMI - «Se il mondo continuerà ad ignorare le conseguenze dei cambiamenti climatici, non ci sarà possibile continuare ad essere una nazione su quest’arcipelago» ha spiegato il ministro dei Trasporti e dell’Ambiente, Mohammed Aslam. D’altronde, 113 delle 1.192 isole che formano l’arcipelago soffrono già gli effetti dell’erosione, tanto che una di queste, Raa, verrà fatta sgomberare per i rischi legati ad eventuali onde anomale: gli effetti dello tsunami del dicembre 2004, seppure attenuati (onde di appena un metro) furono sufficienti a causare 82 morti e 12mila sfollati. Se i nuovi piani edilizi prevedono la costruzione di case con dei rifugi sui tetti, il ricorso ad isole artificiali non viene considerata un’alternativa praticabile all’acquisto di territori all’estero, dato il grave impatto ambientale.
Che la forza sia con voi!

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venerdì 31 luglio 2009

TRASPARENZA


Per tutto il mese di agosto, ed in special modo nei week end, è posibile vivere una esperienza unica: camminare lungo la diga del Vajont accompagnati da guide esperte che spiegano, nei minimi dettagli, ciò che accadde quel 9 ottobre 1963 quando una frana staccatasi dal monte Toc provocò una valanga d'acqua, di rocce e massi che spazzò via la valle di Longarone. Prima di arrivare alla diga, consiglio una sosta nel cimitero monumentale del Vajont (Longarone) che ospita anche un piccolo museo ove sono stati raccolti gli oggetti appartenuti alle vittime di quel disastro. Oggi "Repubblica" pubblica questa notizia:


Le carte salvate del Vajont


digitali e pubbliche nel 2011



Nella tensione dell'Aquila terremotata si riesce a scrivere un nuovo capitolo sulla memoria storica del Vajont. Scampate alla notte del 6 aprile, in cui andò distrutto l'Archivio di Stato che le custodiva, le carte del processo della tragedia del Vajont, che si svolse all'Aquila per legittima suspicione, non solo hanno trovato una sede adeguata nel nuovo Archivio che si inaugura il 30 luglio a Bazzano nella periferia est del capoluogo abruzzese, ma dopo l'estate verranno trasferite in blocco all'Archivio di Stato di Belluno. Sarà proprio lì, in un soggiorno temporaneo ma epocale (perché mai uscite prima), che partirà la monumentale operazione di conversione digitale dei materiali che documentano le fasi salienti del processo, dal 1969 al 1971, che ricostruiscono fatti e responsabilità dell'inondazione della vallata del Vajont avvenuta il 9 ottobre del 1963. Tra poco meno di due anni, quindi, la memoria processuale sarà resa del tutto pubblica. Per l'esattezza, dal 26 marzo del 2011, ventiquattrore dopo la scadenza ufficiale del vincolo di riservatezza previsto secondo la legge italiana per i quarant'anni dalla conclusione del processo. "Il 20 maggio è stato sottoscritto tra il Comune dell'Aquila e quello di Longarone - annuncia Luciano Scala, direttore generale per i Beni archivistici - un nuovo impegno in via del tutto eccezionale a trasferire con l'assenso della presidenza del Tribunale dell'Aquila, le carte dall'Archivio di Stato del capoluogo abruzzese a quello di Belluno. Abbiamo deciso di proseguire proprio a Belluno, in collaborazione coi Comuni di Longarone e Castellavazzo che materialmente sostengono tutta l'operazione, l'importante procedura di digitalizzazione dei documenti, che chiaramente all'Aquila avrebbe incontrato dei ritardi". La documentazione cartacea del processo, circa 240 faldoni sopravvissuti al terribile sisma perché chiusi in sette armadi blindati, insieme agli elaborati progettuali del Vajont, ossia i progetti architettonici fuori misura, sono ora già nella nuova sede dell'Archivio. "Una volta trasferite - dice Scala - le carte saranno inventariate e analizzate da un pool di specialisti formato da archivisti dell'Aquila e di Belluno insieme ai tecnici scientifici del professor Maurizio Reberschack, l'insigne storico della tragedia del Vajont che lavora da Venezia in continuo contatto con le autorità di Longarone. Quindi si procederà alla grande operazione di riproduzione digitale".
Quando si parla di faldoni processuali si intendono, come ci tiene a sottolineare Scala, "tutti i verbali, le testimonianze, le perizie tecniche, le sentenze, le progettazioni dell'impianto, tutte le fasi di costruzione della struttura dal 1925, fino addirittura ai quindici quaderni con gli appunti redatti da Carlo Semenza, l'ingegnere della diga". "L'operazione di riproduzione digitale di tutte le carte prevede un costo di 400mila euro, ma se ci si concentra solo su un nucleo di documenti di interesse primario la spesa si aggira intorno agli 80mila euro", spiega Agostino Attanasio, per anni il direttore dell'Archivio di Stato dell'Aquila. Quella del 2011 è solo una prima tappa, come annuncia Scala: "Tutto si inquadra nel progetto dell'Archivio diffuso del Vajont che avrà vita nel 2013, nell'anniversario dei cinquant'anni dalla tragedia. L'obiettivo è creare un sistema di informazioni pubbliche sulla vicenda, mettendo insieme tutti i documenti custoditi presso gli archivi della Prefettura, del Senato, del Genio Civile, delle società coinvolte come l'Enel e Montedison, delle banche, della Rai e dell'Istituto Luce, fino a quelle dei legali e dei giornalisti che si occuparono del Vajont". In attesa della trasferta, la memoria del Vajont riposa nel nuovo Archivio di Stato abruzzese, ordinata e inscatolata per partire alla volta di Belluno, custodita in quella che diventa, nel caos dell'Aquila - come sottolinea Scala - "la prima struttura culturale realmente funzionante dopo il terremoto, creata a tempo record con lo spirito di salvare tutti i documenti della città, oltre dieci chilometri di carte storiche di inestimabile valore, ma anche di accogliere il pubblico".


Che la forza sia con voi!


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martedì 21 luglio 2009

EL GRIO



Sul suo sito (www.elgrio.net) ha scritto: Spesso finisco la notte all'ospedale e parto , si perchè la mia vita stà correndo , come il Bian-Coniglio , mai fermo . Da domenica la sua vita si è fermata. Per sempre. Là dove l'aria si fa lieve e i polmoni si appesantiscono. Là dove puoi guardare, occhi negli occhi, Dio, l'Assoluto. Cristina Castagna aveva 32 anni, faceva l'infemriera al pronto Soccorso dell'Ospedale di Vicenza, ed era una delle più forti alpiniste del mondo: una che, a 27 anni (la più giovane alpinista italiana di sempre), già sale un 8000 metri. Parlando di sè scriveva: Sono un Acchiappasogni mani troppo fragili e Cuore troppo lento.Sulla Cima di un 8000 cè il Silenzio.Un Silenzio che lascia spazio solo al battito del Cuore, al respiro affannoso, a te stesso.Il Mondo è troppo rumoroso sono una ricercatrice del Silenzio.
Semplicemente El Grio
come l'aveva soprannominata suo padre.
Domenica stava scendendo dal Broad Peak, 8047 metri (12^ cima più alta del mondo). Un banalissimo inconveniente come può capitare a chiunque: inciampi e scivoli. Ma quella scivolata l'ha fatta precipitare in un crepaccio e poi giù, in fondo, per 300 metri, sbattendo su ghiaccio e rocce. Il suo compagno d'avventura, Giampaolo Casarotto, ha raccontato alla famiglia: Quando l'ho raggiunta calandomi lungo un canalone era già morta e a me non sono rimaste che le lacrime.
Guardando tra le sue cose, i famigliari hanno trovato un biglietto che Cristina aveva scritto prima di partire per questa, ultima, spedizione: Se mi dovesse capitare qualcosa, lasciatemi lassù dove la montagna mi ha chiamato a sè".
Ha scritto oggi, ne Il Corriere, Mauro Corona: "Si va sulla vetta di un monte non per pompare i muscoli bensì per alzarci dal pantano, sollevarci un poco, uscire fuori con la testa come talpe a primavera. E da lì respirare, annusare l'aria, guardare in alto più vicini a quell'alto. E poi, proprio come talpe, tornare nelle tenebre".
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lunedì 20 luglio 2009

LUNA




Cosa rende un giornalista "qualunque", un grande giornalista?Il senso della notizia e quello del tempo (il mai abusato "essere al posto giusto nel momento giusto").

Sono passati 40 anni da quel meraviglioso, incredibile viaggio che l'Apollo 11 fece partendo da Cape Canaveral e portando Aldrin, Armstrong e Collins sulla Luna. I festeggiamenti sono già cominciati (mirabile - anche se al solito andato in onda a tardissima ora - lo speciale di Giovanni Minoli, venerdi su Rai2). Pare anche - ci vorranno 10 anni e 100 miliardi di dollari - che sulla Luna torneremo (ma non si doveva amdare su Marte?). A seguire - in diretta tv- negli Stati Uniti la missione di Eagle (così si chiamava il modulo lunare) c'era Walter Cronkite (e - corrispondente RAI - il veronese Ruggero Orlando col suo celebre "Qui Nuova York, vi parla Ruggero Orlando") . Straordinario giornalista che portò la CBS (dove lavorò per tuta la vita) ad essere la "regina" delle reti d'informazione (basti pensare che il termine anchorman fu coniato appositamente per lui dal presidente della CBS), Cronkite ha potuto raccontare la Storia: tutti i più importanti avvenimenti del mondo sono stati illustrati, spiegati da questo giornalista che venne soprannominato "zio Walter" non solo per l'affetto che seppe ricevere dai telespettatori ma anche - e soprattutto - per la sua incredibile somiglianza con Walter Disney. La guerra in Vietnam (dove - dopo l'offensiva del Tet - dichiarò che la guerra era perduta tanto da far dire al presidente Lyndon Johnson: "Se ho perso Walter Cronkite, ho perso l'America moderata", l'assassinio Kennedy (dove in molti hanno ancora impressa nella mente l'immagine di Cronkite che si toglie gli occhiali da vista e - in diretta - con voce rotta dall'emozione dice: "From Dallas, Texas, the flash, apparently official: President Kennedy died at 1 p.m. Central Standard Time — 2:00 Eastern Standard Time, some 38 minutes ago. ", lo scandalo Watergate (che costò la presidenza a Nixon) e, per l'appunto, l'Apollo 11 e lo sbarco sulla Luna. Ebbene: Cronkite ha scelto il 17 luglio - 3 giorni prima del "compleanno" dell'Apollo 11 - per uscire dalla scena della vita.



…and that's the way it is; "e questo è quanto": così zio Walter concludeva il notiziario della CBS.



P.S: : Andrea Barbato (di cui vi consiglio - sempre che lo troviate ancora in catalogo - Come si manipola l'informazione; 1996, Editori Riuniti)) e Tito Stagno a Roma; Ruggero Orlando a New York: eccolo il Dream Team del giornalismo italiano:



Che la forza sia con voi!



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venerdì 6 febbraio 2009

TESORI




Inutile negarselo...quanti fra noi han la passione della subacquea, magari (come è il mio caso) arricchita da una specializzazione in archeologia subacquea, almeno una volta nella vita un pensierino lo hanno fatto: scoprire - durante una immersione - reperti importanti, di straordinario valore. Una fortuna spessissimo toccata a Franck Goddio. 61 anni, francese nato a Casablanca - origini piemontesi da parte di padre, nipote per parte di madre di quell’Eric de Bisschop, esploratore e avventuriero nelle isole del Pacifico, che inventò il moderno catamarano -, Goddio arriva all'archeologia subacquea relativamente tardi, nel 1983, e avendo alle spalle studi di economia e di statistica. In pochi anni però è diventato un vero e proprio cercatore di tesori sottomarini specialmente lungo le coste egiziane. Molti, moltissimi i reperti scovati da lui e dai suoi collaboratori in fondo al mare. Ebbene: dal prossimo 7 febbraio 500 fra questi, saranno visitabili ( fino al 31 maggio) a Torino, nelle scuderie juvarriane nell'unica tappa italiana della mostra Egitto. Tesori sommersi.
Così gli organizzatori:
I reperti archeologici provengono da Alessandria, Heracleion e Canopo, antichissime città della zona del Delta del Nilo che nei primi secoli dell’era cristiana sprofondarono sei metri sotto il livello del Mediterraneo. Con il supporto di una sofisticata tecnologia geofisica, l’equipe guidata da Franck Goddio ha riscoperto i loro resti, miti, opere ed oggetti: dalla sensualità della statua in diorite di una regina, alla semplice quotidianità di alcuni ami da pesca in bronzo; dalle tre colossali statue in granito di oltre cinque metri, alle monete d’oro; dalla stele di Tolomeo con le sue 16 tonnellate di peso, all’anello nuziale in oro che porta incisa una frase del Vangelo. I reperti raccontano 15 secoli di storia dal 700 a.C. all'800 d.C.: un affascinante viaggio in quella parte dell'antico Egitto che fu a contatto con il mondo mediterraneo di Greci, Romani e Bizantini, prima della conquista araba.
L’unica tappa italiana della mostra è arricchita dallo scenografico allestimento di Robert Wilson e dalle musiche e ambientazioni sonore di Laurie Anderson. Il visitatore attraverserà un lungo e buio corridoio che ripropone le suggestioni delle profondità marine, per arrivare nel cuore della mostra iniziando da una stanza totalmente luminosa, la “contemplation space” dedicata ad un solo, prezioso oggetto e al piacere della contemplazione. Seguono ambienti singolarmente allestiti: Sunken Forest (Foresta sommersa), Treasures Honeycomb (Alveare delle Meraviglie), Sphinx Box (Sfingi), Liquid Space (Trasparenze), Waves Power (Onde). La visita culmina, attraverso il lungo corridoio presentato come una scura galleria (Coral Tunnel), nell’ultima spettacolare stanza dedicata all’oggetto di maggiore mistero e sensualità: una statua femminile -dea o regina- che sembra sorgere dalle acque e che, con la perfezione e la bellezza della sua immagine, accompagna il visitatore verso l'uscita.
Insomma una ottima occasione per trascorrere un week end a Torino, città davvero bella e suggestiva dove, fra l'altro, si può assaporare un'ottima cucina. Il che, ovviamente non guasta mai....
Che la forza sia con voi!


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martedì 13 gennaio 2009

QUASI...QUASI...

Dal Corriere della Sera:


Offresi 70 mila euro per 6 mesi per badare a un mini-paradiso
L'ente per il turismo australiano offre il lavoro su una striscia di terra della barriera corallina


LONDRA - I giornali dell'Inghilterra spazzata dal vento e dalla pioggia di gennaio non hanno dubbi: «Ecco il miglior lavoro della terra, per 70mila euro di guadagno in sei mesi». In realtà, quello offerto dall'ente per il turismo australiano non è esattamente un impiego sulla terra, ma su una striscia di sabbia nella Great Barrier Reef, la grande barriera corallina. E definirlo «un lavoro» è per lo meno generoso da parte delle autorità del Queensland: si tratta di stabilirsi sull'isola di Hamilton, in una casa con tre camere da letto tra le palme. Gli obblighi sono: dar da mangiare alle tartarughe (se lo chiedono), osservare le balene che incrociano al largo, ricevere la posta. E tenere un blog con un fotodiario per provare che tutto procede bene: ma solo una volta alla settimana. Il tutto per 150 mila dollari australiani al mese, 70 mila euro circa, che divisi per le 12 ore di lavoro mensili previste dal ritmo non proprio stakhanovista richiesto, fanno circa 6mila euro l'ora per rosolarsi al sole in paradiso.SELEZIONE - Non si tratta di uno scherzo: sul sito www.islandreefjob.com si possono trovare tutti i dettagli, riempire il modulo per l'autocandidatura e caricare un video di non più di 60 secondi con le proprie motivazioni. Il sito precisa che non serve essere un esperto oceanografo, avere attitudini e curriculum particolari, basta dimostrarsi dinamici e di buona volontà. «Ci rendiamo conto di offrire il miglior lavoro al mondo, lo facciamo per promuovere le nostre isole della barriera corallina sul mercato globale», spiega Anthony Hayes, direttore di Tourism Queensland. L'incarico parte a luglio, per sei mesi. La selezione online sceglierà nove finalisti che a maggio saranno portati a visitare la zona della Great Barrier Reef: anche per gli otto che al termine saranno scartati si tratterà di una bella vacanza-lavoro pagata.
Ora: per almeno 3 anni (speriamo) io son bloccato, ma se qualcuno di voi viene assunto...non c'é storia: aspetto un invito ok????
Che la forza sia con voi!




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sabato 25 ottobre 2008

TURISMO

Sarà ufficialmente presentato alla stampa la prossima settimana, ma intanto è già disponibile on line il primo sito turistico della Riviera del Brenta cui abbiamo collaborato come assessorato alle politiche turistiche. Fortemente voluto dagli operatori turistici con il prezioso appoggio di Unindustria, il portale - www. rivieradelbrentaturismo.com - permette una agile navigazione all'interno delle bellezze della Riviera. Non soltanto quelle culturali (e non poteva mancare la "nostra" Villa dei Leoni che è presentata con una scheda propria ed alcune fotografie), ma anche quelle enogastronomiche. E poi tante informazioni, pensate non solo per il turista ma anche per chi in Riviera del Brenta ci abita: cosa fare, cosa vedere, cosa acquistare. Ed una sezione dedicata alle escursioni.
Se poi cliccate sulla pagina dedicata ai credits potrete leggere alcune frasi celebri di intellettuali conosciutissimi che hanno soggiornato nella nostra Terra.
Che la forza sia con voi!

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sabato 23 agosto 2008

ELOGIO DELLA LENTEZZA

Immagino che molti di voi stiano tornando dalle ferie. Ogni volta che la vacanza finisce c'è sempre un misto di nostalgia e di voglia di ricominciare. Nostalgia dei luoghi visitati, dei volti visti, delle mani strette. Ma anche la voglia, spesso, di ricostruirsi, di ricominciare: è un pò come se l'energia che ci ha pervaso in quei giorni la volessimo trasferire nella vita di tutti i giorni. Poi, magari, al primo ingorgo automobilistico torni ad essere stressato come prima della pausa estiva.
A tutti e a me per primo, come augurio di un buon ricominciare, "regalo" questa poesia che non ha certamente raggiunto le vette immortali della letteratura mondiale, che in tantissimi - pure Clemente Mastella - ritengono (cavolata pazzesca!) essere di Pablo Neruda quando invece è stata composta da Martha Medeiros, giornalista e scrittrice brasiliana nata nel 1961 ma che mi piace molto:
Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo quando e’ infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicita’.

Martha Medeiros (giornalista e scrittrice brasiliana)
Che la forza sia con voi e... A s'udëi!!!


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lunedì 4 agosto 2008

TA AN T - AM AG



No, tranquilli. E' vero: quanti (al pari mio) nati sotto il segno dei gemelli sono (almeno a giudicare da quel che ho letto stamane perché poi a dirla tutta io non è che creda molto a queste cose) dotati di un'intelligenza brillante e di uno spirito lieve e sono in continuo movimento. Sono considerati i più curiosi, eclettici, ironici e distratti dello zodiaco. La loro doppia personalità può nel contempo portarli a forme di ipocrisia e ambiguità. Eterni bambini (...), (da: Wikipedia con "autocensura" di alcune parti; perché? perchè ho deciso così) e però non sono impazzito. Avevo pensato di titolare il post odierno viaggi. Poi però stamane leggo su La Repubblica la cronaca della tragedia sul K2 e sono rimasto davvero colpito da questa frase in gaelico pronunciata dall'irlandese Gerard McDonnell, una delle probabili vittime della valanga che ha portato al distacco di un seracco e, con esso, alla perdita di centinaia di metri di corde fisse che aiutavano gli alpinisti a salire sulla cima della montagna più difficile al mondo. In galeico Ta an t - am ag signifca: è arrivato il momento. Per Gerard il "momento" era l'ascensione alla cima. In realtà il "momento" era il compimento del destino. Adesso scatta il florilegio delle spiegazioni, delle giustificazioni. Un puttanaio di puttanate canterebbe Vecchioni. Perché chi decide di salire su quella montagna sa che il K2 chiede un sacrificio enorme: circa il 25% degli alpinisti che ne ha tentato l'ascesa è morto. Eppure si continua a salire (e s'io non fumassi e avessi il tempo di andarmene spesso in montagna, sarei fra quelli che tenterebbero di varcare il collo di bottiglia , di aggrapparmi al seracco e poi di toccare il cielo con un dito). Perché? Per business? Anche. Per la fama? Certo. Ma, io credo, che alla fine si ritorna sempre al destino, al fato, all'essenza di ciascuno: conoscere i propri limiti e avere, sempre e comunque, quella golosità della vita che ti spinge a cercare di superarli ogni giorno. Ma soprattutto quegli stimoli che ti permettono di guardare avanti, di immaginare il futuro, di pensare a nuovi traguardi da superare. E' il senso di una frase che ho trovato nel sito di Marco Confortola (uno degli slpinisti sopravvissuti alla tragedia che è costata probabilmente la vita a 13 persone) e che molto mi è piaciuta: Io resterò giovane fino a quando avrò un futuro da immaginare, da realizzare e da condividere insieme a voi.


Ma questo post avrebbe dovuto titolarsi "viaggi". Anzi: il viaggio. Già, il viaggio 2008 che Paolo Rumiz per La Repubblica (da oggi, e per tutto agosto, su R2, l'inserto culturale del quotidiano fondato da Scalfari, ne potete leggere il reportage) ha compiuto dalla Lapponia fino ad Istanbul. Viaggio incredibile, affascinante. Che fa il paio, per'altro, alla "elegia" del perdersi pubblicata ieri da Il Sole 24ore. Ma anche il viaggio che Piergiorgio Odifreddi ha compiuto (ne potete ascoltare la cronaca su Radio3) lungo il cammino di Santiago di Compostela, di volta in volta, accompagnandosi con altri intellettuali.
E per quanti fra voi si stanno preparando per le meritate vacanze estive, l'augurio è che nel vostro viaggio (qualunque sia) riscopriate la gioia ed il gusto di sentirsi vivi.
Che la forza sia con voi!


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martedì 29 luglio 2008

PARADISI DI CASA NOSTRA




Non sono mai stato in Laguna. Non ho mai avuto l'occasione di visitarla in barca. Almeno fino a stamani quando, dopo aver spostato qualche appuntamento, ho approfittato di un invito di Nazareno De Faveri (consigliere comunale del PD) e ho trascorso la mattinata a bordo della sua imbarcazione. E ho capito. Ho capito non solo perché Hemingway amasse la laguna (e davvero veniva voglia di fermarsi, aprire il taccuni e scrivere impressioni, suggestioni, emozioni) ma anche perché siano moltissime le persone che ne subiscono il fascino silente. Partenza da Fusina alle 8,30. Appena calata in acqua l'imbarcazione abbiamo raggiunto il canale dei petroli e da lì siamo entrati nella gronda lagunare mirese, tra le casse di colmata B e C. Uno spettacolo semplicemente straordinario quello che accoglie il visitatore che si perde tra ghebi , laghi, barene, canali e velme, in un silenzio persino irreale rotto solo dalle grida di gabbiani e cormorani. In alcuni punti occorre grande esperienza per non finire in secca dal momento che, spesso, la profondità massima dell'acqua è di 1 metro, massimo due con punte di soli - 80 centimetri (preziosissimo l'ecoscandaglio) ma da questo punto di vista Nazareno ha una incredibile bravura! Dalle casse di colmata ci siam spostati al porto di San Leonardo (sempre in territorio mirese) dove attraccano le petroliere attraverso alcuni angoli davvero suggestivi :



Dopo circa un'ora di navigazione, quando eravamo poco distanti da Chioggia, è apparsa all'orizzonte una incredibile costruzione :









Immaginate la sorpresa per qualunque navigante nel vedere improvvisamente ergersi, in mezzo alla laguna, una simile abitazione! Da lì, in meno di venti minuti, siamo arrivati alla bocca di porto di Malamocco e dunque direttamente in mare. E da lì ci siamo spinti sino al canale della Giudecca:



Lungo il canale, e passando di fronte ad alcuni fra i più antichi squeri veneziani

siamo ritornati al punto di partenza.
E' stata una mattinata davvero bella in posti ancora "autentici" (sebbene la longa manus dell'uomo cominci, purtroppo, a farsi sentire), in mezzo ad una natura incontaminata e, per molti tratti, "selvaggia". Durante il viaggio di ritorno Nazareno mi ha detto una frase che mi ha colpito molto: abbiamo il Paradiso a due passi da casa nostra e molti non lo sanno. Beh: da oggi io lo so. Grazie Neno di questa straordinaria gita!
Che la forza sia con te!

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mercoledì 25 giugno 2008

ACIAMPAMENT DE BASA ma anche L'ARTE DELLO SPECK



Ieri ho trascorso una giornata intera con Stephen, dinamico, giovane e preparatissimo direttore dell' ecomuseo della Civilità Ladina a San Martino, piccolo paesino in alta val Badia. Al museo ci si arriva con circa tre ore di viaggio, passando per Cortina, salendo al Passo Falzarego (merita una visita il museo all'aperto della Grande Guerra) e poi giù in direzione Val di Funes che i più ricorderanno per essere la patria natale di Reinold Messner. La Ladinia è un'enclave etnolinguistica che si estende tra Veneto e Trentino coprendo almeno 5 valli (le più importanti sono la Badia, l'Ampezzano, la Val Gardena, la Val di Funes) ove vi si parla il ladino, una lingua retoromanza assurta ad insegnamento universitario (il titolo del post è ovvio: campo base in ladino). Il museo (aperto, tutti i giorni, dalla domenica delle Palme a tutto ottobre e dal 26 dicembre fino all'ultima domenica di Quaresima tre pomeriggi la settimana) è ospitato in un castello medievale, restaurato dalla provincia autonoma di Bolzano (20 miliardi l'investimento richiesto), mentre tutto l'apparato amministrativo è ospitato in una modernissima sede a fianco del castello. L'anno scorso ha toccato quota 26,000 visitatori ed è curato da Stephene con 6 collaboratori (alcuni stagionali) all'insegna della massima flessibilità (può accadere, ad esempio, che lo stesso direttore faccia delle pulizie straordinarie o che il personale addetto alla sorveglianza segua pure il bar o la biglietteria). Il museo ospita, come attività corollarie, molte mostre. Giusto ieri si stava concludendo quella dedicata alle coppelle : lastre di pietra dove la mano dell'uomo ha inciso degli incavi di cui né gli archeologi né gli antropologi sanno spiegarsi il motivo (vi sono almeno 3 teorie al riguardo: c'é chi sostiene che fossero strumenti per antichi riti contro l'infertilità della donna; per altri erano lastre tombali e gli incavi erano fori simbolici da cui l'anima poteva uscire; per altri ancora rappresenterebbero le costellazioni) e che sono presenti in parti diverse del mondo.
A pranzo, Stephen mi ha accompagnato al passo delle Erbe, all'albergo - ristorante Utia de Borz che si torva a 2000 mt. d'altitudine. Qui ho conosciuto il titolare, Fabrizio, che mi ha intrattenuto sull'arte dello speck che lui prepara insieme al fratello in un maso poco distante. Fabrizio mi ha spiegato che il "suo" speck è arricchito solo con bacche di ginepro, affumicato per 15 giorni (solo la notte mentre il giorno viene esposto alle correnti d'aria) con paglia di larice e stagionato per 6/7 mesi. Viene conservato in cantina ove, periodicamente, si spande sul pavimento un poco di vino in modo da arricchirne il sapore. Lo speck va tagliato a mano, usando un coltello dalla lama larga e con colpi netti e precisi in modo che la parte grassa rimanga nettamente separata da quella magra: è offesa mortale il tagliarlo con l'affettatrice perché il movimento della lama scalda troppo lo speck e ne "fonde" il grasso. Fabrizio mi ha fatto assaggiare lo speck e la pancetta accompagnati da cetrioli e peperoni in agrodolce ed una salsa di cren davvero corposa. Il primo piatto consisteva in mezzelune di ricotta e spinaci; per secondo uno spezzatino di cervo con polenta. Infine un piatto di formaggi misti. Il tutto con vino trentino, corposo e robusto. Alla fine una grappa di genziana sempre uscita dalle mani amorevole di Fabrizio e della sua famiglia. Il luogo è stupendamente suggestivo: pranzi all'aperto con il Sasso di Putia che puoi toccare quasi con mano e, poco distante, il massiccio delle Odle (in foto). Al solito: andateci soprattutto se avete bambini piccoli. Non ve ne pentirete.
Al ritorno abbiamo completato la visita al museo che ha un fornitissimo bookshop ove ho acquistato una pubblicazione del museo, si tratta di un volume di Pinuccia Di Gesaro, Le streghe dolomitiche; saggio attorno ad uno degli elementi comuni a tutte le civiltà contadine e cardine di buona parte della letteratura popolare (i nostri nonni le chiamavano strie, specialmente nella zona che vira tra Chioggia e Padova).
Che la forza sia con voi.....e...STATE BUONI SE POTETE


Per tutti quelli che...hanno ragione, hanno veramente ragione

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